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Netcomm/1: nel 2014 e-commerce a quota 13,2 mld (+17%). Il mobile supera il miliardo (+85%)
Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano, i comparti maggiormente in crescita rispetto allo scorso anno sono l’informatica (+32%), l’editoria (+28%), il grocery (+23%), l’abbigliamento (+21%) e il turismo (+11%). In crescita del 21% l’export, composto per il 33% dall’abbigliamento e per il 54% dal turismo, per un valore totale di oltre 2 miliardi di euro.
I dati rilasciati quest'oggi nell'ambito della nona edizione del Netcomm eCommerce Forum confermano il trend positivo d’incremento a doppia cifra che il commercio elettronico sta registrando in Italia dal 2010 (in foto Roberto Liscia, presidente Netcomm - Consorzio del commercio elettronico italiano).Secondo l'indagine dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano, nel 2014 il commercio elettronico registrerà, infatti, nel nostro Paese, una crescita del 17%, che porterà il mercato a un valore totale di 13,2 miliardi di euro.
Il mobile commerce si conferma tra i principali fattori trainanti del comparto in Italia: gli acquisti tramite smartphone, infatti, dopo essere cresciuti del 289% nel 2013, registreranno un ulteriore incremento dell’85% nel 2014, passando così in due anni da un valore di 164 milioni a circa 1,2 miliardi di euro.
Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. Come fatto notare da Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano, la penetrazione del commercio elettronico sul totale del mercato retail, in Italia, per quanto in crescita (siamo passati dal 3 al 3,6% nell’ultimo anno), rimane ancora limitata rispetto a quella di altri Paesi con una più lunga tradizione di e-commerce.
In Francia, per intenderci, il tasso di penetrazione del commercio elettronico si attesta sul 6,1%, in Germania tocca l’8,5%, negli Usa raggiunge l’11% e in Uk addirittura il 15%. Tuttavia, come fatto notare da Perego, occorre precisare che nei Paesi in cui l’e-commerce ha raggiunto una maggiore maturità, la crescita del comparto è compresa tra il 10% (Usa, Germania, Francia) e l’11% (UK), mentre in Italia, come detto precedentemente, raggiunge il 17%.
Quanto al mobile commerce, per dare un’idea della forte crescita del fenomeno, Perego precisa che se al dato delle vendite mediante smartphone (nel 2014, come anticipato, si sfonderà il tetto del miliardo di euro) si aggiungono anche quelle realizzate tramite tablet, si arriva a superare complessivamente il valore di 2,5 miliardi di euro.“Attraverso questi device - aggiunge il responsabile dell’Osservatorio - passa il 19% del mercato e-commerce. Parallelamente, le strategie multicanale, che prevedono l’utilizzo congiunto e integrato di canale fisico e canale online, anche attraverso smartphone e tablet, hanno portato molti benefici: maggiore efficacia nel trasferimento delle informazioni grazie all’info-commerce, incremento nell’efficienza dei processi di punto vendita mediante il servizio ‘Prenota online e ritira in negozio’, e miglioramento del servizio al cliente, con l’acquisto online e l’assistenza instore”.
Quanto ai comparti, tutte le principali aree dell’e-commerce beneficiano di una crescita generale. Tra i ‘prodotti’, l’informatica fa registrare l’incremento più elevato (+32%), seguita a ruota dall’editoria che balza in avanti del 28%. Il grocery conferma un trend rilevante di crescita e, dopo il +11% nel 2013, fa segnare nel 2014 un +23%. L’abbigliamento si conferma come uno dei settori più costanti con un +21%.
Le vendite di ‘servizi’ continuano a crescere, ma sotto la media del mercato: +11% per il turismo e +2% per le assicurazioni, grazie agli operatori del trasporto aereo, nel primo caso, e alle prestazioni positive soprattutto delle compagnie dirette, nel secondo. “I servizi pesano comunque per il 62% delle vendite - aggiunge Riccardo Mangiaracina, responsabile Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano -. “Il turismo ha una quota di mercato nell’e-commerce pari al 41%, leassicurazioni arrivano al 8%; i prodotti, invece conquistano il 38% delle vendite: l’abbigliamento ottiene una quota pari al 14%, informatica ed elettronica raggiungono il 12%, l’editoria il 3%, il grocery l’1%; altri comparti, incluso il C2c, il 21%. La situazione italiana si conferma quindi peculiare rispetto a quella dei principali mercati stranieri, dove il peso dei prodotti prevale su quello dei servizi, con valori compresi tra il 65 e l’80%, anche se progressivamente il peso dei prodotti sta aumentando”.
Turismo e abbigliamento si confermano inoltre i due comparti con cui l’e-commerce italiano si afferma nel mondo: rappresentano rispettivamente il 54% e il 33% dell’export, che cresce del 21% nel 2014 e arriva a toccare una quota prossima ai 2,5 miliardi di euro.
“La stabile crescita a doppia cifra dell’e-commerce - afferma Liscia - mostra come le aziende italiane stiano adottando sempre più una strategia multicanale, vero fattore chiave che può consentire all’e-commerce B2c di raggiungere in Italia valori comparabili a quelli dei mercati esteri”.
Il ritardo però rimane, e l’Italia è ultima in quasi tutte le classifiche sui fattori che condizionano lo sviluppo del commercio elettronico. “Le imprese che vendono online - precisa il presidente Netcomm - sono solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto. I servizi digitali della pubblica amministrazione sono pochi, frammentati e di difficile accesso e soprattutto una fetta ancora consistente di italiani ha ancora paura a effettuare acquisti online”.
È evidente che, in questo quadro, la dimensione delle imprese diventa un fattore abilitante. “Nel nostro Paese - conclude Liscia - nonostante le prime 200 imprese web abbiano una quota di mercato superiore al 70%, sono poche le imprese italiane che competono sul mercato internazionale online. Stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale del made in Italy, che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati. Si prevede che nel 2018 le vendite cross-country, nel mondo, raggiungeranno i 307 miliardi di dollari, coinvolgendo oltre 130 milioni di acquirenti, ossia e- shopper evoluti di cui le nostre imprese dovranno saper intercettare bisogni e richieste”. Meglio farsi trovare preparati.
Mario Garaffa

