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Gare pubbliche, la nuova legge arriva in Senato e dà potere a DIE e Comitato
La proposta di legge del Senatore Butti, modifica alla Legge 150/2000 sulle gare pubbliche approda in Senato, e, tra le novità, propone la sostituzione dell'Agenzia per la comunicazione istituzionale con un Comitato, definito dal Die che elegge 8 dei 16 componenti, lasciando l'altra metà alle associazioni del settore e degli utenti, mentre ai Ministeri resta l'autonomia nella gestione degli investimenti.
La proposta di legge del Senatore Butti, modifida alla Legge 150/2000 sulle gare pubbliche (disciplina delle attività di informazione e e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni) è finalmente arrivata in Senato, firmata da una decina di senatori (tra i quali Butti, Zanoletti, D'Ambrosio, Lettieri, Saia, Camber, Caselli, Thaler Ausserhoffer). Un disegno di legge 'super partes', che ha ricevuto l'ok da Destra e qualche voto anche da Sinistra, con quattro grandi obiettivi: regolamentare un settore che non tiene conto della specificità delle agenzie, qualificare una professione che non è equiparabile alla fornitura di beni materiali, definire meglio la selezione delle strutture in gara e la composizione delle commissioni giudicanti.Che di questa 'Pdl Gare Pubbliche' si sentisse il bisogno per ottenere trasparenza nei criteri di selezione di agenzie e centri media da parte degli enti pubblici e rendere quindi i messaggi pubblici più efficaci, è idea comune al comparto delle agenzie, dei centri media e delle associazioni del settore, come è emerso dalla tavola rotonda organizzata oggi, 27 ottobre, a Milano, che ha visto la partecipazione di Alessio Butti, Senato della Repubblica; Giorgio Bonifazi Razzanti, Presidente Pan Advertising; Marco Fanfani, Group Country Manager e Ceo Tbwa/Italia; Alessandra Lanza, Direttore Marketing e Comunicazione Piano B; Marco Muraglia, Amministratore Delegato Starcom Italia; Luigi Perissich, Direttore Generale Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici; Omer Pignatti, Consigliere Assorel; Daniele Tranchini, Ceo Publicis.
La novità più rilevante introdottoda dal nuovo testo è il passaggio dalla creazione di un'Agenzia per la comunicazione istituzionale, autonoma nei criteri di giudizio e valutazione in merito all'assegnazione degli incarichi (che qualche resistenza, come sottolienato dall'onorevole Alessio Butti, ha incontrato tra i politici), all'istituzione di un Comitato per la Comunicazione Istituzionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Come spiega Alessio Butti (Guarda il video su ADVexpress Tv ) , il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria alla Presidenza del Consiglio assume il ruolo di 'stazione appaltante' e va a costituire un Comitato composto da 16 membri, metà definiti dalle associazioni professionali di categoria maggiormente rappresentative nel settore della comunicazione e dalle associazioni più rappresentative degli utenti dei mezzi di comunicazione, 8 selezionati dal Capo del Dipartimento, il cui peso resta ancora da definire. Il Comitato, pensato sul modello inglese del Coi (Central Office of Information, organismo goverantivo che accentra la gestione dei bandi pubblici e definisce l'investimento della PA inglese, ndr) avrà il compito di definire la procedura per valutare i progetti nelle gare d'appalto. Dipartimento e Comitato, diversamente dal modello inglese, non avranno potere economico e finanziario come avviene in Inghilterra, garantendo autonomia ai singoli Ministeri e alla Pubblica Amministrazione nella gestione degli investimenti.
Come si legge negli atti, il Comitato avrà una serie di incarichi particolari, dovrà stendere un elenco di tecnici del settore segnalati dalle associazioni e indicare per sorteggio un terzo dei componendi delle commissioni aggiudicatrici degli appalti. In quest'ottica, i progetti di comunicazione potrebbero essere valutati da esperti del settore e non da funzionari spesso poco competenti in materia di comunicazione; le agenzie, come auspicato più volte anche da Pignatti (Assorel), verrebbero giudicate in base al merito, e ai cittadini arriverebbero messaggi più chiari ed efficaci, migliorando la comunicazione istituzionale.
Obiettivo lodevole, anche se non trova diretto riscontro sul mercato: dati alla mano, l'Italia è ancora il Paese europeo con il più basso livello di investimenti in comunicazione della pubblica amministrazione rispetto al PIL. Nel mercato della comunicazione, inoltre, la componente spesa pubblica per comunicazione ammonta a l'1,4% del totale.
Tuttavia, fa notare Perissich "Quel che più interessa ad istituzioni e agenzie è che la spesa pubblica sia mirata e meglio utilizzata, ingaggiando imprese di comunicazione fatte da professionisti che vedano riconsociuto il loro valore creativo e potenziando la comunicazione della pubblica amministrazione verso i cittadini sui temi di maggiore attualità".
Tornando al disegno di legge, è risultato particolarmente apprezzato dai manager d'agenzia intervenuti alla tavola rotonda, il fatto che, nonostante l'aggiudicazione dell'appalto nell'ambito della comunicazione istituzionale avvenga soltanto sulla base del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, la nuova legge definisce che la ponderazione relativa attribuita al criterio del prezzo non possa essere superiore al 30%. Lasciando quindi spazio al riconsocimento del valore della buona creatività.
Per Alessadra Lanza, presidente Consulta Eventi di AssoComunicazione (Guarda il video su ADVexpress Tv ) è significativo che il disegno di legge introduca un sistema di procedura ristretta nella qualificazione delle agenzie in gara, prevedendo che solo dopo una prima fase di pre- selezione venga avviato il processo di gara vero e proprio, in cui viene richiesta alle partecipanti l'elaborazione di progetti. La manager apprezza inoltre le nuove 'norme' nella valutazione del curriculum richiesto alle agenzie: se il disegno di legge fosse approvato, infatti, imporrebbe alla stazione appaltante di considerare con lo stesso parametro di giudizio i servizi svolti dalle agenzie per i privati e le attività effettuate nell'ambito pubblico, senza discriminanti che rischiano di penalizzare parte del lavoro delle strutture creative.
Tra le richieste comuni ai manager delle agenzie intervenuti alla tavola rotonda, il fatto che gli incarichi, anche nell'ambito della comunicazione istituzionale, avvengano nell'ottica della continuità dei messaggi e dei progetti, così da evitare che buona parte dei cittadini non ricordi da un anno all'altro il contenuto di una campagna di comunicazione pubblica.
Elena Colombo

