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Sanremo visto dagli occhi dell'AI: un'eccellenza difficilmente replicabile nel panorama italiano. Cervini (Annalect): "Nel 2026 non si compete solo per share o per reach, ma anche per AI mindshare"

Stefano Cervini, Chief Intelligence & Data Analytics Officer di Annalect (Omnicom Media) offre una panoramica della kermesse vista dalle piattaforme di AI. "Sanremo ottiene punteggi molto alti su qualità degli artisti (94), reputazione del brand (93) ed esperienza complessiva (90). I modelli di AI segnalano due criticità: la durata percepita come eccessiva e il rischio di una formula che si ripete sempre uguale anno dopo anno".

Nei giorni scorsi abbiamo guardato Sanremo dal lato degli italiani: ascolti, conversazioni social, copertura mediatica. Oggi proviamo a fare una cosa diversa, e forse più insolita: chiediamo ai chatbot cosa pensano del Festival. Stefano Cervini, Chief Intelligence & Data Analytics Officer di Annalect, Omnicom Media ci offre una panoramica della kermesse vista dagli occhi dell’AI.

Non è una provocazione. È una domanda sempre più rilevante per chi lavora in comunicazione. Perché quando una persona apre ChatGPT e chiede "qual è il festival musicale più importante in Italia?", la risposta che riceve vale quanto una recensione, un articolo su una testata di settore, una raccomandazione di un amico. Forse di più…
Abbiamo quindi usato una piattaforma di AI Brand Intelligence per analizzare come i principali modelli come ChatGPT, Gemini, Meta AI, Claude, DeepSeek, Perplexity descrivono e "raccontano" Sanremo, mettendolo a confronto con altri benchmark nazionali ed internazionali dell'entertainment: Grammy Awards, Eurovision, X-Factor e altri. L'obiettivo non era stabilire una verità assoluta, ma identificare pattern: cosa torna sempre? Cosa divide i modelli? Dove Sanremo eccelle e dove invece arranca nel racconto artificiale?
Il quadro complessivo è abbastanza netto. Il Festival ottiene un sentiment mediamente positivo, attorno a +52 su una scala da -100 a +100. Meglio di Eurovision (circa +35), ma ancora sotto i Grammy Awards (circa +72). I modelli riconoscono quindi il peso culturale dell'evento (tornano spesso termini come fenomeno culturale, opportunità unica, grande produzione televisiva) ma con altrettanta coerenza segnalano due criticità: la durata percepita come eccessiva e il rischio di una formula che si ripete sempre uguale anno dopo anno.
C'è poi un secondo spunto che trovo particolarmente interessante per chi fa comunicazione: i modelli non sono tutti uguali. A parità di domanda, Meta AI risulta decisamente più entusiasta (circa +69), mentre Claude è molto più misurato (circa +34). Tradotto: la reputazione mediata dall'AI non è un numero solo, è una media di narrazioni diverse, con bias e dataset differenti. Sul fronte della consumer preference cioè come i chatbot sintetizzano la percezione del pubblico, Sanremo ottiene punteggi molto alti su qualità degli artisti (94), reputazione del brand (93) ed esperienza complessiva (90). In sostanza, nel racconto AI il Festival è percepito come un'eccellenza difficilmente replicabile nel panorama italiano.
La morale? Nel 2026 non si compete solo per share o per reach. Si compete anche per AI mindshare cioè per lo spazio che un brand o un evento occupa nella memoria degli LLM. E Sanremo, da questo punto di vista, ha già qualcosa da difendere, e qualcosa da costruire.