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Festival degli NC Awards 2026. Il 4 giugno segui i talk e le tavole rotonde dedicati alla comunicazione che "Lascia il segno!' Diretta streaming sul sito di ADC Group
Il Festival degli NC Awards 2026, apertosi con le Live Presentation, al Blue Note Milano, delle campagne in gara alla giuria presieduta da Mariaelena Paragone, Head of Global Brand Building Strategy Chiquita e con la successiva designazione dei vincitori del Grand Prix e Grand Prix for Good, prosegue il 4 giugno con la giornata dedicata ai talk e alle tavole rotonde sulla Comunicazione che Lascia il Segno!
I contenuti saranno trasmessi in diretta streaming sul sito di ADC Group a partire dalle 14.30.
Un'occasione unica per conoscere meglio i progetti in concorso e approfondire i trend e le questioni più rilevanti della comunicazione e dell'industry.
Ecco il programma completo
Alle 14.30 Lascia il segno!
In occasione delle Live Presentation dei progetti in shortlist alla XX edizione degli NC Awards proponiamo un giro di microfono tra i membri della giuria. A partire dai temi chiave del festival, i giurati condividono la loro visione su quali siano oggi gli elementi che rendono un progetto di comunicazione davvero distintivo. Tra insight, esperienze e punti di vista differenti, emerge uno sguardo corale sull’evoluzione del mercato e sulle idee capaci di generare impatto, valore e connessioni autentiche tra brand e persone.
Alle 14.45 Dentro gli NC Awards 2026: la visione del Presidente di Giuria
Uno sguardo ai progetti e alle tendenze emerse in questa edizione degli NC Awards attraverso le parole di Mariaelena Paragone, Head of Global Brand Building Strategy, Chiquita e Presidente di Giuria 2026. Scopriamo insieme a lei quali sono stati i progetti più interessanti in gara e riflettiamo sull’evoluzione del settore e sulle tendenze più rilevanti attraverso la prospettiva di chi ha guidato la giuria.
Mariaelena Paragone, Head of Global Brand Building Strategy, Chiquita
Alle ore 15:00.
Holding vs. Indipendenti: modelli a confronto
Il mercato della comunicazione è attraversato da tensioni strutturali che stanno rimettendo in discussione non solo le strategie, ma gli stessi modelli organizzativi – sia per i brand che per i loro partner di comunicazione. Da un lato, le grandi holding internazionali hanno cercato o stanno ancora cercando di riposizionarsi come “single operating company” integrate, più agili e meno frammentate. Dall’altro, le agenzie indipendenti rivendicano una creatività autentica, relazioni di lunga durata con i clienti e la capacità di costruire un’identità distintiva, lontana dalla logica della “razionalizzazione”. Siamo di fronte a due distinte visioni del futuro, ma entrambe alla ricerca di una risposta alla stessa domanda: come si genera valore creativo per i clienti in un contesto dove l’AI ridisegna i processi, i brand chiedono integrazione, e la competizione arriva anche da fuori dall’industria – dai creator piuttosto che dalle grandi società di consulenza, solo per fare due esempi?
Simona Maggini, Country Manager di WPP Italia, CEO di WPP Creative Italia ed Executive Chairwoman di VML Italia
Laura Corbetta, CEO & Founder di YAM112003
Alle 15:30
AI Generativa e/o Human Touch: l’identità di marca si può “delegare”?
L’adozione dell’AI generativa nella produzione di contenuti e nella personalizzazione su larga scala è ormai strutturale in tutte le agenzie creative – non più una sperimentazione underground, ma un componente integrato nei flussi di lavoro quotidiani. Eppure il percorso è stato tutt’altro che lineare: da una fase pionieristica fatta di curiosità individuale, si è passati attraverso una “sindrome dell’impostore”, fino alla normalizzazione attuale, in cui i clienti non solo accettano l’AI ma in alcuni casi la richiedono esplicitamente.Il quadro che emerge è però ancora profondamente disomogeneo: le grandi holding si sono date policy rigide, i brand del lusso restano diffidenti verso contenuti 100% generativi, i clienti più piccoli rischiano di fare del tutto a meno delle agenzie – armati di strumenti come Canva o, presto, di modelli generativi accessibili a chiunque. Il nodo centrale non è tecnico ma identitario: quando parte del processo creativo è automatizzato, chi presidia la voce del brand? Come si evita l’omologazione? E quali competenze servono davvero – dentro le agenzie e fuori – per usare questi strumenti con intelligenza, senza né sopravvalutarli né sprecarli?
Fabrizio Piccolini, Executive Creative Director, Mirror
Giulio Nadotti, Chief Creative Officer, The Ad Store
Alle 15:50.
Dal dato al significato: misurare la comunicazione integrata
Auditel, Audiradio, Audiweb, AudiOutdoor: l’Italia ha un sistema di misurazione dei media solido e riconosciuto. Ma quando si tratta di valutare l’efficacia complessiva di una campagna, il quadro si complica. Ogni canale parla ancora una lingua diversa, e la pressione verso la performance immediata tende a premiare ciò che è facile da misurare a scapito di ciò che è difficile da quantificare. A partire dalla creatività. Eppure le ricerche più recenti confermano quello che i professionisti sanno da sempre: la qualità creativa è uno dei principali driver di efficacia pubblicitaria. Forse il più sottovalutato.Oggi l’AI promette di colmare questo gap, aprendo la strada alla cosiddetta “creative intelligence” la capacità di misurare e prevedere l’impatto di un’idea prima ancora del lancio. Ma la domanda resta aperta: sapremo davvero dare alla creatività il valore che merita, o continueremo a misurare solo ciò che è più comodo misurare?
Raffaele Pastore, Direttore Generale, UPA
16:00
Physical & Digital: l’Experience come media
Retail, eventi, packaging, punti di contatto fisici stanno rientrando al centro delle strategie dopo anni di predominio del digitale che peraltro continua ad assorbire la grande maggioranza degli investimenti in comunicazione. Ma il vero cambiamento non è solo una questione di equilibrio tra canali: è una trasformazione profonda nel modo in cui si concepisce e si progetta la comunicazione. Il modello “canale-centrico” prima penso al digital, poi all’evento, poi al social sta lasciando spazio a un approccio guidato dall’idea: una big idea che nasce trasversale e trova poi esecuzione coerente su tutti i touchpoint, fisici e digitali, in modo contemporaneo e non sequenziale. In questo scenario, l’esperienza non è più un momento isolato di visibilità, ma un ecosistema che amplifica il digitale e ne viene a sua volta amplificato e che continua a produrre significato ben oltre il suo perimetro originario. Parallelamente, le persone sono diventate più selettive: le community accettano i brand solo quando questi sanno essere abilitatori genuini di esperienze condivise, non ospiti indesiderati. Resta aperta una domanda organizzativa cruciale: in un mestiere sempre più integrato, la specializzazione creativa è ancora un valore o serve un nuovo profilo capace di tenere insieme tutto?
Tommaso Fincati, Head of Entertainment, SBAM
Giorgio Bologna, Head of Creative, SBAM
Davide Sala, Head of Strategy & Social Media, KIWI part of Uniting

