Live Communication
BEA EDUCATIONAL. Presentato il secondo Osservatorio Gare
Buona chiarezza delle
informazioni e numero contenuto di agenzie in gara, ma anche rimborsi
inesistenti, mix di realtà interpellate e timing
ristretto di presentazione dei lavori: luci e ombre emergono da
'Gare, vizi e virtù - 2° Osservatorio e20 sul mercato
italiano' a cura di ADC Group. Il campione è
costituito da 32 agenzie italiane, di cui 15
membri della Consulta degli Eventi di AssoComunicazione. Il periodo di
riferimento è: secondo semestre 2008 + primo quadrimestre 2009. Laddove sono
state riscontrate grosse differenze, è stato fatto un raffronto con il
1° Osservatorio, il cui periodo di riferimento era il primo semestre
2008. La ricerca è stata presentata da Salvatore Sagone
(nella foto), presidente ADC Group e direttore editoriale, durante il
Bea Educational, la
giornata dedicata alla formazione e al networking organizzata a Roma giovedì 9
luglio dal Gruppo. (In allegato l'intero documento in formato pdf).
Ricorso alla gara, un trend costante fra 2008 e
2009
Il primo dato su cui poniamo l'attenzione riguarda il
ricorso alle gare da parte delle aziende nel primo quadrimestre del 2009
rispetto allo stesso periodo del 2008. Dalle risposte emerge una sostanziale
equivalenza dei dati. Il 56% degli intervistati, infatti,
dichiara che esso è rimasto costante. Il 34% risponde che esso
è aumentato e solo per il 10% il ricorso è diminuito (Tav. 1,
v. sotto).

I numeri della partecipazione: da tre a cinque agenzie in gara per
l'87% del campione
Sono in media 18 le gare a cui le agenzie
coinvolte nell'Osservatorio hanno partecipato nei dieci mesi presi in esame. Per
la maggioranza delle agenzie (62%), però, il numero di gare è
compreso fra 1 e 20. Vi è infatti un 31% che ne ha fatte meno
di 10, e un altro 31% fra 10 e 20. La percentuale diminuisce
man mano che aumenta il numero di gare: il 22% ha partecipato a
un numero fra 20 e 40, il 10% fra 40 e 50 e addirittura un
3% a più di 100 (Tav. 2).
Interessante, poi, il dato
relativo al numero di agenzie che hanno preso parte a ciascuna gara:
quattro/cinque per il 50%, tre per il 37% e
più di cinque per il 13% (Tav. 3).
Chiarezza delle informazioni, buona per brief e
budget
Un fronte sensibile è quello che riguarda la
chiarezza delle informazioni date dal committente della gara
alle agenzie interpellate: dal numero e identità delle strutture coinvolte
all'entità del budget, fino ad arrivare alla chiarezza del brief.
Circa il
numero delle agenzie concorrenti, gli intervistati sono più o
meno spaccati in due: il 50% risponde infatti che questo dato è
stato fornito a volte, a cui si aggiunge un 9% che risponde
sempre o quasi sempre. Dall'altra parte, vi è invece un 41% per
cui il numero dei concorrenti è stato reso noto mai o raramente (Tav. 4). È
proprio su questa ultima risposta che si notano grosse divergenze rispetto al 1°
Osservatorio: nel primo semestre 2008, infatti, solo il 16% del
campione aveva risposto mai, mentre la maggioranza aveva risposto a volte
(61%). L'opzione 'spesso', invece, aveva raccolto il
17% delle preferenze, e nessuna in questo 2°
Osservatorio.
Passiamo ora alla comunicazione del nome dei
concorrenti in gara. Per il 72%, infatti, esso è stato
reso noto mai o raramente; per il 25% a volte. Solo per il
3% ciò è avvenuto spesso, mentre nessuno
(0%)
ha risposto sempre o quasi sempre (Tav. 5).
Passando al brief, si ritorna invece a una chiarezza di
informazioni più o meno prevalente: il 34% ha risposto che esso
era chiaro e completo di informazioni spesso; a questa percentuale si somma un
44% che ha risposto a volte. Più contenute invece le risposte
'estreme': solo il 9% ha risposto mai o raramente, mentre il
13%
sempre o quasi sempre (Tav. 6).
Infine, il
budget. Il 44% delle agenzie intervistate
testimonia che esso è stato dichiarato dal committente spesso, mentre un altro
34% dichiara che ciò è avvenuto a volte. Più contenuta
(22%), ma comunque non trascurabile ed eloquente, la quota di
chi ha risposto sempre o quasi sempre. Mentre è da segnalare che nessuna delle
agenzie (0%) si è trovata nella situazione di non comunicazione
del budget (Tav. 7, v. sotto). Nel 1° Osservatorio, invece, l'opzione
mai o raramente era stata preferita dal 14% del campione.

