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Eni vs 'Report': battaglia a colpi di tweet in tempo reale. Ed è svolta nella relazione tra aziende e media
Durante la puntata del programma di Milena Gabanelli andata in onda ieri sera, 13 dicembre, sono state mosse delle accuse all'azienda del cane a sei zampe che, in tempo reale, ha risposto utilizzando Twitter. È la prima volta che accade: un episodio significativo che apre una nuova pagina nella relazione tra aziende e media.
Nell'era dei social media, del real time marketing e della social tv, ci si poteva aspettare che accadesse, prima o poi. Cioè che un'azienda, attaccata da un programma televisivo, utilizzasse proprio il canale social per rispondere in tempo reale alle accuse.
E' quanto è successo ieri sera, 13 dicembre. Protagosti Eni e 'Report'. Come hanno riportato molti quotidiani, durante la puntata del programma di inchiesta condotto da Milena Gabanelli, è andato in onda il servizio denominato 'La trattativa' , firmato da Luca Chianca, che vedeva protagonista, suo malgrado, Eni. Oggetto dell'inchiesta l'acquisto della licenza per sondare i fondali marini della concessione petrolifera Opl245, il più grande giacimento offshore nigeriano.
Nel corso della trasmissione, come di consueto, sono stati pubblicati alcuni tweet. In uno di questi, 'Report' affermava: "L'unico dato certo è che Eni ha pagato un miliardo e 92 milioni di dollari, bonificati su un conto Jp Morgan".
Eni, però, non è rimasta a guardare e ha scelto di rispondere in tempo reale, con un altro tweet: "Ma sentenza Corti inglesi esclude comportamenti fraudolenti di rappresentanti".
Non solo. Proprio durante la diretta televisiva, l'azienda del cane a sei zampe ha continuato a replicare alle accuse di ' Report ', non solo attraverso diversi tweet, ma invitando gli utenti a visitare una pagina del sito creata per l'occasione, un vero e proprio dossier ricco di informazioni e approfondimenti relativi ai quattro punti principali dell'inchiesta. Una reazione che ha sorpreso gli stessi autori della trasmissione e un esempio efficace di crisis management in diretta televisiva e di utilizzo inedito del second screen.
A gestire l'innovativa operazione per conto di Eni è stato Marco Bardazzi, responsabile della comunicazione del colosso energetico dallo scorso febbraio, che non ha esitato a intervenire nella questione utilizzando anche il suo profilo personale.
Senza ovviamente entrare nel merito del torto o della ragione, ciò che ci interessa porre in evidenza è l'innovativa modalità di comunicazione utilizzata da Eni, che rappresenta una vera e propria svolta nella relazione tra aziende e media. Punto sul quale oggi si sono trovati d'accordo molti esperti di comunicazione e non solo, ai quali l'episodio di ieri sera ha suggerito non poche riflessioni.
Come riporta oggi, 14 dicembre, Repubblica, secondo Giovanni Boccia Artieri, docente di sociologia dei New media e Internet studies, comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali all'università di Urbino "un'azione così strutturata in Italia non c'era mai stata. Ci si limitava a rispondere in tempo reale ma senza strategie di fondo, senza contenuti e spesso rischiando di produrre più danni che benefici in termini d'immagine, gestione della crisi e reputazione online. Sarebbe tuttavia interessante capire come si sia generato questo fenomeno e soprattutto come si sia propagato, grazie al sostegno diretto o indiretto di quali influencer".
L'obiettivo di un'azione come quella di Eni, si legge ancora oggi, 14 dicembre, su Repubblica, non è però solo fornire la propria versione dei fatti, ma anche contestare le regole del gioco giornalistico, sottraendosi allo schema proposto.
Se, come è lecito credere, a questo caso che ha fatto da apripista ne faranno seguito altri, l'industria dei media deve farsi trovare pronta: oggi i giornalisti non sono gli unici a essere sempre always on, lo sono anche le aziende, e la battaglia si gioca in tempo reale, a colpi di tweet. Complice l'importanza dei social network oggi, nel fare informazione.
SP
E' quanto è successo ieri sera, 13 dicembre. Protagosti Eni e 'Report'. Come hanno riportato molti quotidiani, durante la puntata del programma di inchiesta condotto da Milena Gabanelli, è andato in onda il servizio denominato 'La trattativa' , firmato da Luca Chianca, che vedeva protagonista, suo malgrado, Eni. Oggetto dell'inchiesta l'acquisto della licenza per sondare i fondali marini della concessione petrolifera Opl245, il più grande giacimento offshore nigeriano.
Nel corso della trasmissione, come di consueto, sono stati pubblicati alcuni tweet. In uno di questi, 'Report' affermava: "L'unico dato certo è che Eni ha pagato un miliardo e 92 milioni di dollari, bonificati su un conto Jp Morgan".
Eni, però, non è rimasta a guardare e ha scelto di rispondere in tempo reale, con un altro tweet: "Ma sentenza Corti inglesi esclude comportamenti fraudolenti di rappresentanti".
Non solo. Proprio durante la diretta televisiva, l'azienda del cane a sei zampe ha continuato a replicare alle accuse di ' Report ', non solo attraverso diversi tweet, ma invitando gli utenti a visitare una pagina del sito creata per l'occasione, un vero e proprio dossier ricco di informazioni e approfondimenti relativi ai quattro punti principali dell'inchiesta. Una reazione che ha sorpreso gli stessi autori della trasmissione e un esempio efficace di crisis management in diretta televisiva e di utilizzo inedito del second screen.
A gestire l'innovativa operazione per conto di Eni è stato Marco Bardazzi, responsabile della comunicazione del colosso energetico dallo scorso febbraio, che non ha esitato a intervenire nella questione utilizzando anche il suo profilo personale.
Senza ovviamente entrare nel merito del torto o della ragione, ciò che ci interessa porre in evidenza è l'innovativa modalità di comunicazione utilizzata da Eni, che rappresenta una vera e propria svolta nella relazione tra aziende e media. Punto sul quale oggi si sono trovati d'accordo molti esperti di comunicazione e non solo, ai quali l'episodio di ieri sera ha suggerito non poche riflessioni.
Come riporta oggi, 14 dicembre, Repubblica, secondo Giovanni Boccia Artieri, docente di sociologia dei New media e Internet studies, comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali all'università di Urbino "un'azione così strutturata in Italia non c'era mai stata. Ci si limitava a rispondere in tempo reale ma senza strategie di fondo, senza contenuti e spesso rischiando di produrre più danni che benefici in termini d'immagine, gestione della crisi e reputazione online. Sarebbe tuttavia interessante capire come si sia generato questo fenomeno e soprattutto come si sia propagato, grazie al sostegno diretto o indiretto di quali influencer".
L'obiettivo di un'azione come quella di Eni, si legge ancora oggi, 14 dicembre, su Repubblica, non è però solo fornire la propria versione dei fatti, ma anche contestare le regole del gioco giornalistico, sottraendosi allo schema proposto.
Se, come è lecito credere, a questo caso che ha fatto da apripista ne faranno seguito altri, l'industria dei media deve farsi trovare pronta: oggi i giornalisti non sono gli unici a essere sempre always on, lo sono anche le aziende, e la battaglia si gioca in tempo reale, a colpi di tweet. Complice l'importanza dei social network oggi, nel fare informazione.
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