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Thinkers, la ricchezza di Think Cattleya

La casa di produzione offre un servizio di qualità grazie a un’ampia conoscenza dello scenario globale, che permette di anticipare i desiderata del mercato. La sua forza è la squadra, i 'Thinkers', portatori di un’intelligenza collettiva che favorisce una costante moltiplicazione delle idee e della sperimentazione. Come nel caso della realtà virtuale. Pubblichiamo l’articolo uscito sullo Speciale Digital Revolution 2016 della rivista NC - il giornale della Nuova Comunicazione.
Qualità. È questa la parola che meglio descrive il metodo di lavoro di Think Cattleya, che fa della ricerca, della professionalità, della flessibilità e dell’attenzione ai costi le armi vincenti di ogni suo progetto. “Siamo grati - spiega Monica Riccioni (in foto), amministratore delegato Think Cattleya - della fiducia accordataci da parte delle agenzie e dei clienti, che ci hanno permesso, nonostante la nostra giovane età societaria, di posizionarci tra le prime tre case di produzione pubblicitaria in solo tre anni, di aver avuto un raddoppio del fatturato nel 2014 e di aver confermato questo dato anche per il 2015”.
 
Questi risultati, aggiunge Riccioni, sono stati possibili grazie a un valore fondamentale: “La ricerca a favore della qualità come condizione per un’anticipazione dei desiderata del mercato. Il team Think Cattleya, i Thinkers, sono questa ricerca. Abbiamo fondato le basi della nostra casa di produzione sull’intelligenza collettiva come fonte di influenza, affinando nel tempo la nostra esperienza grazie a una moltiplicazione di idee. Crediamo in una ‘tempesta collaborativa’ che apre nuove prospettive. Ora questa ricchezza imprescindibile, che ci permette di espandere gli orizzonti societari, fa parte del nostro Dna”.
 
All’interno di questo sviluppo, si colloca per esempio l’investimento realizzato per Think9, unit produttiva ad hoc dedicata al digital, nata da un accordo con Unit9, che fornisce alla casa di produzione un importante valore aggiunto. A conferma della tendenza a mettersi continuamente in discussione, cimentandosi in sfide sempre nuove, Think Cattleya ha investito particolarmente sulla nuova frontiera della realtà virtuale, da intendersi come un vero e proprio mezzo di comunicazione.
 
“In generale - spiega Riccioni - è estremamente difficile parlare di virtual reality, perché si tratta di un medium strettamente legato all’emozione, che permette di racchiudere in una sfera il mondo che si vive, ed è questo che, secondo il mio parere, lo posiziona come una fonte che non può essere messa in discussione. Ci sono cose che abbiamo bisogno di fruire senza che nulla ci separi dall’insieme, ‘vivere’ quella realtà, in questo modo, non solo ci permette di emozionarci, ma ci consente anche di ‘toccare’ un differente e più profondo livello di comprensione. E ciò che appassiona di più dell’esperienza della realtà virtuale è proprio questa immersione empatica, ossia l’accesso a una conoscenza diretta, che modifica la comprensione e amplia i punti di vista. Ma con la virtual reality non si parla solo di ‘gioco immersivo’, bensì della concreta possibilità di ampliare gli orizzonti, aprire le menti, perché la sensorialità ci connette”.
 
Da queste premesse, emergono con evidenza le opportunità che la realtà virtuale può garantire anche in termini di brand communication. “La potenzialità non è nella finalità, ma nella sua forza come vero e proprio mezzo di comunicazione - precisa Riccioni -. Sono convinta che la realtà virtuale sia destinata a un grande sviluppo. Si tratta di un medium che permette un cammino appassionante, che cattura e stabilisce un’interazione. Dal mio punto di vista, la più grande forza consiste nell’impatto che la realtà virtuale può avere soprattutto in termini di storytelling. Raccontare storie implica sperimentazione, e la virtual reality permette qualcosa di unico: il fatto di ‘entrare davvero’ nella storia”.
 
DA TIM BERNERS-LEE A GOMORRA, LA REALTÀ VIRTUALE SECONDO THINK CATTLEYA
 
Per comprendere ancora meglio l’approccio della casa di produzione nei confronti della virtual reality, è utile soffermarsi sulle ultime due operazioni firmate da Think9, ossia l’intervista di Fabio Fazio a Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, concepita all’interno della nuova campagna TIM ed il viaggio ‘immersivo’ nel set della seconda stagione della serie Gomorra, per Intesa Sanpaolo.
 
Nel caso di Berners-Lee (testimonial della campagna insieme allo stesso Fazio e a Pif), Think Cattleya ha ritenuto importante non lasciarsi sfuggire l’occasione di produrre un’intervista con una delle persone più importanti degli ultimi decenni, un uomo che, attraverso le sue intuizioni geniali, ha contribuito a cambiare il mondo in cui viviamo, e come lo viviamo.
 
L’intervista è stata filmata con la tecnologia della virtual reality, proprio per renderla ancora più coinvolgentee per guidare al meglio lo spettatore attraverso il pensiero del padre del World Wide Web. Il tutto facendo leva anche sull’aggiunta di elementi grafici, che accompagnano i concetti enunciati, in un vero e proprio viaggio multidimensionale.
 
Quanto a Gomorra, tutto ha avuto origine dalla volontà di Sky, poi sposata anche da Intesa Sanpaolo, di investire sulla realtà virtuale, affidandosi all’expertise di Think9. In occasione di Expo Milano 2015 si è scelto di offrire la possibilità, a tutti i visitatori del padiglione della banca, di entrare ‘letteralmente’ sul set di Gomorra 2, durante le riprese della serie, modificando la realtà spazio-temporale così come la conosciamo. Attraverso dei gear appositamente predisposti, le persone hanno vissuto l’esperienza visiva di un maxi-schermo cinematografico a 360 gradi, in grado di trasportarle letteralmente al centro della scena. Una vera e propria esperienza immersiva, grazie alla quale, ruotando semplicemente la testa, diventava possibile guardarsi intorno e trovarsi fianco a fianco con gli attori e i membri della troupe.

Mario Garaffa