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Crowdsourcing experience: se l’idea viene dalla rete

Internet ha modificato i paradigmi delle relazioni sociali facendo emergere nuovi modelli partecipativi. In quest’ottica, il crowdsourcing può rappresentare una risorsa importante per la comunicazione 2.0. Il tema è stato al centro di un convegno svoltosi quest’oggi presso l’Università Iulm.
Quando, circa un anno fa, il Master in Tourism Management (MTM) dell’Università Iulm decise che era giunto il momento di realizzare un nuovo logo, anziché rivolgersi a qualche agenzia specializzata, scelse di affidarsi allo sconfinato mondo del web, utilizzando, come metodologia, il crowdsourcing. Il convegno intitolato ‘Crowdsourcing experience - Logiche collaborative nell’Enterprise 2.0’, che si è svolto quest’oggi presso la Iulm di Milano, è partito da questo antefatto, una vera e propria case history.



“Si è trattato - afferma il direttore Manuela De Carlo - di un’esperienza pionieristica e arricchente che ha determinato un modo diverso di riflettere sull’esperienza MTM, di comunicarla all’esterno, di collaborare con un network di attori sempre più allargato, e di far valere il talento. Non a caso, il claim del master è ‘Make Talent Matter’”.

Per questa iniziativa il master ha scelto di affidarsi a BootB, piattaforma creativa che, come spiegato da Pier Ludovico Bancale, fondatore e ceo BootB, funziona come una sorta di market place capace di mettere in comunicazione ‘brand builders’ e ‘cervelli creativi’ su scala internazionale. Si tratta, in particolare, di uno strumento online specializzato nella gestione di gare cui partecipano un numero virtualmente infinito di talenti creativi e che, nelle intenzioni di Bancale, vorrebbe stare al ‘creare’ come Google al ‘search’.

Risultato? Grazie al web, 108 persone da 18 paesi hanno inviato 192 soluzioni creative. Poi, in base a una selezione che ha giudicato la pertinenza e l’originalità degli elaborati, si è arrivati a una shortlist di 17 progetti. Infine il verdetto ha premiato il talento di Salvatore Palange, professionista del marketing fregiato di Mba e appassionato di grafica. Si tratta di una proposta (vedi logo in alto, ndr) che ha rilevato un aspetto fortemente identitario di MTM, stilizzando, attraverso l’acronimo, le vetrate e il porticato Iulm, e valorizzando il dato morfologico e architettonico, non considerato da altri autori. In tal modo, il logo ha fatto dell’edificio Iulm, e di se stesso, un vero e proprio landmark.

Che il crowdsourcing possa rappresentare una risorsa importante per la comunicazione 2.0, è elemento indiscutibile, ma è anche importante non cadere in semplici idealizzazioni del fenomeno. Nel corso del dibattito moderato da Andrea Genovese (7th Floor), Paolo Iabichino (foto 1 in alto a sx), direttore creativo Ogilvy, ha affermato che, secondo lui, il crowdsourcing non può affatto essere considerato come un nuovo modello di business. È piuttosto importante considerarlo come una leva che aziende e agenzie devono imparare a usare correttamente, per sfruttarne gli effetti positivi.

Sulla stessa linea anche Marco Lombardi (Young & Rubicam) (foto 2 a sx): “Il crowdsourcing può aiutare i brand in ciò che le agenzie non riescono più a fare, perché troppo coinvolte nei loro problemi”. In altre parole, è un bene se serve a mantenere ‘affamati’ i creativi, ma diventa un disastro se serve a 'scimmiottare' con scarse competenze ciò che già fanno le agenzie.

Mario Garaffa