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Per Mediaset ancora possibile un'intesa con Vivendi, a patto che crei valore in linea con il nuovo piano industriale. Premium continuerà da sola, anche rinunciando al calcio

In risposta alla stampa a margine della presentazione londinese delle strategie del prossimo triennio, Piersilvio Berlusconi ha nuovamente chiarito la posizione di tutta la sua famiglia (parte rilevante della compagine societaria del Gruppo di Cologno Monzese) relativamente ai recenti sviluppi dell'affaire Mediaset/Vivendi precisando che non c'è nessuna intenzione a vendere da parte loro.

A Londra per spiegare agli analisti il piano industriale 2017-2020 di Mediaset (leggi news) l'amministratore delegato Piersilvio Berlusconi in risposta alle domande dei giornalisti, a margine della presentazione, ha dichiarato di non avere chiuso le porte a Vivendi ma al contrario, tutta la famiglia Berlusconi è favorevole a valutare eventuali nuove proposte del Gruppo francese (precisando che fino ad ora non ce ne sono state) a patto che creino valore per Mediaset nel rispetto del nuovo piano insustriale del Biscione.

Fuori discussione invece la vendita di Mediaset, alla luce delle recenti vicende attraverso cui Vivendi si è avvicinata al 30% di Mediaset dopo aver disatteso l’accordo per l’acquisto della pay tv Premium della società televisiva italiana. "Avevamo un accordo vincolante firmato, un accordo che era stato negoziato per mesi. Molto bilanciato e produttivo per tutte e due le parti perché vedeva quelle che, secondo noi, sono le uniche vere strategie industriali possibili tra un broadcaster spagnolo e italiano come Mediaset e un’azienda come Vivendi che ha diverse partecipazioni. Ad oggi il piano industriale Mediaset prevede di sviluppare il nostro core business, cioè la tv gratuita, e in particolare l’estensione dei contenuti su tutte le piattaforme digitali. Con quello che ha creato negli ultimi anni, Mediaset ha una forza abbastanza unica: siamo leader nella tv, siamo leader su internet e lo siamo diventati anche nella radio. I numeri sono positivi e gran parte li avremmo fatti comunque al di là di Vivendi, erano già nei nostri piani".

Guardando avanti, sempre relativamente al rapporto con il gruppo di Bollorè, Piersilvio ha ribadito: "Nel mio incontro, avvenuto per cortesia, con Arnaud de Puyfontaine (ceo di Vivendi) c’è stato un vago accenno a un accordo societario con Tim in Italia. Anche se avrebbe un senso solo dal punto di vista delle telco. Per chi fa contenuti e televisione molto meno. A noi con Vivendi interessava avere contenuti di valore per spingere la penetrazione della banda larga". 

E Mediaset Premium? Per la pay tv del Biscione un futuro da solista che, in virtù di importanti manovre di efficientamento dei costi, potrebbe addirittura prevedere la rinuncia al calcio. L'obiettivo è quello di ridurre drasticamente le spese attuali, con tagli consistenti anche al pacchetto Calcio di Premium e la conseguente massiccia riduzione del giro d'affari anche fino al 90%.

Radiocor Plus stima infatti un fatturato ridotto a 80 milioni di euro con 600mila abbonati (dai 2 milioni attuali) e una spesa media mensile per cliente che passa da 24 a 8 euro. Il management di Mediaset, ha infatti previsto per Premium una drastica riduzione dell'esposizione ai diritti del calcio, soprattutto per quanto riguarda la Champions League che non vedrà Mediaset in corsa per le licenze.

Questo porterà il giro d'affari di Premium dagli attuali 600-680 milioni (tra abbonati e raccolta pubblicitaria) a circa 80-90 milioni con un abbattimento dei costi stimato in 800 milioni dal 2018, quando scadranno le attuali licenze Champions e Serie A: 700 milioni di risparmi riguarderebbero i diritti e i costi di produzione, 100 milioni altre voci di spesa. In questo scenario base, Premium raggiungerebbe il break even. 

Il nuovo modello «aperto» di Premium prevede la possibilità di ospitare contenuti di altri gruppi media sulla piattaforma digitale terrestre nonchè di fornire ad altri canali non sportivi realizzati dal Biscione. 

MF