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Innovazione: un rischio da correre, nonostante la crisi
Piero Bassetti (Fondazione Giannino Bassetti), Pietro Gussalli Beretta (Beretta Group) e Gaetano Marzotto (Associazione Progetto Marzotto) si sono confrontati oggi, 4 novembre, nella tavola rotonda 'Fostering a new Italian eco-system', organizzata nell'ambito del Venture Camp. Dal dibattito sono emerse opportunità e difficoltà del fare impresa nel nostro Paese.
Tre storie imprenditoriali di successo a confronto nella tavola rotonda 'Fostering a new Italian eco-system' tenutasi oggi, 4 novembre, nell'ambito del Venture Camp organizzato dalla Fondazione Mind the Bridge (vedi notizia correlata).Piero Bassetti (Fondazione Giannino Bassetti), Pietro Gussalli Beretta (Beretta Group) e Gaetano Marzotto (Associazione Progetto Marzotto), moderati da Federico Fubini (Corriere della Sera) hanno discusso di opportunità e difficoltà del fare impresa e promuovere l'innovazione nell'Italia di oggi, minata dalla crisi economica.
"Gli imprenditori non possono prescindere dall'innovazione - ha esordito Beretta - , anche se per innovare prodotti, tecnologie e metodi di fabbricazione occorre fare ingenti investimenti di cui è bene valutare il ritorno del medio-lungo periodo".
"Certo, l'innovazione è un valore a cui non si può rinunciare - ha affermato Bassetti (nella foto a dx) - , però
bisogna anche rendersi conto che comporta sempre un rischio, proprio per questo gli imprenditori non devono aver paura di tornare sui propri passi quando si accorgono che il risultato non è quello sperato. E' importante poi distinguere tra i vari progetti, sostenendo in particolar modo quelli che danno un reale contributo alla comunità. Gli italiani hanno una notevole capacità di creatività individuale che può facilitare la nascita dell'innovazione, ma questa per decollare deve essere poi gestita da un'organizzazione efficiente".
Organizzazione che, almeno per il momento, in Italia sembra mancare, come ha sottolineato Marzotto (nella foto a sx): "Per investire in innovazione è indispensabile una visione di medio-lungo termine, ma non solo: per assumere il rischio che innovare comporta serve un sistema di riferimento chiaro, che purtroppo in questo momento nel nostro Paese non c'è. In questo contesto di incertezza ci sono molte più difficoltà per gli imprenditori, che perciò sono spinti a trasferire il loro business oltreconfine. Credo che per contrastare questa tendenza servirebbe innanzitutto una politica economica e finanziaria comune a livello europeo, solo con un'organizzazione più efficiente l'Italia potrebbe riuscire a emergere anche a livello internazionale e a valorizzare i propri talenti. Sono certo che ce la faremo, anche se non sarà facile".Ottimista anche Beretta, che ha dichiarato: "Senza dubbio, soprattutto ora, in Italia è molto più difficile fare impresa che altrove, proprio per questo motivo penso che gli imprenditori debbano allargare i propri orizzonti e portare parte del business all'estero. Beretta Group, ad esempio, ha sedi in vari Paesi, guidate da professionisti del luogo, a testimonianza della volontà di dare vita a un Gruppo italiano pronto a investire nei talenti locali. I brand italiani hanno sicuramente ottime opportunità di crescita, ma penso che il primo passo per chi vuole fare impresa sia proprio sentirsi europei".
Se la crisi di certo non facilita le start-up, tuttavia è proprio nei momenti difficili che chi ha il coraggio di investire può ottenere i risultati migliori. "Quando l'azienda si trova a navigare in acque agitate, la strategia migliore non è solo puntare al risparmio dei costi, ma anche ottimizzare i processi e per fare questo occorre puntare sull'innovazione", ha affermato Marzotto.
Dunque, anche in tempi di crisi, la parola d'ordine è innovare. E La buona volontà, come dimostrano i numerosi progetti presentati al Venture Camp, di certo non manca.
Serena Piazzi

