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Summit/2. Arianna Huffington: il futuro è nell’integrazione fra on e off line

Intervistata da Kara Swisher, giornalista del Wall Street Journal, Arianna Huffington, co-fondatrice ed editrice di The Huffington Post, ha illustrato alla platea dell’Auditorium di Roma la sua vision su editoria e giornalismo on e off line, e su come i media vecchi e nuovi non debbano combattere ma integrarsi l’uno con l’altro.

(Dal nostro inviato a Roma, Tommaso Ridolfi). Una lunga conversazione a tutto campo fra Arianna Huffington, co-fondatrice ed editrice di The Huffington Post (nella foto a fianco), e Kara Swisher, giornalista del Wall Street Journal : dalla crisi economica alla vittoria di Barack Obama nella corsa alla presidenza USA (che secondo la Huffington non ci sarebbe stata senza l'uso magistrale del mezzo Internet dimostrato per tutta la durata della sua campagna), dall'organizzazione del suo "blog" (in realtà molto, molto di più) fino all'andamento dell'advertising online.

Dopo che Huffington ha ricordato i 20 milioni di utenti unici mensili, 1 milione dei quali commentatori attivi degli oltre 3.000 blog che compongono The Huffington Post, Swisher le ha domandato quale peso abbiano gli User Generated Content nell'economia della piattaforma.

"La community è proprio ciò che dà forza al nostro sito – ha spiegato Huffington –: siamo nati con un taglio principalmente politico, ma ci siamo rapidamente 'verticalizzati' aprendo nuove sezioni dal lifestyle, all'entertainment, a tutto ciò che è green. Da qualche tempo, per cercare di espandere ulteriormente l'universo dei nostri utenti, abbiamo iniziato ad aprire sezioni locali (la prima è dedicata a Chicago)".

"Se i contenuti bottom up sono fondamentali, sono anche, però, quelli che in un certo senso ci costano di più, perché per garantire una moderazione in tempo reale, 24 ore su 24, abbiamo dovuto investire moltissimo sulle persone dedicate a questa funzione".

Provocata da Swisher sull'attuale scenario dei media, in cui le persone dedicano sempre più tempo a Internet e sempre meno alla televisione o alla stampa, Huffington ha replicato di non vedere una guerra in corso: "Non siamo in una situazione di esclusività: vincerà uno e perderanno gli altri. Il futuro è nell'ibridazione, perché ogni mezzo può insieme assorbire e cedere nutrimento a e da tutti gli altri. L'evoluzione del consumo mediatico è dovuta principalmente al cambiamento demografico, perché sono i giovani che oggi letteralmente vivono online. Ma se guardo alle mie figlie teenager – ha ricordato – non per questo hanno smesso di comprare decine e decine di magazine...".

A proposito di pubblicità, e insistendo sul tasto dell'integrazione, Arianna Huffington si è detta stupita della separazione fra on e off line mantenuta dalle concessionaria stampa che ancora sembra il modello dominante in Italia. "E' una cosa che non ha senso – ha dichiarato –. Per quanto ci riguarda, a dispetto della situazione economica lo scorso mese abbiamo segnato il nostro massimo record di raccolta da quando esistiamo. E questo sia grazie all'espansione 'verticale' dei contenuti sia alla tecnologia, che oggi permette formati altamente impattanti e meno invasivi come gli 'skin', ovvero la sponsorizzazione di tutti gli elementi decorativi della pagina che non vanno a toccare i contenuti".

Neanche Huffington è stata però in grado di indicare le ragioni della discrepanza fra la crescita del consumo della rete e la quota, assai meno che proporzionale, di investimenti che attrae. "Si tratta di un punto critico: la share della pubblicità online sul totale dei media negli Stati Uniti è di circa il 10%, in Italia, mi dicono, attorno al 6%. E' evidente che di strada da fare ce n'è ancora molta, e francamente non mi spiego le ragioni per cui gli utenti continuino a dimostrarsi resistenti, soprattutto in virtù della indiscutibile maggior misurabilità del mezzo".