Tipologia di agenzie in gara, un mix di realtà
Dati
interessanti emergono per quello che riguarda la tipologia delle
agenzie coinvolte nelle gare. L'Osservatorio rileva, da parte delle
aziende, una tendenza abbastanza importante a chiamare in gara strutture
differenti, appartenenti non solo al settore degli eventi, ma anche ad altri
ambiti della filiera della comunicazione. Il 47% degli
intervistati, infatti, dichiara di essersi trovato spesso anche con strutture
diverse dalle agenzie di eventi, e un 3% sempre anche con altre
strutture. Un altro 44%, invece, dichiara di essersi trovato in
gara quasi solo con agenzie di eventi, a volte con altre strutture, e solo un
6% risponde solo con agenzie di eventi (Tav. 8). Essendo il
tema abbastanza sentito dalle agenzie di eventi, abbiamo voluto fare un
raffronto con il 1° Osservatorio: la situazione risulta variata di poco, con una
sola oscillazione degna di nota, alla voce sempre anche con altre strutture,
l'anno scorso a quota 7%.
Entrando nel merito dei
settori coinvolti nelle gare, domina quello della logistica/partner di servizi
(54%), seguito dalle agenzie di pubblicità
(30%). Menzionati poi anche i centri media
(3%) e le case di produzione (3%). E nella voce 'altro', dichiarata dal
10% delle agenzie, ha avuto una menzione ciascuna delle seguenti tipologie:
agenzie di incentive, di allestimento, di pubbliche relazioni, e di promozioni
(Tav. 9).
Il timing si comprime: entro i 15 giorni per il 72% del
campione
Non supera i 30 giorni la tempistica
data dalle aziende committenti alle agenzie per l'elaborazione dei progetti di
gara. Anzi, nella maggior parte dei casi (72%), il timing non
va oltre i 15 giorni, mentre soltanto per un altro 28% esso è
compreso fra i 15 e i 30 giorni. Nulla è stata la risposta 'più
di 30 giorni' (Tav. 10).
Si nota, rispetto al 1° Osservatorio, una maggiore
contrazione del timing: nel 2008, infatti, il campione era spaccato esattamente
in due, con un 50% che rispondeva meno di 15 giorni e un altro
50% che optava per la risposta da 15 a 30 giorni.
Rimborso spese, inesistente per il 100% del campione
Se sul timing concesso vi è una, seppure debole, alternativa
all'opzione più drastica dei 15 giorni, sul tema del rimborso non c'è ombra di
dubbio: esso non è mai, o raramente, stato previsto nel periodo considerato
(100% delle risposte) (Tav. 11, v. sotto).
Nel 1°
Osservatorio, invece, un 'timido' 3% del campione aveva risposto addirittura
spesso, contro un 97% che aveva votato l'opzione mai o
raramente.

'Furto' della creatività: un trend virtuoso, ma uno su tre segnala il
problema
Un altro argomento 'sensibile' è quello dell'utilizzo
improprio da parte delle aziende committenti delle creatività che non si sono
aggiudicate l'incarico della gara per la quale erano state ideate. Il
69%, infatti, dichiara che ciò sia avvenuto mai o raramente.
Non mancano però le agenzie (28%) a cui ciò è accaduto a volte,
o addirittura spesso per il 3% del campione. Totalmente assenti
(0%) voci che rispondono sempre o quasi sempre (Tav. 12).
La
situazione risulta ribaltata rispetto al 1° Osservatorio, nel quale la
maggioranza del campione aveva risposto a volte (64%) e solo il 19% mai.
La Scheda Gare della Consulta degli Eventi
Infine,
sono state poste alle 15 agenzie appartenenti alla Consulta degli Eventi di
AssoComunicazione due domande relative alla Scheda di regolamentazione delle
gare.
1) L'importanza della tutela della creatività
Un
primo parere che emerge dalle 15 agenzie che hanno risposto riguarda le
informazioni contenute nella Scheda ritenute più importanti: per il 50% si
tratta della tutela della creatività, per il 21% sono le agenzie coinvolte in
gara, per un altro 21% è il budget e per il 8% il tempo di progettazione.
Nessuna menzione, invece, per il budget/prodotto (0%) (Tav. 13).
2)
Un beneficio relativo
Un ultimo dato riguarda il contributo
dato dalla Scheda alla trasparenza delle gare: un beneficio che
il 50% reputa ancora relativo. Il resto del
campione risulta invece spaccato in due: il 29% considera che
questo strumento abbia avuto effetti positivi, mentre il restante
21% è convinto dell'opposto (Tav. 14).

