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Condé Nast lancia il primo archivio digital di Vogue e si concentra sul branded content. Grandi: "Siamo nel business dell'attenzione. Poche testate sopravviveranno"
Per il presidente e Ad Condé Nast questo lo scenario che tra qualche anno caratterizzerà il segmento dei magazine cartacei: la metà circa scomparirà dal mercato. Ad avere la meglio i cosiddetti 'love brands', le testate cioè che per un mix ottimale di heritage e prospettive garantiranno agli invetitori il raggiungimento degli obiettivi. Un ambito ristretto in cui il gruppo confida di esserci con marchi del calibro di Vanity Fair, Vogue e Glamour. Fondamentale per l'editore la creazione continua di attenzione attraverso un sistema integrato carta-web-eventi. Dopo l'estate molte le novità in partenza.
"In due o tre anni il 50% delle testate oggi in edicola sparirà dal mercato". Questo il pensiero del presidente e Ad di Condé Nast Italia Giampaolo Grandi (in foto) che, a margine dell'incontro in cui hanno comunicato la chiusura di MySelf (leggi news), ha puntualizzato: "Rimarranno solo i magazine cartacei che vantano un mix ottimale tra heritage e prospettive, forti di un ecosistema digitale completo che garantirà loro la centralità sul target che le aziende ricercano. Nonostante MySelf occupi uno spazio preciso posizionandosi sul target delle grown up women multitasking, non produce più i numeri necessari ad un brand nuovo e non internazionale per attrarre investimenti sufficienti alla sua sopravvivenza." Un trend, quello in atto in ambito pubblicitario, che porterà i grandi clienti a concentrarsi con budget in calo su un numero di testate sempre più ristretto e caratterizzato dai cosiddetti 'love brands'.
Quali dunque le armi da sfoderare per la sopravvivenza? Per Grandi non ci sono dubbi: "Oggi più che mai un editore deve essere in grado di produrre attenzione. E noi in Condé Nast lo facciamo quotidianamente, non solo sulla carta ma sfruttando tutti gli strumenti che la tecnologia più all'avanguardia ci offre. Digitale in primis. Il nostro è un approccio alla creazione di attenzione in termini dinamici, day by day."
Un esempio su tutti il successo di pubblico riscosso Wired Next Fest, l'evento sul territorio recentemente organizzato dalla testata che ha catalizzato l'attenzione di 87 mila giovani. Un grande risultato per un magazine piccolo che vanta però 3,5 milioni di utenti unici sul sito e 55 mila copie diffuse (di cui 37 mila su abbonamento).
Un'offerta quella di Condé Nast sempre più focalizzata su un sistema integrato carta-web-eventi che, nonostante la carta continui a rivestire un ruolo centrale, ha in serbo molte sorprese digital e on field ai blocchi di partenza nella seconda parte dell'anno.
Prima tra tutte il lancio a settembre dell'archivio digitalizzato di Vogue. Un'operazione dal respiro internazionale costata un anno di lavoro e un ingente somma di denaro, che vivrà di un'offerta free to consumer e una premium to business. Una raccolta celebrativa dei 50 anni della testata di moda, studiata in modo da consentire una agevole e intuitiva fruizione dei contenuti anche grazie a un motore di ricerca tipo Google. Una sorta di 'Voguele'.
Il mese di settembre sarà anche il momento ideale per il lancio di una nuova proposizione commerciale per il sistema editoriale di Vanity Fair e per il debutto di Nowness, il magazine multimediale di LVMH, sulla piattaforma video proprietaria Condé Nast Live!, che vanta a due mesi e mezzo dal lancio 5 milioni di video visti al mese e 500 mila euro di raccolta solo sulla destinazione www.cnlive.it.
A novembre invece sarà la volta del debutto di un nuovo prodotto editoriale dedicato al mondo del beauty e legato al nuovo Myself online, che vivrà sia sul digitale che sul territorio.
Grande attenzione anche alle attività di branded content ad opera della unit interna Factory 27, che dopo la recente acquisizione del budget Bionike (leggi news), è già al lavoro su tre nuovi progetti.
Maria Ferrucci

