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La nuova era della comunicazione sociale inizia dai nuovi media

In occasione del convegno 'Politically un-correct' organizzato da Fondazione Pubblicità Progresso, si sono confrontati sulla comunicazione sociale, tra gli altri, Paolo Gentiloni, Alberto Contri, Giulio Malgara   e Marco Testa. Il servizio pubblico promette più spazio e investimenti per la comunicazione sociale.

Sta per cominciare una nuova era per la comunicazione sociale, che la vedrà sempre più protagonista sui media tradizionali, per emozionare e sensibilizzare, ma soprattutto sui nuovi media, che grazie all'interattività le daranno la forza di spronare i cittadini a comportamenti attivi. E' il messaggio emerso prepotentemente al convegno 'Politically un-correct': la comunicazione sociale oltre il buonismo e la provocazione', organizzato all'Università Statale di Milano da Fondazione Pubblicità Progresso, presieduta da Alberto Contri, che quest'anno celebra i suoi 35 anni di attività.

Un'occasione che ha visto riuniti attorno ad un tavolo per una due giorni di grande attualità, nomi importanti della comunicazione e delle associazioni italiane, come, tra gli altri, quelli di Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni; Giulio Malgara, presidente Upa, e Marco Testa , presidente di AssoComunicazione e dell'agenzia Armando Testa.

Gentiloni, in collegamento video da Roma, ha posto l'accento sul ruolo fondamentale dei media nella comunicazione sociale. "Il servizio pubblico deve rafforzare il suo investimento in questa direzione – ha dichiarato -; questo sarà un punto importante per il nuovo contratto di servizio che il Governo sta discutendo con la Rai". E rivolto alla commissione di vigilanza, ha aggiunto: "Bisogna promuovere un sistema televisivo pubblico che garantisca l'accesso al servizio televisivo pubblico a tutte le componenti sociali". Il ministro ha poi ripercorso le tappe principali del settore, sottolineando che fino a dieci anni fa le imprese e i mezzi di comunicazione di massa erano molto più disattenti e meno impegnati sul fronte sociale, mentre oggi il livello di attenzione da parte dell'Italia si è molto elevato, allineandoci agli altri Paesi Occidentali. "Un esempio – ha spiegato Gentiloni – è rappresentato dalle Paraolimpiadi di Torino, che hanno avuto una visibilità televisiva impensabile fino a qualche anno fa". Dunque, sui media, sembra delinearsi uno spazio favorevole alla comunicazione sociale, corrispondente alla maturazione di una maggiore sensibilità sociale in Italia.

Un punto che ha visto d'accordo anche Giulio Malgara, presidente Upa, che ha dichiarato: "Per progredire, il nostro Paese ha bisogno di comunicare i propri valori, e i grandi media, tradizionali e nuovi, saranno il mezzo per veicolarli e per far evolvere l'umanità. Dopo gli anni del soddisfacimento dei bisogni alimentari, del look, del lusso, ora è il momento di parlare dei nuovi bisogni, culturali e sociali, che riguardano la società, e che le aziende devono conoscere e fare propri se vogliono incontrare i consumatori. Ora le campagne delle associazioni faticano a trovare degli spazi. Nel 2020 saranno proprio loro i grandi clienti della pubblicità. Così come succede già da tempo negli Usa".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Marco Testa, presidente di AssoComunicazione, che ha ricordato un episodio dei suoi inizi di pubblicitario, quando, alle prese con la realizzazione di una campagna sociale, ha ricevuto da un creativo americano un importante insegnamento: "Quando fai una comunicazione sociale, non parli soltanto agli occhi, alle orecchie e al cervello delle persone, ma anche all'anima". Uno spunto per riaffermare l'importanza di un messaggio che veicola valori e che spesso non trova spazi, investimenti e tempo, ma che troverà nei nuovi media un importante veicolo di diffusione e soprattutto uno strumento per chiamare il pubblico ad un ruolo attivo nel sociale.

In tema di spazi per la comunicazione sociale, è intervenuto anche il presidente della Fondazione Pubblicità Progresso Alberto Contri, che ha spiegato ad ADVexpress: "La fondazione si attribuisce il ruolo di vigile che verifica la fondatezza, la serietà, la qualità e l'efficacia delle comunicazioni, ma deve prestare attenzione anche alla quantità, per evitare che i messaggi si perdano nell'affollamento pubblicitario perdendo la loro efficacia. In accordo con Rai e Mediaset abbiamo stabilito il tetto di una cinquantina di campagne l'anno, della durata di due settimane. Ci riuniremo quattro volte l'anno per concedere i patrocini alle campagne. Ma in questa attività di di filtro, valutazione tecnica e decisione, abbiamo bisogno di un'autorità che dia alle decisioni un'ufficialità formale. La candidatura di Agenzia per le Onlus, fatta oggi dal consigliere Paola Severini, mi sembra ottima".