Mercato

Martedì 3 febbraio, le “big” dell’advertising hanno visto un crollo sincronizzato dei loro titoli azionari, spinto dai timori che l’IA stia rendendo obsoleti molti dei servizi delle agenzie

I mercati finanziari sembrano non fidarsi dell’industry pubblicitaria scommettendo sulle capacità dell’IA di prenderne il posto: da questa convinzione è partita una raffica di vendite dei titoli legati al mondo dell’advertising che ha coinvolto tutte le principali holding globali.

Nonostante i risultati e profitti record annunciati il giorno stesso, le azioni di Publicis Groupe hanno registrato martedì un crollo del -9.24%. Anche peggio hanno performato Omnicom e Havas (entrambe oltre il -11%) e WPP (-10%). Ridotto e differito al giorno successivo l’impatto sul titolo dentsu (-6%), la quinta delle principali holding dell’advertising, peraltro già “punita” nelle scorse settImane per non aver ancora trovato una soluzione alla crisi del suo business internazionale.

Secondo la maggior parte degli analisti finanziari che hanno commentato l’evento, la svendita è stata spinta in particolare dall’annuncio di un chatbot di IA recentemente aggiornato da Anthropic, che venerdì ha lanciato dei plug-in per il suo agente Claude Cowork in grado di automatizzare attività in ambito vendite, marketing e analisi dei dati.

L'intelligenza artificiale è sempre più in grado di svolgere esattamente il tipo di servizi basati sulla conoscenza che sostengono il modello di business delle agenzie è il parere più diffuso: l'intelligenza artificiale rappresenta sia un'enorme opportunità che una minaccia, ma fino a questo momento le holding non hanno ancora convinto i mercati di questa opportunità. Resta solo la minaccia. Non è troppo tardi per cambiare paradigma, ma le agenzie dovranno trasformare i loro modelli di business, concentrandosi al contempo sulla creazione di un impatto aziendale significativo e misurabile per i propri clienti attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale.

 

LA SFIDUCIA DEI MERCATI FINANZIARI

“Per quanto riguarda Publicis – ha dichiarato Arthur Sadoun, CEO di Publicis Groupe commentando i risultati del 2025 –, credo che trimestre dopo trimestre abbiamo dimostrato di esserci distinti dalla massa, generando circa 1 miliardo di euro di fatturato in più ogni anno e aumentando tutti i nostri KPI finanziari, che sono già i migliori del settore, e diventando i numeri uno, non per dimensione ma per valore.

Il motivo per cui stiamo crescendo del 5,6% è il nostro modello di crescita basato sull'intelligenza artificiale. Il motivo per cui stiamo conquistando e fidelizzando sempre più clienti è perché abbiamo le capacità, abbiamo il modello e, cosa ancora più importante, le persone per realizzare una vera trasformazione aziendale basata sull'IA... Non c'è un cliente che abbiamo acquisito l'anno scorso che non rientrasse in questo modello”.

Evidentemente quanto affermato da Sadoun al momento di presentare risultati da record, che secondo logica e consuetudine avrebbero dovuto essere premianti anche sul piano del valore azionario e ancor di più vista la difficile situazione in cui versa la industry, non ha ancora convinto gli operatori finanziari che rimangono assai poco fiduciosi nello sviluppo del settore.

Questa posizione non nasce oggi ma dura già da tempo: dal punto di vista finanziario/azionario, infatti, già il 2025 è stato un anno critico per i grandi gruppi di agenzie.

Omnicom, quotata negli Stati Uniti, ha fatto registrare la performance migliore, ma il suo titolo ha comunque perso oltre il 6% a seguito dell'acquisizione di Interpublic, completata a novembre, che ha ridotto il numero di gruppi di agenzie globali dalle "big six" alle nuove "big five". Diventata il più grande gruppo di agenzie al mondo per fatturato dopo l'acquisizione di IPG, ha chiuso il 2025 con una valutazione di 25,4 miliardi di dollari.

Tuttavia, con un valore di 22,5 miliardi di euro (26,5 miliardi di dollari) a fine anno, Publicis Groupe è rimasta la più grande per capitalizzazione di mercato. Le azioni del gruppo francese, in precedenza quello con le migliori performance nel 2023 e nel 2024, nonostante i risultati operativi sempre più che positivi, nel 2025 avevano comunque perso il 14%.

Dentsu ha visto il suo prezzo delle azioni scendere di quasi il 13%, mentre WPP ha registrato la performance peggiore, con un crollo del titolo di quasi il 60%, dopo due profit warning a luglio e ottobre, raggiungendo il livello più basso dal 1998.

In controtendenza, Havas è stato l'unico gruppo a registrare un aumento del prezzo delle sue azioni, di quasi il 5%.

 

TR