Digital
Social network, molto più di un business
Facebook è un fenomeno globale che
coinvolge più di 200 milioni di persone nel mondo. A guidare la
classifica mondiale sono, come è prevedibile, gli Stati Uniti con quasi
61 milioni di utenti. L'Italia, con i suoi 9,3
milioni, si colloca al quinto posto, dopo Regno Unito (17,8
milioni), Canada (11,4) e Francia (9,5). A fornire i dati è Vincenzo Cosenza
(foto 1 a sx), digital pr e fondatore
dell'Osservatorio Italiano su Facebook e i Social Network, nel contesto del convegno sui social network organizzato da
The Ruling Companies
, associazione non profit fondata nel 1998 con
l'obiettivo di promuovere la cultura d'impresa.
Approfondendo il discorso sullo scenario italiano, Cosenza specifica che i 9,3 milioni di utenti di Facebook corrispondono al 42% delle persone connesse al web. In particolare, segmentando per genere, il 43% delle donne e il 41% degli uomini che usano internet sono iscritti a Facebook. Dall'analisi per fasce d'età emerge che il 60% degli italiani tra i 19 e i 24 anni sono iscritti al social network e che gli ultra 36enni superano, inaspettatamente, i 25-29enni. E, a dimostrazione di come il fenomeno abbia attecchito nella società italiana, sono in crescita sia la fascia d'età dei 46-55enni sia, soprattutto, quella degli ultra 56enni. Per dovere di cronaca, occorre specificare che se Facebook è, di gran lunga, il principale social network in Italia, alle sue spalle ci sono MySpace, Badoo e Netlog .
Il convegno, svoltosi ieri sera a Milano e moderato da
Manuela Doglio (foto 2 a sx), fondatore
The Ruling Companies e membro del consiglio direttivo, è stato l'occasione per
discutere del mondo dei social network come opportunità per il marketing e la
comunicazione. L'elemento centrale, come sottolineato da Lele Dainesi
(foto 3 in basso a sx), giornalista,
blogger ed executive communication del ceo Cisco Italia , è che
Facebook non può essere inteso come un mero strumento di business, o un muro da
tappezzare con banner, ma piuttosto come un'occasione relazionale per costruire e
mantenere rapporti con i propri pubblici di riferimento. I social network sono
ambienti orizzontali basati sulla logica della matrice, e ragionare solo con
l'ottica gerarchica del profitto può essere fuorviante. Ma perchè, allora, usare
Facebook per fare comunicazione? A rispondere è Vincenzo Cosenza, il quale
individua cinque motivazioni principali: uno, 'awareness', per
aumentare la conoscenza di un brand; due, 'promozione', per
aggiornare su prodotti ed eventi; tre, 'creare relazioni', per
coinvolgere i pubblici di riferimento in una conversazione duratura; quattro,
'ottenere input', per ricevere feedback dai fan e capire di
cosa hanno bisogno; cinque, 'brand evangelism ', per
incoraggiare i fan a coinvolgere i propri amici. E quest'ultimo è forse
l'aspetto più interessante perchè, come dice Dainesi, "il sogno di ogni
direttore marketing è che l'utente diventi testimonial del brand", giungendo a
fare publicità al marchio in modo spontaneo e, quindi, sincero.
Si può dire che Facebook abbia sostanzialmente
due anime, una relativa al marketing e l'altra alle relazioni pubbliche. La
prima ha a che vedere con formule innovative di advertising, a cominciare dai
'virtual gift', cioè immagini che rappresentano oggetti che possono essere acquistati e
inviati a destinatari, dunque regali che diventano una vera e propria moneta virtuale
da spendere per esprimere apprezzamento (ad esempio una torta o una bottiglia di
spumante). La seconda rimanda all'universo delle rp e, in particolare, alla gestione
di profili pubblici da parte di aziende e
organizzazioni.
A tal riguardo, Cosenza fornisce una serie di utili consigli: ascoltare la voce dei sostenitori; fare domande per capire cosa vogliono e cosa pensano; rispondere sinceramente alle richieste; produrre contenuti, compresi video e foto relativi alla società e ai servizi offerti; fornire occasioni per coinvolgere gli utenti; incuriosire in riferimento alle attività su cui si sta lavorando. E ancora: non usare il profilo solo per ripubblicare notizie già uscite tramite altri canali; non parlare solo dei propri prodotti e allargare il discorso, almeno, al settore di riferimento; pensare di rivolgersi a una community e non a un target; rispondere ai commenti; mettere in evidenza le persone che stanno dietro al brand; e, infine, stimolare la discussione tramite sondaggi, domande e consigli.
Mario Garaffa

