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ChatGPT apre ufficialmente l’era della pubblicità. Al via la sperimentazione globale con i primi grandi brand. 200.000 dollari l’investimento minimo richiesto da OpenAI che gestirà direttamente la vendita
La notizia era nell’aria da tempo, ma solo ieri, 9 febbraio, un post sul blog aziendale ha uifficializzato l’avvio di una fase di test degli annuNci pubblicitari all’interno dell’interfaccia di ChatGPT, interrompendo la lunga resistenza all’advertising “in-product”.
La decisione, spiega il post, nasce dalla necessità di sostenere economicamente una piattaforma in rapida crescita e dall’intensificarsi della competizione tra i principali player dell’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo dichiarato è trovare un equilibrio tra monetizzazione, qualità dell’esperienza utente e sostenibilità a lungo termine.
L’ingresso della pubblicità su ChatGPT segna di fatto l’inizio di una nuova era per il marketing digitale: quella dell’advertising conversazionale guidato dall’intelligenza artificiale. Un territorio ancora tutto da esplorare, che promette di ridefinire linguaggi, formati, metriche e strategie.

LE SFIDE: TRASPARENZA, FIDUCIA E USER EXPERIENCE
OpenAI si dichiara consapevole dei rischi legati a questa svolta: la fiducia degli utenti e la qualità dell’esperienza restano elementi centrali, e per questo l’azienda promette massima chiarezza nella distinzione tra contenuti editoriali e sponsorizzati, oltre a un controllo rigoroso sulla qualità degli annunci. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di creare un ecosistema pubblicitario non invasivo, rilevante e realmente utile per l’utente.
Nel corso di questa prima fase sperimentale, gli annunci saranno visibili solo a una parte limitata degli utenti (statunitensi), in particolare su due segmenti: quelli del piano gratuito e del piano “Go” da 8 dollari al mese. Gli utenti dei piani Plus, Pro ed Enterprise manterranno invece l’esperienza completamente ads-free.
Gli annunci saranno integrati in modo nativo nella conversazione, risultando pertinenti rispetto alle richieste dell’utente ma chiaramente distinti dai contenuti generati dall’AI. OpenAI sottolinea che gli annunci saranno sempre etichettati come “sponsorizzati” e separati dalle risposte del modello, nel tentativo di preservare trasparenza, fiducia e qualità dell’esperienza.
L’azienda ribadisce inoltre che le conversazioni degli utenti non saranno condivise con gli inserzionisti e che i dati personali non saranno venduti: il targeting avverrà su segnali contestuali e non su informazioni sensibili.
PREZZI ELEVATI E ACCESSO LIMITATO: UN TEST PER GRANDI BRAND
Secondo quanto riportato da alcune testate di settore statunitensi, la sperimentazione – ribattezzata OpenAI Ad Pilot Program – prevede un investimento minimo di 200.000 dollari per brand, una soglia decisamente alta che posiziona il nuovo canale come uno strumento premium, riservato inizialmente a grandi inserzionisti e multinazionali.
Un pricing che riflette sia l’esclusività del touchpoint, sia il valore strategico dell’attenzione generata in un contesto conversazionale ad alta intenzionalità. ChatGPT, con centinaia di milioni di utenti attivi, rappresenta infatti uno degli ambienti digitali più coinvolgenti e immersivi oggi disponibili.
LE PRIME AGENZIE COINVOLTE: OMNICOM, WPP E DENTSU IN PRIMA LINEA
Nonostante l’alto costo di ingresso, l’interesse del mercato è stato immediato. Tra i primi grandi gruppi pubblicitari ad aderire al progetto figurano Omnicom Media Group, WPP e Dentsu, che hanno già iniziato a pianificare campagne per conto dei propri clienti.
In particolare, Omnicom Media ha dichiarato che oltre 30 brand del proprio portafoglio hanno già acquistato spazi pubblicitari, mentre WPP e Dentsu stanno lavorando a stretto contatto con OpenAI per testare formati, metriche e modelli di integrazione tra advertising e intelligenza artificiale conversazionale.
Per brand e agenzie l’opportunità di essere tra i primi a sperimentare questo touchpoint significa acquisire vantaggio competitivo, insight preziosi e un posizionamento distintivo in uno dei contesti digitali più dinamici del momento.
UNA PIATTAFORMA PUBBLICITARIA “STRATEGICA”
Come detto, la decisione di OpenAI va letta nel contesto di una crescente pressione economica sui modelli di AI generativa: i costi infrastrutturali per l’addestramento e il funzionamento di sistemi di questa scala sono enormi, e la sola leva degli abbonamenti non appare sufficiente a garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.
Allo stesso tempo, l’inserimento della pubblicità in un ambiente conversazionale apre nuovi scenari per il marketing: non più semplici banner o video pre-roll, ma messaggi contestuali inseriti nel flusso naturale del dialogo, capaci di intercettare bisogni, intenzioni e momenti decisionali in tempo reale.
In prospettiva, si legge nel post di OpenAI, questo potrebbe trasformare ChatGPT in un potente strumento di search conversazionale sponsorizzato, in grado di competere con Google e con le principali piattaforme di Retail Media.
CHI VENDERÀ GLI SPAZI PUBBLICITARI SU CHATGPT?
Un punto strategico chiave del modello di business che OpenAI sta costruendo, ma di cui non si parla nel blogpost – al di là di un link espressamente dedicato ai potenziali advertiser: https://openai.com/advertisers/ – è quello che riguarda la vendita degli spazi pubblicitari: dalle informazioni ufficiali disponibili e dalle ricostruzioni di alcune testate specializzate USA, emerge che la vendita sarà gestita direttamente da OpenAI, senza il coinvolgimento di una concessionaria esterna tradizionale.
In pratica, OpenAI sta costruendo una propria struttura commerciale interna, con un team dedicato alle relazioni con grandi agenzie media, centri media globali e brand internazionali. In un futuro a medio termine, lo scenario più probabile è però quello di un modello ibrido in cui OpenAI da un lato manterrà una regia diretta sulle grandi par tnership globali, accettando però possibili aperture nei confronti di marketplace programmatici premium, DSP selezionate e concessionarie digitali top-tier per una più efficace presenza sui mercati locali.
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