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IAB Seminar. L'e-commerce nel Food & Grocery vale 377 mln (2% del mercato) e cresce del 15%. Italia in ritardo rispetto al resto d'Europa. Ma il settore è in fermento
L’acquisto di cibi e bevande sul web rappresenta oggi solo una piccola percentuale della spesa degli italiani, L’online vale oggi solo lo 0.25% del totale dei consumi, con una spesa media annua per abitante che si attesta sui 6 euro, contro i 210 in UK e i 120 in Francia. Ma ci sono importanti segnali di crescita e dinamismo. I driver per dare impulso all'e-commerce nel comparto sono l'incremento dell'offerta online, la messa a punto di nuovi modelli logistici e il miglioramento del consumer journey in rete attraverso l'uso del mobile e degli smartphone. Questo il quadro dipinto dall'intervento di Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - School of Management Politecnico di Milano presso lo IAB Forum che oggi al Mico ha fornito interessanti spunti sul tema 'Food for the digital feed'.
Nell'e-commerce relativo al Food &Grocery l'Italia è ancora il fanalino di coda d'Europa, poichè l’online oggi rappresenta solo lo 0.25% del totale dei consumi, con una spesa media annua per abitante che si attesta sui 6 euro, contro i 210 di quella registrata in UK e i 120 in Francia.
L’acquisto online di cibi e bevande (vino compreso) rappresenta oggi solo il 2% circa della spesa degli italiani, con un valore di circa 377 milioni di euro, in crescita del 15%. Un dato ancora limitato se confrontato, ad esempio con il 4% della Francia, l'8% di UK e soprattutto con i valori di altri comparti come informatica ed elettronica, che, con 2.212 milioni, vale il 13% del mercato, e l’abbigliamento che, con 1.512 milioni di euro, pesa per il 9%. Il 4% della torta deriva poi dall'editoria, che rappresenta il 4% del mercato, pari a 593 mln di euro".
C'è dunque ancora un notevole potenziale inespresso nel settore del Food per il nostro Paese, ma c'è anche grande fermento e i segnali per un possibile sviluppo non mancano.
E' il quadro dipinto oggi da Riccardo Mangiaracina (nella foto), Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - School of Management Politecnico di Milano, allo IAB Forum, tenutosi al MiCo, all'interno di Seeds&Chips, summit relativo all'innovazione nella filiera agroalimentare, e dedicato questa volta al tema 'Food for the digital feed',
Il valore dell’acquistato online in Italia nel 2015 è stato pari a 16,6 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2014, con una crescita del 16%. La penetrazione del mercato eCommerce ha raggiunto il 4% delle vendite retail, un dato tuttavia ancora limitato se paragonato al 18% di UK e al 10% di Francia e Germania. I settori che più contribuiscono alla crescita sono: turismo (+14%), informatica ed elettronica di consumo (+21%), abbigliamento (+19%) ed editoria (+31%).
“Il mercato eCommerce B2c - ha commentato Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano - resta ancora sbilanciato sui servizi che valgono il 60% dell’acquistato online dagli utenti italiani. Lo shopping online di prodotti cresce a un tasso più elevato (+21%) rispetto all’acquisto di servizi (+12%) e così il paniere italiano si sta avvicinando a quello relativo ai principali mercati occidentali. Il peso di Food&Grocery è ancora limitato, ma cresce, a dimostrazione che gli shopper della rete stanno iniziando a comprare online anche categorie merceologiche, come gli alimentari fino a qualche tempo fa quasi assenti dal web".
Quali le ragioni del ritardo dell'ecommerce italiano nel cibo?
Innanzitutto l'offerta limitata, poichè solo in alcune regioni quali soprattutto Lombardia, Piemonte e Toscana si può facilmente comprare online, mentre è più difficile in altre zone della Penisola, dove invece son soprattutto i prodotti tipici ad essere in rete.
E, ha sottolineato Mangiaracina, anche una ridotta presenza online delle insegne italiane della GDO: solo il 12% ha un sito di e-commerce. Diversamente da quanto avviene all'estero, dove fin dagli anni novanta i grandi retailer hanno scommesso sullo shopping online.
Ma in Italia nel comparto si registra un fermento imprenditoriale negli ultimi anni, complice, anche l'ingresso di Amazon in questo business e il dinamismo di alcuni retailer come Eataly, e di realtà come vente-privee che hanno ampliato il catalogo con prodotti alimentari, la nascita di player che consegnano piatti pronti come Deliveroo e di siti per le vendite private di prodotti alimentari. Modelli di business diversi che contribuiscono a generare vitalità allo shopping online di cibo.
"Crediamo che uno dei futuri driver di crescita dell'e-commerce sarà proprio il food & grocery - ha commentato Mangiaracina - settore sul quale si concentrano le spese delle famiglie".
E spostando la prospettiva verso i dati relativi alla vendita online di prodotti italiani (di ogni genere), Mangiaracina ha rivelato dati interessanti: il mercato vale 470 mln, ma il 20% va verso consumatori esteri. Il peso del food & grocery in questo mercato è del 4%.
