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L'Unità sempre più verso la liquidazione. A salvarla solo l'arrivo di nuovi soci
La grande crisi che da tempo attanaglia l'Unità sembra destinata a non cessare, traghettando il quotidiano verso la liquidazione. Sono passati solo pochi giorni dall'ennesima ondata di licenziamenti. Una serie di lettere di licenziamento collettivo senza ammortizzatori sociali sono state infatti annunciate l'11 gennaio al comitato di redazione da un rappresentante del gruppo Pessina a cui il segretario del Partito Democratico aveva affidato il rilancio del giornale.
Come si legge su Primaonline, il 12 gennaio Chicco Testa (in foto), presidente della società editrice del quotidiano, durante il consiglio di amministrazione della stessa è stato chiaro: “Di fronte a perdite previste in tre milioni e mezzo e che quindi azzerano il capitale della società dovevo chiedere ai soci la ricapitalizzazione della società di 5 milioni di euro, riportarla cioè in bonis". Unica alternativa alla liquidazione della società, imposta dall’art.2447 del Codice Civile.
Il Pd (socio al 20% attraverso la fondazione Eyu) ha offerto la propria disponibilità alla ricapitalizzazione per un milione di euro, mentre l'altro socio (80%) Piesse, si è dimostrato disponibile a mettere gli altri quattro.
Testa ha dunque riconvocato l'Assembla per il 1° febbraio con ‘liquidazione della società’ all'ordine del giorno e commentato che “Se nel frattempo uno dei soci o un attore esterno si presenterà con una disponibilità dichiarata, la procedura può essere sempre sospesa”.

