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Milano Cortina 2026 e l’uso (privato) dell’interesse pubblico: quando lo sport diventa un affare immobiliare
Manca poco alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, ma per alcuni soggetti l’oro è già stato vinto. Non si tratta di atleti, bensì di grandi gruppi privati, soprattutto nel settore immobiliare, che stanno beneficiando delle Olimpiadi grazie a una definizione molto elastica di “interesse pubblico”.
A Milano, in particolare, alcune operazioni immobiliari private sono state considerate “di interesse pubblico” perché legate ai Giochi. Questo ha permesso di ottenere agevolazioni, deroghe e risorse pubbliche che normalmente non sarebbero state possibili. Un ruolo importante lo ha avuto anche il Decreto Sport, approvato nell’estate scorsa, che ha semplificato ulteriormente le regole in nome dell’urgenza olimpica.
Su queste dinamiche si concentra l'inchiesta di Altraeconomia, che pubblica documenti finora inediti. I documenti mostrano come la narrazione del “grande evento che porta benefici a tutti” presenti molte crepe.
Uno dei casi più emblematici riguarda l’Arena di Santa Giulia, a sud di Milano. La struttura è di proprietà del gruppo tedesco Eventim, uno dei maggiori operatori europei nel settore degli eventi e della bigliettazione. L’arena dovrebbe ospitare le gare maschili di hockey su ghiaccio durante le Olimpiadi.
L’investimento è formalmente privato, ma è stato sostenuto anche con fondi pubblici, perché l’opera è stata dichiarata di “interesse pubblico di rilevanza statale” proprio in funzione dei Giochi.
Il problema è che, come dimostrano i documenti, l’arena non è stata progettata per l’hockey.
Già nel marzo 2023 la Federazione italiana sport del ghiaccio (Fisg) aveva espresso un parere negativo, inviandolo alla Fondazione Milano Cortina 2026. Altreconomia aveva già pubblicato il testo del parere nel 2024, ma ora rende pubblico anche il documento ufficiale.
Il giudizio della Fisg è molto chiaro: il parere è negativo perché manca una pista di ghiaccio permanente, cioè una pista costruita in modo stabile nel cemento e dotata di un impianto di refrigerazione adeguato. A Santa Giulia questi elementi non ci sono.
Non solo. Nell’arena manca anche una pista per gli allenamenti degli atleti. Per questo, sul sito della Fondazione Milano Cortina 2026 si legge che accanto all’arena principale è stata costruita una pista di ghiaccio “aggiuntiva”, destinata agli allenamenti di tutte le nazionali.
In pratica, un impianto definito “olimpico” non è completo e ha bisogno di un’altra struttura. E questa struttura viene pagata dal comitato organizzatore, cioè con soldi pubblici.
Il documento della Fisg solleva quindi una domanda fondamentale:
perché un’arena privata, finanziata anche con risorse pubbliche, non rispetta i requisiti minimi per lo sport che dovrebbe ospitare?
Secondo l’inchiesta, questo caso mette in discussione il ruolo della federazione e rafforza il sospetto che l’“interesse pubblico” venga usato come giustificazione per favorire operazioni private. Una dinamica già vista anche in altri casi milanesi, come San Siro o il Villaggio olimpico.
Il secondo documento riguarda il Villaggio olimpico nell’ex scalo ferroviario di Porta Romana. L’area è di proprietà del Gruppo Coima, guidato dall’imprenditore Manfredi Catella, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano sull’urbanistica nell’estate 2025.
Il documento è una lettera datata 24 novembre 2022, lo stesso giorno in cui il fondo immobiliare “Porta Romana”, promosso e gestito da Coima insieme a Covivio, Prada Holding e Coima ESG City Impact, annunciava l’acquisto dell’area per 180 milioni di euro.
Nel testo, Regione Lombardia e Comune di Milano riconoscono che i costi per costruire il Villaggio olimpico sono aumentati molto rispetto alle previsioni iniziali, soprattutto a causa del caro-prezzi dei materiali edili.
Il punto critico arriva nel momento in cui i due enti pubblici dichiarano di voler discutere “in buona fede” un accordo per trovare soluzioni economiche, anche attraverso: modifiche agli accordi già esistenti oppure la ricerca di finanziamenti pubblici per coprire i maggiori costi.
Il tutto senza indicare alcuna cifra precisa e senza assumere un impegno formale nei bilanci pubblici, come sarebbe normalmente richiesto. In sostanza, il pubblico promette di aiutare il privato, ma senza chiarire quanto, come e con quali limiti.
Questi due casi mostrano un meccanismo ricorrente: le Olimpiadi vengono usate come leva straordinaria per rendere possibili operazioni immobiliari che, in condizioni normali, avrebbero incontrato più ostacoli.
Il risultato è che i rischi economici aumentano per il settore pubblico, mentre i benefici restano in gran parte nelle mani dei privati.
L’inchiesta di Altreconomia non mette in discussione lo sport o l’evento olimpico in sé, ma il modo in cui viene usata l’idea di “interesse pubblico”. A pochi mesi dai Giochi, la domanda resta aperta:
le Olimpiadi porteranno davvero benefici ai cittadini o serviranno soprattutto a far vincere, ancora una volta, chi aveva già i mezzi per farlo?

