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I prodotti tipici in Italia: un business troppo nascosto, da scoprire

In Italia l'agroalimentare vale oltre 180 miliardi di euro (circa il 15% di quello nazionale) ed è il secondo settore dopo quello metalmeccanico. Un patrimonio da valorizzare in Italia e all'estero attraverso la sinergia di aziende, consorzi, istituzioni e attività di comunicazione strategiche. Se ne parla al convegno Unicom e Unioncamere.

Un vero e proprio boom dell'italian food. Ma troppo poco visibile. In Italia l'agroalimentare vale oltre 180 miliardi di euro (circa il 15% di quello nazionale) ed è il secondo settore in termini di fatturato dopo quello metalmeccanico. Coinvolge ben 67.000 imprese dell'industria alimentare e 2 milioni di aziende agricole, soprattutto di medie e piccole dimensioni. Il valore della produzione del solo settore agricolo si aggira intorno ai 40 miliardi di euro, mentre sono ben 4.100 i prodotti agroalimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale. Ancora, con 153 prodotti certificati Dop e Igp l'Italia ha il più alto numero di prodotti riconosciuti per specificità dall'Unione Europea. Contende alla Francia il primato nel settore vinicolo con 343 vini doc e docg e 117 vini Igt, generando un fatturato di 8 miliardi di euro e mettendo a segno nelle esportazioni oltre 3 miliardi. (fonte Ismea Federalimentare), tanto da essere la principale voce dell'export nel settore agro alimentare.

Sono i grandi numeri emersi questa mattina dalla presentazione dell'indagine 'La comunicazione dei prodotti tipici in Italia' commissionata da Unicom ed Unioncamere. Lorenzo Strona (nella foto), presidente Unicom e Carlo Sangalli, presidente Unioncamere, si sono trovati d'accordo nel sottolineare che in Italia quello dei prodotti tipici e più in generale quello dell'agroalimentare è uno dei settori più promettenti. I prodotti tipici in Italia rappresentano un'arma vincente anche a livello turistico per il rilancio dell'economia nazionale e un patrimonio di valori – dalla tradizione, alla territorialità, all'identità culturale, alla genuinità e alla qualità –, da preservare e promuovere sul nostro territorio attraverso percorsi turistici, e da lanciare sui mercati internazionali attraverso la sinergia di aziende, consorzi, associazioni, istituzioni e attività di comunicazione mirate e strategiche. 

"All'interno dell'agroalimentare italiano, l'area dei prodotti tipici è troppo polverizzata sul territorio – ha sottolineato Lorenzo Strona –; la qualità e la bontà dei prodotti spesso si ritrovano nella ristretta cerchia di piccole aziende, incapaci di uscire dal confine locale e di svilupparsi e crescere nelle capacità produttive e distributive. Questo scenario necessita di maggiore attenzione e di investimenti adeguati da parte di tutti i soggetti, dalle istituzioni allo Stato al sistema creditizio".

Tra le forme di promozione dei prodotti più diffuse, dalla ricerca presentata da Rossella Tosto, Vice Presidente Datacontact, emerge che consorzi, aziende e associazioni (399 le imprese intervistate) prediligono sagre (57%), fiere (74%) come strumento di diffusione dei marchi locali, perchè consentono assaggi e la conoscenza diretta delle tipicità gastronomiche di ciascuna regione. Molto apprezzate anche le attività con altri soggetti, le trasmissioni televisive dedicate all'enograstronomia regionale , la cartellonistica, le riviste specializzate e di cucina (36%), internet (66%) e le iniziative territoriali, soprattutto a livello locale (40,9%) e nazionale (41,4%), e meno sul fronte internazionale, dove servirebbe una strategia di marketing più definita.

Da parte dei consumatori, quel che alletta all'acquisto dei prodotti tipici sono sia comunicazioni accattivanti, soprattutto televisive, come le trasmissioni di cucina concentrate sulla degustazione e sugli stimoli visivi (38,2%), sia valori come la bontà (42%), la qualità (41,2%), la garanzia (24%), la genuinità (14%), l'originalità della produzione locale, la specialità delle varie prelibatezze regionali e, in piccole dosi, anche la curiosità di assaggiare qualcosa di originale, gustoso e tradizionale. Originale anche l'identikit del turista enograstronomico, un adulto attento alla qualità-genuinità delle cose e del cibo e ai valori tradizionali, interessato alle novità locali e incline ad apprezzare buona cucina e buon vino.

Puntando a un target variegato per caratteristiche socio-culturali e per provenienza, il settore dei prodotti tipici, molto colorito, costituito da una galassia di piccole e media imprese, spesso poco coordinate tra loro, con l'aiuto di istituzioni e associazioni, fornitori di risorse e coordinamento, dovrà trovare un nuovo impulso per ridare energia e visibilità all'export del made in Italy sulla scena internazionale, per fargli raggiungere le dimensioni di una vera e propria industria alimentare. Tutti concordano sul fatto che la cultura enogastronomica italiana è considerata un elemento distintivo del nostro Paese riconosciuto in tutto il mondo. Da qui devono prendere il via la valorizzazione e la promozione commerciale la dei nostri prodotti tipici sia in Italia che all'estero, anche attraverso i marchi di tutela e le certificazioni di qualità.