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Summit/18. Sorrell: l’Italia deve puntare sulla qualità
Intervenendo in video al convegno UPA di Roma, Sir Martin
Sorrell (nella foto), ceo di WPP, dopo aver anticipato
un anno dall'andamento piatto per la holding che presiede, con un primo semestre
molto duro e il secondo in ripresa (rispetto ai primi sei mesi), ha presentato
un quadro significativo dell'andamento economico su scala mondiale.
"Ci sono aree che andranno bene – ha detto Sorrell –, come i paesi asiatici del Pacifico e il Medio Oriente, Brasile, India e Cina, e i 'Next 11' (Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Corea del Sud, Turchia e Vietnam - ndr). L'Europa Centrale e Orientale soffriranno un po' di più, soprattutto la Russia, che però siamo sicuri si riloverà velocemente nel momento in cui il prezzo del petrolio tornerà a salire. Stati Uniti ed Europa Occidentale saranno le aree in maggior difficoltà".
Secondo Sorrell, però, l'Italia in questo scenario appare leggermente avvantaggiata: "Il vostro è forse uno dei paesi meno colpiti, dove la crisi finanziaria è meno grave, anche se messo alla prova sotto il punto di vista strategico. Per questo credo che per il 2009 si possa sperare in un leggero miglioramento".
"Dopo i massicci interventi statali che ormai si avvicinano ai 12 trilioni di dollari, ovvero il 64% del PIL mondiale di 64 trilioni – ha proseguito Sir Martin –, la domanda più interessante è quella che riguarda il modo in cui l'Occidente uscirà da questa crisi e di come farà a ridurre gli enormi deficit statali accumulati per risollevare le economie. Ci saranno probabilmente due strade: una più prudente e dolorosa, che prevede la riduzione della spesa pubblica, l'incremento della pressione fiscale e del tasso di disoccupazione; e una seconda forse più verosimile, in cui si continuerà a spendere ma al costo di un'enorme inflazione e tassi di interesse crescenti".
Focalizzandosi sul mercato della comunicazione, Sorrell ha illustrato nuovamente quelli che da tempo definisce i motori della crescita per la sua holding e per tutto il settore: "Il primo è lo spostamento di ricchezza dai paesi occidentali a quelli emergenti. Non ha caso – ha ribadito – già il 25% delle revenue di WPP provengono da quest'area, e abbiamo l'obiettivo di farle salire fino a un terzo del totale".
"Il secondo sono i new media. Se il 20% del tempo delle persone è speso online ma Internet assorbe solo il 10% degli investimenti, è evidente che ci sono ampi spazi di crescita. Anche il digitale vale per noi il 25% delle revenue, e anche in questo caso vogliamo arrivare al 33%. E infine le ricerche, perché sempre di più, e non solo in momenti di crisi, i consumer insight sono essenziali per orientarsi".
La crisi provocherà all'intero sistema della comunicazione modificazioni profonde, e WPP ha già iniziato a collaudarne alcune: "Abbiamo creato nuove strutture – ha raccontato Sorrell –, abbiamo creato team di lavoro globali che lavorano su scala mondiale per i nostri clienti, siamo arrivati perfino a costruire agenzie ad hoc sulla base delle loro esigenze. Un esempio è quella nata a Detroit per servire Ford; un altro è il caso di Enfatico per Dell".
Sorrell ha ammesso che a parole le soluzioni sono tutte facili: "Tagliare i costi in una visione di breve periodo è la via più semplice. Così come è facile raccomandare ai clienti di continuare a investire sui loro brand. Il punto è che tutti gli studi e tutte le analisi dimostrano il miglior andamento di chi investe durante una recessione, alla fine della quale si trova in posizione più forte per trarre ogni vantaggio dalla svolta economica".
La conclusione è stata dedicata all'Italia: "Anche il vostro paese è in recessione, ma sono convinto che abbiate risorse umane straordinarie e la capacità di sopravvivere e, di più, di avere successo. Non solo in Italia, ma anche pensando a un'espansione sui mercati internazionali – a dispetto delle difficoltà del contesto attuale. L'importante è che puntiate su prodotti e servizi di qualità".

