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Monti Riffeser lancia un'OPA finalizzata al delisting

L'offerente ritiene che il delisting sia un presupposto essenziale per una riorganizzazione ed efficientamento del gruppo, finalizzati all'ulteriore rafforzamento dello stesso, operazione più facilmente perseguibile nello status di non quotata, grazie alla maggiore flessibilità operativa e organizzativa.

Monti Riffeser S.r.l. ha deciso di promuovere un'offerta pubblica di acquisto (OPA) volontaria totalitaria avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie emesse da Monrif, dedotte le complessive n. 149.477.539 azioni, rappresentative del 72,393% del capitale sociale dell'emittente, detenute dall'offerente e dalle persone che agiscono di concerto, nonché le 2.668.880 azioni proprie, rappresentative dell'1,293% del capitale sociale. L'offerta è finalizzata a ottenere la revoca delle azioni dalla quotazione su Euronext Milan.

Monrif, società quotata dal 1986 a Piazza Affari, detiene in qualità di holding partecipazioni nel settore editoriale (gruppo Editoriale Nazionale), stampa (Poligrafici Printing), pubblicitario, new media (GoSpeed), dell'ospitalità (EGA Emiliana Grandi Alberghi) e immobiliare.

L'offerente riconoscerà un corrispettivo pari a 0,0500 euro per ciascuna azione portata in adesione (chiusura di ieri a 0,0402 euro).

L'offerente ritiene che il delisting sia un presupposto essenziale per una riorganizzazione ed efficientamento del gruppo, finalizzati all'ulteriore rafforzamento dello stesso, operazione più facilmente perseguibile nello status di non quotata, grazie alla maggiore flessibilità operativa e organizzativa.

L'offerente è controllato da Andrea Leopoldo Riffeser Monti (nella foto), titolare di una quota rappresentativa del 53,33% del capitale sociale, mentre la restante parte del capitale sociale dell'offerente è detenuto, in misura paritetica, da Matteo Riffeser Monti, Bruno Riffeser Monti e Sara Riffeser Monti, tutti figli di Andrea Leopoldo Riffeser Monti.

L'offerente ha sottoscritto un accordo di co-investimento con ADV Media, Tamburi Investment Partners, Future e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, per il quale gli azionisti si sono impegnati a non portare in adesione all'offerta la totalità delle azioni dai medesimi detenute.