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Vanity Fair Italia al Festival di Venezia 2026 porta al centro il ruolo del costume nella costruzione di un personaggio. Al via la collaborazione con Peugeot per sostenere i giovani registi
C'è un momento in cui il cinema esiste ancora soltanto come possibilità e come gesto artigianale umano. È il momento che precede il ciak. È lì che Vanity Fair Italia sceglie, ancora una volta, di posare il proprio sguardo.
In occasione dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il brand rinnova il proprio impegno editoriale nel raccontare il cinema non soltanto attraverso i suoi volti più noti, ma attraverso le persone, i mestieri e le artigianalità che ne rendono possibile la magia. Perché ogni grande film nasce da un processo collettivo e ogni personaggio è il risultato di un dialogo continuo tra creatività, tecnica e talento.
Con questa visione torna Behind The Screen, il format di Vanity Fair Italia dedicato alle maestranze del cinema, giunto alla sua terza edizione. Dopo aver esplorato il linguaggio della fotografia e della musica, il progetto accende i riflettori sul costume, elemento narrativo fondamentale nella costruzione dell'identità di un personaggio.
Un personaggio non nasce da una sola intuizione. Nasce dall'incontro di competenze diverse. Ma dove finisce la persona e dove inizia il personaggio? Behind The Screen parte da questa domanda e accompagna il pubblico nel luogo in cui la risposta prende forma: il camerino. Lo spazio in cui costumisti, sarti, truccatori, parrucchieri e attori lavorano contemporaneamente alla costruzione della stessa identità. Un luogo di trasformazione, dove ogni dettaglio contribuisce alla narrazione e dove il confine tra vita e finzione diventa sempre più sottile.
Per una sera il Mercato del Pesce di Rialto si trasformerà in un grande set immersivo, ospitando sei camerini ispirati ad alcuni dei protagonisti che hanno segnato la storia del cinema italiano: Sophia Loren (Ieri, oggi, domani (1963) - costumi Piero Tosi), Marcello Mastroianni (Otto e mezzo (1964) - costumi Piero Gherardi), Monica Vitti (Il deserto rosso (1964) - costumi Gitt Magrini), Roberto Benigni (Pinocchio (2002) - costumi Danilo Donati), Monica Bellucci (Malèna (2000) - costumi Maurizio Millenotti) e Toni Servillo (La Grande Bellezza (2013) - costumi Daniela Ciancio).
L’evento, curato da Francesco Mari, è realizzato grazie al supporto di Campari e alle iniziative speciali sviluppate in collaborazione con Cantine Maschio, Grisbì e Uber.
Accanto a Behind The Screen, Vanity Fair Italia presenta una nuova collaborazione con Peugeot, sponsor tecnico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con l’obiettivo di sostenere e valorizzare i nuovi talenti della regia.
Il progetto Award nasce per celebrare una generazione di autori chiamata a ridefinire il linguaggio del cinema contemporaneo, offrendo loro un’importante piattaforma di visibilità e creando un ponte concreto tra formazione, creatività e industria.
A fare da scenografia all’evento sarà la suggestiva Terrazza di San Giorgio dell’Hotel Cipriani, a Belmond Hotel, che ospiterà la proclamazione del vincitore.
Ad arricchire la presenza di Vanity Fair Italia in Laguna, un cocktail dinatoire in collaborazione con Junkers Aircraft, costruttore aeronautico tedesco, che trasformerà un hangar aeroportuale in uno scenario immersivo ispirato allo spirito del viaggio e dell’avventura.
Vanity Fair Italia conferma la propria vocazione a raccontare il cinema nella sua interezza: non solo ciò che accade sullo schermo, ma tutto ciò che lo rende possibile. Un racconto che dà valore alle maestranze e restituisce alla settima arte la sua natura profondamente corale. Prima delle première, dei premi e dei red carpet, c’è infatti un universo fatto di persone, gesti, professionalità e competenze che, insieme, trasformano un’idea in una storia capace di emozionare.
È da qui parte anche la storia di copertina, che vede protagonista Alicia Vikander, dedicata a The Echo Chamber, il film di Andrea Pallaoro tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’attrice racconta il suo incontro con il personaggio di Anne, una donna empatica e riflessiva, ma segnata da profonde battaglie interiori, e il confronto con una storia che esplora le fragilità, le contraddizioni e i desideri che caratterizzano le relazioni umane. Un percorso che, per Vikander, si intreccia anche con una riflessione personale: «Se arrivi a conoscerti forse puoi trovare il modo di sentirti in pace. A volte riflettere sulle cose aiuta, a volte anche non farlo può aiutare». Dalla sua idea di amore, fondata sulla presenza e lontana dal dramma e dal controllo, fino alla sua passione per i personaggi imperfetti e vulnerabili, l’attrice ribadisce così un’idea di cinema come spazio privilegiato per esplorare «il lato più nascosto, il più puro, dell’essere umano».
Nel numero in edicola da domani, mercoledì 2 settembre, trovano spazio anche le voci di altri protagonisti della prossima Mostra del Cinema di Venezia: Alberto Barbera, direttore della kermesse, che si trova a gestire le polemiche ancora prima dell’inizio del festival; Emanuele Maria Di Stefano, classe 2002, protagonista de La Città dei Vivi di Edoardo Gabbriellini, liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia e ispirato al caso dell’omicidio di Luca Varani; e Paolo Strippoli, regista e sceneggiatore, in concorso con L’Estranea, che racconta il rapporto tra realtà e cinema, definendo la prima un «gioco d’azzardo» e il secondo «uno strumento per provare a darle ordine».

