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Tim Armstrong lancia Oath e annuncia la ‘fusione’ fra AOL e Yahoo! per raggiungere 2 miliardi di consumatori
(Cannes – dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) AOL, Yahoo!, Huffington Post, Tumblr, Engadget, TechCrunch: sono solo i più noti dei quasi 50 brand che rientrano sotto il marchio ‘ombrello’ di Oath, la struttura presentata ufficialmente ieri mattina a Cannes alla stampa internazionale dal management della società guidato dal Ceo Tim Armstrong (secondo da sinistra nella foto).
Il progetto di Oath – che tradotto letteralmente significa ‘giuramento’ – è quello di un impegno a lungo termine nei confronti dei consumatori e dei brand che vogliono raggiungerli, ha spiegato Armstrong: “Il nostro piano è quello di costruire una media company globale focalizzata sul mercato di internet e del mobile in tutti i paesi più importanti. La mission che ci siamo dati è quella di costruire marche che le persone possano amare, di essere un’azienda amata da chiunque abbia talento, all’interno come all’esterno, e di sviluppare piattaforme che chiunque potrà utilizzare. Non saremo mai un ‘walled garden’, e anzi come già facciamo oggi, continueremo a collaborare con decine di migliaia di partner piccoli e grandi – incluse società come Apple, Google e Snapchat”.
“Ciò che conta – ha chiarito Armstrong – è che da qui al 2020 ci siamo posti dei traguardi ambiziosi: raggiungere complessivamente 2 miliardi di consumatori (oggi sono 1,3 miliardi), 10 milioni di makers, ossia creatori di contenuti, e superare i 10 miliardi di dollari di fatturato arrivando anzi più vicini ai 20. Se manterremo un tasso di crescita organica del 15% arriveremo alla parte bassa del traguardo: ciò vuol dire che dovremo accelerare ulteriormente e concentrarci sulle aree a maggior potenziale di crescita come l’Asia-Pacifico e l’America Latina. Oath nasce proprio per facilitare il raggiungimento di questi traguardi, e il suo compito sarà quello di fare da collante nei confronti dei clienti, dei consumatori e dei partner. Tutto questo, però, mantenendo il brand Oath, di per sé, invisibile e trasparente rispetto al nostro portfolio di asset, che manterremo e che anzi arricchiremo”.
Alla domanda diretta sulla competizione con gli altri colossi, Armstrong risponde così: “Non è nostra intenzione scontrarci o competere direttamente con loro: Google ‘possiede’ il mondo del search, Facebook quello del social. A noi interessa invece quello dei brand ed è per loro che vogliamo costruire ambienti totalmente sicuri. E in secondo luogo vogliamo sviluppare una relazione innovativa e soprattutto interattiva con i consumatori”.
I progetti per l’advertising
“Per quanto riguarda l’advertising – ha precisato il Chief Revenue Officer, Global Sales and Customer Operations di Oath, John DeVine (secondo da destra nella foto) –, puntiamo a costruire una relazione con le marche basta sulla trasparenza e sulla fiducia, lavorando insieme a loro su tutti i fronti: contenuti, distribuzione e dati. Anche se AOL e Yahoo! Rimarranno brand separate, ‘sotto il cofano’ stiamo unendo le loro forze dal punto di vista tecnologico, prendendo il meglio da ciascuna e costruendo un unico stack che sarà pronto e presentato al mercato fra qualche mese. Gli inserzionisti avranno a disposizione un toolkit e una piattaforma unica, aperta e trasparente, che li aiuterà nella costruzione e nella gestione dei propri brand lungo tutto il percorso dei consumatori lungo il marketing funnel”.
Tim Mahlman, Head of Programmatic Ad Tech Platforms di Oath (a destra nella foto), è entrato maggiormente nei dettagli della fusione fra le due piattaforme: “Al momento la nostra piattaforma per il programmatic gestisce già qualcosa come 1 trilione di richieste di annunci ogni mese, e questo cambia le regole del gioco. Ciò che faremo nei prossimi 8, 9 mesi, sarà costruire un unico stack tecnologico che sfrutti le sinergie possibili fra le DSP BrightRoll e AOL ONE, oltre ai mobile exchange Flurry e Millennial Media e che avrà un nuovo nome. L’obiettivo non sarà quello di avere più dati, ma dati migliori e più facilmente ‘azionabili’”.
“Sappiamo – ha concluso DeVine –, che i nuovi consumatori per arrivare a 2 miliardi di contatti andranno cercati nel mobile e nel video: in entrambi i casi abbiamo alcune media properties fra le più importanti al mondo, supportate da piattaforme ad hoc. E inoltre stiamo già lavorando per arricchire l’offerta pubblicitaria a disposizione dei brand, proponendo formati innovativi, realtà virtuale, pubblicità olografica e tutto il resto. Il tutto, come ho detto, nel segno della massima fiducia e trasparenza anche in termini di viewability e misurabilità”.

