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Ufficiale: la pubblicità arriva su ChatGPT con i primi test avviati da OpenAI, che ridisegna il modello di business dell’AI conversazionale
Per mesi è stata solo un’ipotesi, discussa tra indiscrezioni di codice e dichiarazioni caute dei vertici di OpenAI. Ora la svolta è ufficiale con la conferma dell’avvio dei primi test per l’inserimento di pubblicità all’interno di ChatGPT, segnando un passaggio cruciale nella strategia di monetizzazione della piattaforma di intelligenza artificiale più diffusa al mondo.
L’annuncio riguarda una fase sperimentale, partita negli Stati Uniti, che coinvolge una parte degli utenti della versione gratuita di ChatGPT e quelli del piano a pagamento a basso costo. Restano invece esclusi, almeno per ora, gli abbonamenti Plus, Pro, Business ed Enterprise, che continueranno a offrire un’esperienza senza annunci.
Come funzioneranno gli annunci, i limiti e le tutele
A differenza dei modelli pubblicitari tradizionali del web, OpenAI ha scelto un approccio prudente. Gli annunci non verranno inseriti all’interno delle risposte generate dall’AI, ma compariranno al di sotto delle risposte, in uno spazio separato e chiaramente identificato come contenuto sponsorizzato.
L’obiettivo dichiarato è evitare qualsiasi interferenza diretta con il flusso conversazionale e con l’autorevolezza delle risposte. Un punto su cui il CEO Sam Altman (nella foto – credits: Steve Jurvetson) è stato più volte esplicito: modificare le risposte dell’AI in base agli inserzionisti sarebbe, nelle sue parole, “un momento distruttivo per la fiducia degli utenti”.
Gli annunci saranno contestuali, cioè mostrati solo quando pertinenti rispetto alla richiesta dell’utente, ma OpenAI ha precisato che le conversazioni non verranno condivise con gli inserzionisti e che il sistema pubblicitario non avrà accesso diretto ai contenuti delle chat.
La fase di test prevede anche paletti chiari. Nessuna pubblicità per gli utenti minorenni e nessun annuncio in ambiti considerati sensibili, come salute, politica, benessere mentale o temi personali delicati. È una scelta che riflette la consapevolezza del ruolo sempre più centrale che ChatGPT gioca nella vita quotidiana degli utenti e la necessità di preservarne la credibilità.
Perché OpenAI cambia rotta
La decisione arriva in un momento delicato per OpenAI. Da un lato, ChatGPT continua a crescere in termini di utilizzo globale; dall’altro, i costi operativi dell’AI generativa restano enormi. In un contesto di concorrenza sempre più intensa – con Google, Meta e altri player che investono massicciamente nei propri assistenti AI – OpenAI sta cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e accesso gratuito al servizio.
La pubblicità, in questo scenario, appare come una terza via: mantenere una versione free accessibile a un pubblico vastissimo, sostenendola con annunci, e allo stesso tempo preservare un’esperienza premium senza advertising per chi sceglie l’abbonamento.
Cosa cambia per il mercato pubblicitario
Per il settore dell’advertising, l’ingresso di ChatGPT nel mondo degli annunci apre uno scenario completamente nuovo. Non si tratta solo di un nuovo inventario, ma di un ambiente conversazionale, in cui l’utente non “naviga” contenuti, ma dialoga con un sistema.
Questo potrebbe dare vita a formati pubblicitari nativi e contestuali, molto diversi dai classici banner o search ads, e potenzialmente più efficaci se integrati con attenzione. Allo stesso tempo, il rischio reputazionale è alto: qualsiasi percezione di manipolazione delle risposte potrebbe minare la fiducia degli utenti, e con essa il valore del canale.
I prossimi passi
Quella avviata negli Stati Uniti è solo una sperimentazione, e restano ancora da stabilire, o almeno devono ancora essere ufficialmente annunicate, sono le metriche sulla base delle quali saranno venduti gli spazi.
Se i risultati saranno positivi – in termini di accettazione da parte degli utenti e sostenibilità economica – OpenAI potrebbe estendere il modello ad altri mercati e raffinare i formati pubblicitari.
La vera sfida, però, sarà una sola: dimostrare che è possibile fare pubblicità dentro un’AI conversazionale senza snaturarne il ruolo di assistente affidabile. Un equilibrio sottile, che potrebbe definire il futuro non solo di ChatGPT, ma dell’intero rapporto tra intelligenza artificiale e advertising.
ChatGPT
(NB: questo articolo è stato redatto da ChatGPT sulla base di un prompt testuale – “scrivi un articolo sul tema della pubblicità su chatgpt, chiarendo i dettagli della notizia e spiegando come funzionerà” – e successivamente revisionato ed editato da Tommaso Ridolfi)
In allegato una tabella comparativa, sempre elaborata da ChatGPT, sulle principali caratteristiche degli annunci pubblicitari su Google, Amazon e ChatGPT.