Infine, è lecito chiedersi quali interventi sono necessari per spingere l'e-commerce nel food in Italia. Le risposte sono molteplici: la messa a punto di nuovi modelli logisstici, l'aumento dell'offerta e il miglioramento del consumer journey online attraverso l'uso del mobile e degli smartphone.
Resta il fatto che la vendita online di prodotti legati al cibo è un'opportunità che i retailer italiani devono ancora sfruttare al meglio, partendo dalla messa a punto di un sito di e-commerce e dalla definizione di una strategia online efficace. Il risultato avrà un impatto positivo sul business perchè allargherà il mercato geografico, offrirà ai clienti più possibilità di fare la spesa online e incrementerà il numero stesso dei clienti, dei quali si potranno meglio conoscere i comportamenti d'acquisto.
EC
L’acquisto online di cibi e bevande (vino compreso) rappresenta oggi solo il 2% circa della spesa degli italiani, con un valore di circa 377 milioni di euro, in crescita del 15%. Un dato ancora limitato se confrontato, ad esempio con il 4% della Francia, l'8% di UK e soprattutto con i valori di altri comparti come informatica ed elettronica, che, con 2.212 milioni, vale il 13% del mercato, e l’abbigliamento che, con 1.512 milioni di euro, pesa per il 9%. Il 4% della torta deriva poi dall'editoria, che rappresenta il 4% del mercato, pari a 593 mln di euro".
C'è dunque ancora un notevole potenziale inespresso nel settore del Food per il nostro Paese, ma c'è anche grande fermento e i segnali per un possibile sviluppo non mancano.
E' il quadro dipinto oggi da Riccardo Mangiaracina (nella foto), Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - School of Management Politecnico di Milano, allo IAB Forum, tenutosi al MiCo, all'interno di Seeds&Chips, summit relativo all'innovazione nella filiera agroalimentare, e dedicato questa volta al tema 'Food for the digital feed',
Il valore dell’acquistato online in Italia nel 2015 è stato pari a 16,6 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2014, con una crescita del 16%. La penetrazione del mercato eCommerce ha raggiunto il 4% delle vendite retail, un dato tuttavia ancora limitato se paragonato al 18% di UK e al 10% di Francia e Germania. I settori che più contribuiscono alla crescita sono: turismo (+14%), informatica ed elettronica di consumo (+21%), abbigliamento (+19%) ed editoria (+31%).
“Il mercato eCommerce B2c - ha commentato Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano - resta ancora sbilanciato sui servizi che valgono il 60% dell’acquistato online dagli utenti italiani. Lo shopping online di prodotti cresce a un tasso più elevato (+21%) rispetto all’acquisto di servizi (+12%) e così il paniere italiano si sta avvicinando a quello relativo ai principali mercati occidentali. Il peso di Food&Grocery è ancora limitato, ma cresce, a dimostrazione che gli shopper della rete stanno iniziando a comprare online anche categorie merceologiche, come gli alimentari fino a qualche tempo fa quasi assenti dal web".
Quali le ragioni del ritardo dell'ecommerce italiano nel cibo?
Innanzitutto l'offerta limitata, poichè solo in alcune regioni quali soprattutto Lombardia, Piemonte e Toscana si può facilmente comprare online, mentre è più difficile in altre zone della Penisola, dove invece son soprattutto i prodotti tipici ad essere in rete.
E, ha sottolineato Mangiaracina, anche una ridotta presenza online delle insegne italiane della GDO: solo il 12% ha un sito di e-commerce. Diversamente da quanto avviene all'estero, dove fin dagli anni novanta i grandi retailer hanno scommesso sullo shopping online.
Ma in Italia nel comparto si registra un fermento imprenditoriale negli ultimi anni, complice, anche l'ingresso di Amazon in questo business e il dinamismo di alcuni retailer come Eataly, e di realtà come vente-privee che hanno ampliato il catalogo con prodotti alimentari, la nascita di player che consegnano piatti pronti come Deliveroo e di siti per le vendite private di prodotti alimentari. Modelli di business diversi che contribuiscono a generare vitalità allo shopping online di cibo.
"Crediamo che uno dei futuri driver di crescita dell'e-commerce sarà proprio il food & grocery - ha commentato Mangiaracina - settore sul quale si concentrano le spese delle famiglie".
E spostando la prospettiva verso i dati relativi alla vendita online di prodotti italiani (di ogni genere), Mangiaracina ha rivelato dati interessanti: il mercato vale 470 mln, ma il 20% va verso consumatori esteri. Il peso del food & grocery in questo mercato è del 4%.
Infine, è lecito chiedersi quali interventi sono necessari per spingere l'e-commerce nel food in Italia. Le risposte sono molteplici: la messa a punto di nuovi modelli logisstici, l'aumento dell'offerta e il miglioramento del consumer journey online attraverso l'uso del mobile e degli smartphone.
Resta il fatto che la vendita online di prodotti legati al cibo è un'opportunità che i retailer italiani devono ancora sfruttare al meglio, partendo dalla messa a punto di un sito di e-commerce e dalla definizione di una strategia online efficace. Il risultato avrà un impatto positivo sul business perchè allargherà il mercato geografico, offrirà ai clienti più possibilità di fare la spesa online e incrementerà il numero stesso dei clienti, dei quali si potranno meglio conoscere i comportamenti d'acquisto.
EC


