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De Laurentiis: 'Servono nuove regole per l'industry radiotelevisiva'. Confalonieri: 'Gli OTT fanno concorrenza sleale'

Il Presidente di Confindustria Radio Televisioni, in occasione dell'assemblea generale del settore ha sottolineato la necessità di nuove regole dal momento che gli operatori radiotelevisivi tradizionali devono poter competere ad armi pari con gli Over The Top, ovvero i nuovi concorrenti rappresentati ad esempio da colossi come AppleGoogle eYouTube, ma anche NetflixAmazonYahooFacebook e Twitter. D'accordo anche il presidente di Mediaset, secondo il quale gli OTT "non lasciano nulla in termini fiscali e di occupazione".
Nel mercato radiotelevisvo servono nuove regole, perché gli operatori tradizionali possano competere ad armi pari con i cosiddetti Over The Top, ovvero i nuovi competitor, che si chiamano Apple, Google e YouTube ma anche NetflixAmazonYahooFacebook e Twitter.

E' quanto ha dichiarato Rodolfo de Laurentiis (nella foto) all'assemblea generale del settore. 

Come riporta Key4Biz, dal momento che i colossi del web capitalizzano guadagni "senza sottostare alle regole degli editori tradizionali" e "restituiscono pochissimo al sistema Paese in occupazione e tasse", secondo il manager è indispensabile una nuova regolamentazione, equa e sovranazionale. 

Di fatto gli OTT capitalizzano sui proventi pubblicitari e sulla vendita dei contenuti, senza però rispettare le norme a cui gli altri operatori devono attenersi come: tetti alla pubblicità; obblighi di informazione imparziale, completa ed obiettiva; obblighi di par condicio finalizzati a dare ampio rilievo a tutte le espressioni politiche; obiettivi di promozione delle opere europee attraverso quote di investimento e trasmissione prestabilite; regolamenti di tutela dei minori attraverso una programmazione dedicata o comunque con l'individuazione di fasce protette; obblighi di attuazione e predisposizione di programmi e funzioni dedicate alle persone con disabilità.

D'accordo anche Fedele Confalonieri (nella foto a dx), presidente Mediaset, secondo cui "Gli over the top rappresentano un elemento di concorrenza sleale, perché non lascianonulla in termini fiscali e di occupazione".

D'altra parte, non stupisce che i manager italiani del settore, che si trovano a dover fare i conti con un mercato ancora difficile, attacchino le grandi multinazionali la cui crescita pare inarrestabile: basti pensare che Apple lo scorso anno ha fatturato 170 miliardi di dollari, ovvero 35 volte il fatturato di Mediaset, Google 60 miliardi di dollari, pari a 17 volte.

Per non parlare del mercato dell'adv online: Google, primo motore di ricerca al mondo, ne detiene una quota del 32%, seguito da Facebook al 4,2%

La situazione è ben diversa tra gli operatori italiani. Come ha ricordato De Laurentiis, "Il peso del calo della pubblicità è stato sostenuto soprattutto dai maggiori broadcaster: i dati aziendali di Rai e Mediaset parlano di oltre 200 milioni di euro complessivi persi in media ogni anno nel periodo 2008-2013".

SP