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Space Available Here. Solo ci resta la Pubblicità Onesta
Ricordate il trionfo di Cannes di quest’anno, quella #fearlessgirl che ci insegnava come anche l’orco cattivo può trovare la strada per la virtù?
La statua della ragazzina, che fronteggia il Toro di Wall Street e indica la via del cambiamento, ha commosso tutti gli operatori della comunicazione, ha incantato i media, ha portato decine di migliaia di persone a farsi fotografare davanti ad un simbolo della nuova prospettiva dell’Uguaglianza di Genere, ha vinto tutti i premi pubblicitari possibili.
Anch’io, proprio su questa testata, ne ho tessuto le lodi. Se quest’anno Cannes era tutta orientata sulla Parola d’Ordine Diversity, la statua di bronzo della giovane donna ne era la sua sintesi più completa. Ho avuto l’occasione, mercoled’ scorso, di parlarne alla presentazione allo Swiss Marketing Club della reel di Cannes.
La cosa avveniva proprio nel giorno della massima attenzione sul caso Wienstein, il produttore Orco di cui tutti i giornali si erano occupati in abbondanza. Quale occasione migliore per parlare di una grande azione di comunicazione positiva, etica, nata addirittura come caso di b2b e poi arrivata senza altri supporti di budget fino alla gente vera, che l’ha adottata e fatta sua.
Poi, il ritorno alla dura realtà. Perché scopro, grazie ad una segnalazione di Francesco Taddeucci e Federico Russo, oltre ad un articolo del New York Times (leggi qui) che tre giorni prima la società che ha promosso la favolosa e ultrapremiata iniziativa, la State Street Corporation, ha concordato davanti ad un giudice il pagamento di una multa da 5 milioni di Dollari a causa dei suoi comportamenti antisindacali: aveva discriminato dal punto di vista salariale 305 impiegate, pagate meno di uomini nelle stesse posizioni. In sei mesi #fearlessgirl, la campagna per valorizzare le donne lavoratrici promossa da una società che sottopaga le donne, passa da grande Messaggio Etico a simbolo dell’Età delle Fake News.
Morale: superato lo choc, perché noi all’advertising Civile ci crediamo davvero, non resta che lanciare un messaggio serio e chiaro, per noi creativi ma soprattutto per i clienti.
Non conviene troppo affidarsi alle bufale ed alle Fake News. Cosi come non conviene lanciarsi sulle iniziative che puntano a fare una ripulitura dell’immagine per scopi di bassa categoria. Anche perché nel payoff della McCann, che ha firmato l’iniziativa, c’è sempre stato scritto “Truth Well Told”.
La comunicazione è una cosa seria. Non cerchiamo di fare furbate. Al di là del primo articolo del codice di autodisciplina Pubblicitaria, sottoscritto da tutti, ricordiamoci che, della montagna di denaro ed intelligenza che mettiamo nella nostra comunicazione, nella coscienza pubblica, e nella storia di una società, l’unica cosa che resta è la Pubblicità Onesta.

