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Puntare su strategia e dati per orientare la comunicazione

L’aumentata disponibilità di dati ha incrementato la complessità del processo comunicativo, ma senza una strategia accurata, che sappia trasformare i ‘big data’ in ‘smart data’, non si ottengono i risultati sperati. Del tema si è discusso alla Social Media Week in svolgimento a Milano.
Separare gli aspetti quantitativi, ossia i ‘big data’, da quelli qualitativi, ossia gli ‘smart data’, per rendere ‘parlanti’ le informazioni raccolte e realizzare gli opportuni aggiustamenti in tempo reale. Del tema si è parlato questo pomeriggio nell’ambito della Social Media Week in svolgimento dal 6 al 10 giugno a Milano.
 
Come messo in evidenza da Matteo Flora (apri la gallery, seconda foto), fondatore The Fool, che le marche lo vogliano o meno, comunque gli utenti parlano di loro in Rete e tendenzialmente in modo critico, visto che, in media, il 70% delle persone parla ‘contro’ i brand, e solo il 30% si spende ‘a favore’ delle marche, raccontando di aver vissute delle esperienze positive collegate a esse.
 
E qui entrano in gioco le tecnologie, per influire positivamente sul 'proprio pubblico'. Attraverso un uso intelligente dei dati, afferma Flora, "è possibile avere accesso ai pensieri delle persone" e impostare una ‘data driven strategy’ corretta, ossia una strategia che pone al centro i dati giusti e al momento giusto. “Il problema, infatti, - aggiunge Flora - è che spesso i dati vengono usati troppo tardi, ossia a posteriori per capire cosa è successo", mentre invece vanno interpretati in tempo reale, per riuscire ad apportare le giuste modifiche e correzioni.
 
In particolare, come aggiunto da Carlo Frinolli (apri la gallery, terza foto), ceo e founder Nois3, un uso intelligente dei dati è fondamentale, soprattutto, per individuare i contenuti che più interessano al pubblico cui ci si intende rivolgere, per riuscire, di conseguenza, a costruire dei piani editoriali ad hoc e coinvolgere gli utenti in modo duraturo nel tempo.
 
Questi i passaggi fondamentali da seguire per trasformare i ‘big data’ in ‘smart data’:
- Conversation audit: sentiment, temi rilevanti e parole ricorrenti.
- User behaviour/usage trends: abitudini e pattern d’uso rilevanti.
- Audience segmentation: utenti affini per criteri demografici, culturali, sociali e psicologici.
- Costruzione di un dataset efficace, costruito per keywords e topics.
- Individuazione degli insight, che aiutino prima a impostare la comunicazione e poi, nel corso di una campagna, a realizzare interventi in tempo reale, apportando i necessari aggiustamenti.
- Realizzazione di interviste per capire davvero le persone, ascoltando le loro esperienze, sia positive sia negative, legate a un certo tema.

Mario Garaffa