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Vanity Fair e la ricetta anti-crisi. Diffusioni a +5% nel 2009

Il settimanale Condé Nast nel trimestre giugno-luglio-agosto è stato il più comprato in edicola  (+8-9,5% sul 2008), ad agosto con 368.417 copie medie ha conquistato il record di venduto mensile. La previsione è chiudere il 2009 con 260.000 copie di diffusione pagata. Sul fronte della raccolta, dopo un primo semestre a -18,7% in volume, il bimestre settembre-ottobre fa registrare una positiva inversione di tendenza. In programma un rafforzamento della presenza in rete.
Sono poche le testate che in un momento del mercato come quello attuale possono vantare risultati brillanti sia dal punto di vista diffusionale che pubblicitario. Vanity Fair è una di queste e in Condé Nast sono ben contenti di comunicarlo. E' questa la ragione che ha spinto il direttore Luca Dini e il publisher Luca Librenti a organizzare un incontro oggi, 13 ottobre, alla sede milanese della casa editrice.

"La performance di Vanity è tanto positiva da aver suscitato l'interesse delle testate internazionali  - ha esordito Luca Librenti (nella foto a dx)- L' International Herald Tribune e il sito del New York Times lo scorso 25 settembre hanno stilato un report dedicato al settimanale (dal titolo 'Italy embraces Vanity Fair', ndr) gridando addirittura al 'fenomeno editoriale'".

D'altra parte, i numeri parlano chiaro. A snocciolarli è stato lo stesso Librenti, che non ha mancato di sottolineare che le diffusioni di Vanity Fair sono 'pulite', ottenute cioè senza collaterali e senza il trascinamento di abbinamenti (evidenti o nascosti) ad altre testate a larga diffusione. "Nel trimestre giugno-luglio-agosto - ha dichiarato il publisher - Vanity Fair è stato il settimanale più comprato in edicola e per abbonamento, con crescite della diffusione pagata tra l'8 e il 9,5% sul 2008. In particolare ad agosto, con una diffusione pagata pari a 368.417 copie medie nelle quattro settimane, il settimanale ha conquistato il record di venduto mensile".

"Il numero che ha ottenuto più successo è stato quello del 19 agosto, con in copertina Michelle Hunziker - ha continuato Librenti - Con 400.203 copie di diffusione totale, di cui 394.942 di pagata, è stato in assoluto il numero che ha venduto di più".

Partendo da questi presupposti, la previsione di chiusura per l'anno in corso non può che essere positiva. "Vogliamo lanciare una sorta di provocazione - ha detto Librenti  - '+5% copie pagate e -99% copie promozionali', il che significa che nel 2009 la diffusione pagata di Vanity Fair segnerà, in controtendenza con il mercato, un +5%, attestandosi sulle 260.000 copie, di cui 100-110.000 diffuse per abbonamento e 160.000 circa in edicola. Inoltre, verranno eliminate le copie promozionali, derivanti dalle attività di geo-marketing targettizzato degli anni precedenti".

Anche sul fronte pubblicitario i risultati sono soddisfacenti. Con 3.725 pagine di adv nel periodo gennaio-settembre il settimanale diretto da Luca Dini è leader nel suo segmento, con un distacco di 500 pagine dal secondo in classifica (Grazia, ndr.) e di 1000 dal terzo (Io Donna, ndr.). "E' importante tenere presente il fatto che, nonostante la crisi, le nostre tariffe sono rimaste stabili, così come la foliazione - ha spiegato Librenti - e pertanto i risultati ottenuti sono ancora più significativi e dimostrano un apprezzamento reale da parte degli investitori. Naturalmente non siamo immuni dalla crisi, la raccolta, in volumi, è in calo, ma in misura inferiore rispetto al mercato. Dopo un primo semestre a -18,7% sullo stesso periodo del 2008 (in volumi, ndr.), ad agosto e a ottobre la flessione è stata a una cifra e nel bimestre settembre-ottobre si è registrata la prima, positiva, inversione di tendenza. Per novembre e dicembre non abbiamo segnali confortanti, ma crediamo che il secondo semestre si chiuda con un risultato più positivo rispetto al primo".

Qual è il segreto di tanto successo? Il direttore Luca Dini (nella foto a sx)non ha dubbi: l'attenzione alla qualità dei contenuti e le interviste esclusive ai personaggi dello star system e non. "Negli ultimi mesi ci siamo concentrati molto sulla scelta dei volti da copertina - ha spiegato - E' nel nostro dna mantenere la cosiddetta 'promessa di copertina', ovvero non attirare il lettore con un personaggio se poi all'interno non c'è un corposo servizio che lo riguarda. Chi mi piacerebbe avere sulle prossime copertine? Carla Bruni e, perchè no, Veronica Berlusconi".

Dopo il successo nella carta stampata, Vanity Fair si appresta ora a conquistare anche la rete. E' infatti in cantiere un grosso progetto di sviluppo per Style.it, il portale femminile di Condé Nast su cui convergono contributi dal settimanale di Luca Dini e da Glamour. "A mio parere il web se gestito bene non cannibalizza il giornale ma è un arricchimento-  ha affermato il direttore - Oggi per una rivista che vuole comunicare con i propri lettori è imprescindibile l'utilizzo della rete. Anche sul sito Vanity manterrà la propria identità, punteremo sull'affidabilità dei contenuti, all'insegna di una forte integrazione tra carta e web".

Serena Piazzi