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Le sfide dello Streamcasting: il video vale 6,4 mld, il 55% della comunicazione italiana. Dal Sasso (Minerva Insights): «L’innovazione funziona solo se implementata. Primo e secondo schermo convergono, con più creatività e sperimentazione sul digitale”
Durante il workshop “Le sfide dello Streamcasting – Annuario della Televisione 2025”, Alberto Dal Sasso, CEO di Minerva Insights Italy, ha offerto una riflessione approfondita sul processo di trasformazione che sta ridisegnando l’ecosistema video in Italia. Dal Sasso ha ricordato come Minerva Insights Group, realtà internazionale presente nel Paese da soli due anni, operi nel campo della misurazione dei costi delle comunicazioni video, concentrandosi non tanto sul contatto quanto sul valore economico che lo sostiene.
Secondo Dal Sasso, il mercato si trova in una fase cruciale di innovazione, una parola centrale nel concetto stesso di “streamcasting” e nei contributi condivisi dagli altri relatori presenti all'incontro (leggi news). L’innovazione, ha sottolineato, è reale solo quando trova possibilità concrete di implementazione. Ed è proprio su questo punto che editori e broadcaster stanno dimostrando una crescente maturità: l’industria sta lavorando a un’integrazione efficace tra le novità digitali e il tessuto media tradizionale, favorendo una convergenza che fino a pochi anni fa sembrava impensabile.
Dal Sasso ha richiamato l’attenzione sul peso del video all’interno del mercato comunicativo italiano, oggi stimato intorno ai 6,4 miliardi di euro, pari al 55% di tutto il comparto. Un settore vasto e frammentato, articolato tra primo e secondo schermo, che offre modalità di comunicazione sempre più differenti e sofisticate. Le analisi di Minerva Insights mostrano come i principali investitori nei due ambienti non siano molto distanti tra loro: il settore food & beverage resta dominante, sebbene con alcune differenze significative nella ripartizione degli investimenti tra lineare e digitale.
Le discrepanze emergono soprattutto nei formati e nelle durate dei contenuti. Sul secondo schermo si osserva una forte sperimentazione creativa, con video spesso ben oltre il minuto, mentre il primo schermo rimane ancorato ai canonici 30 secondi e a una maggiore uniformità stilistica. Differenze rilevanti si riscontrano anche nella stagionalità degli investimenti: la programmazione del lineare resta prevedibile e tradizionale, mentre quella del display TV mostra un andamento irregolare, svincolato dalle consuetudini del broadcasting.
Questa diversità non rappresenta una competizione tra modelli, ma la dimostrazione che si sta consolidando una unica realtà video, capace di offrire agli investitori più livelli di azione. Il primo schermo garantisce continuità e copertura, mentre il secondo schermo permette sperimentazione, creatività e una varietà di formati che amplia il potenziale comunicativo.
“Dimmi che schermo editi e ti dirò chi sei”. Una frase che riassume bene la nuova consapevolezza degli investitori, chiamati a comprendere non solo il pubblico, ma anche il contesto tecnico e narrativo in cui i contenuti vengono distribuiti. Il video, ha concluso, rimane il perno dell’intero sistema comunicativo italiano, e la sua capacità di evolvere su più piattaforme rappresenta oggi la leva competitiva più importante per il futuro del settore.
Davide Riva

