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L'Italia in corsa per le Olimpiadi Estive 2036: è sfida tra il progetto diffuso Milano-Torino-Genova e il grande asse Roma-Napoli per il sogno a cinque cerchi

Un percorso appena iniziato, ma che potrebbe trasformarsi nella più grande operazione di marketing territoriale e legacy infrastrutturale del prossimo decennio.

La corsa italiana verso i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2036 entra in una fase decisiva. Sul tavolo del CONI prendono forma due modelli di candidatura differenti ma accomunati da una stessa filosofia: organizzare un'edizione sostenibile, contenere i costi e valorizzare il patrimonio infrastrutturale esistente, in linea con il nuovo approccio promosso dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Da un lato c'è il progetto Roma-Napoli, sostenuto dal presidente del CONI Luciano Buonfiglio, che punta a rilanciare la Capitale facendo leva sull'eredità delle Olimpiadi di Roma 1960 e su un ampio programma di rigenerazione urbana. Dall'altro prende quota la proposta del Nord-Ovest, con Milano, Torino e Genova, che intende capitalizzare l'esperienza organizzativa e le infrastrutture sviluppate in vista di Milano Cortina 2026.

La decisione finale dovrà maturare nei prossimi mesi, quando il CONI definirà quale progetto presentare al CIO nell'ambito del dialogo per l'assegnazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2036.

L'ipotesi Roma-Napoli riflette pienamente le nuove linee guida del CIO, che privilegiano il riutilizzo degli impianti esistenti rispetto alla costruzione di nuove strutture.

Secondo lo scenario attualmente allo studio, Roma ospiterebbe circa l'85% delle competizioni, comprese atletica, scherma, tennis, arti marziali e gran parte degli sport indoor. Napoli diventerebbe invece il polo degli sport acquatici in mare aperto, ospitando vela, surf e nuoto di fondo, valorizzando anche gli investimenti realizzati per l'America's Cup. Resta invece da individuare la sede destinata alle gare di nuoto in piscina.

L'obiettivo è ridurre l'impatto economico, limitare la realizzazione di nuovi impianti e trasformare i Giochi in un'opportunità di riqualificazione urbana.

Tra gli interventi considerati più concreti figurano il potenziamento della rete tranviaria di Roma, il completamento della seconda Vela della Città dello Sport di Tor Vergata, la realizzazione di un Villaggio Olimpico ad alta sostenibilità ambientale, destinato successivamente a essere riconvertito in residenze permanenti, e il completamento della tratta nord della Linea C della metropolitana fino alla Farnesina. Più lontana nel tempo appare invece la realizzazione della futura Linea D.

Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha inoltre chiarito che un'eventuale candidatura della Capitale sarà possibile soltanto con il pieno sostegno del Governo e delle istituzioni coinvolte, condizione ritenuta indispensabile per garantire stabilità politica e copertura finanziaria al progetto.

Parallelamente prosegue il lavoro sulla candidatura del Nord-Ovest.

Il progetto promosso da Milano, Torino e Genova si fonda sull'utilizzo di infrastrutture già operative, sulla forte integrazione logistica tra le tre città e sull'esperienza organizzativa maturata con Milano Cortina 2026.

Le tre città dispongono già di impianti sportivi, poli fieristici, centri congressi e waterfront riqualificati, elementi che potrebbero ridurre sensibilmente gli investimenti necessari. Restano tuttavia alcuni nodi ancora da sciogliere, a partire dall'individuazione dello stadio olimpico destinato ad accogliere le gare di atletica leggera. In questo contesto continua il confronto sul futuro di San Siro, tema destinato a incidere anche sul dossier olimpico.

Rispetto al passato, entrambe le candidature abbandonano il concetto di città unica.

Il CIO incoraggia infatti progetti distribuiti su più territori, capaci di utilizzare impianti esistenti, ridurre le emissioni e limitare gli investimenti destinati a opere prive di utilizzo dopo i Giochi.

L'asse Roma-Napoli valorizza il patrimonio storico, culturale e turistico italiano, proponendo un progetto che integra sport, turismo e rigenerazione urbana. La proposta Milano-Torino-Genova, invece, punta sulla solidità organizzativa, sull'efficienza delle infrastrutture e sulla continuità con l'esperienza maturata durante Milano Cortina 2026.

Entrambi i modelli rispondono alla strategia di sostenibilità adottata dal Comitato Olimpico Internazionale.

Uno degli aspetti più rilevanti nella valutazione della candidatura sarà la sostenibilità economica.

Ad oggi non esiste ancora un budget ufficiale, poiché il dossier italiano non è stato formalmente presentato. Tuttavia, secondo le valutazioni degli analisti, un progetto costruito prevalentemente sul riutilizzo degli impianti potrebbe contenere i costi di gestione tra 2,5 e 3,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungerebbero gli investimenti infrastrutturali già programmati o destinati a lasciare un'eredità permanente ai territori.

Le principali voci di spesa riguarderebbero soprattutto mobilità, trasporti, riqualificazione urbana, villaggi olimpici, sicurezza e organizzazione dell'evento, più che la costruzione di nuovi impianti sportivi.

L'esperienza di Milano Cortina 2026 rappresenta un precedente significativo: anche in quel caso il modello organizzativo è stato costruito privilegiando il riuso delle infrastrutture esistenti e la distribuzione delle competizioni su più territori, riducendo il ricorso a nuove opere permanenti.

La corsa ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2036 sarà particolarmente affollata.

Tra le candidature che hanno manifestato interesse figurano Doha, Istanbul, Jeonju, Nusantara, Santiago, oltre ai progetti promossi da India, Arabia Saudita, Germania e Ungheria.

In questo scenario l'Italia può far valere diversi punti di forza: una consolidata esperienza nell'organizzazione di grandi eventi internazionali, un patrimonio infrastrutturale rafforzato da Milano Cortina 2026, un'elevata attrattività turistica e un modello pienamente coerente con gli obiettivi di sostenibilità, riuso degli impianti e contenimento dei costi richiesti dal CIO.

La competizione, tuttavia, sarà influenzata anche da fattori geopolitici. Negli ultimi anni il Comitato Olimpico Internazionale ha mostrato crescente interesse verso candidature capaci di aprire nuovi mercati sportivi e commerciali, motivo per cui Paesi come India, Arabia Saudita e Qatar potrebbero rappresentare avversari particolarmente competitivi.

Prima di qualsiasi candidatura ufficiale sarà necessario il via libera del Governo.

Luciano Buonfiglio ha ribadito che il CONI procederà soltanto in presenza di un ampio consenso istituzionale, coinvolgendo Governo, amministrazioni locali e Sport e Salute.

Parallelamente dovranno essere chiariti alcuni aspetti tecnici ancora aperti, tra cui il futuro di San Siro nel progetto del Nord-Ovest e le possibili riserve del CIO sulla frammentazione geografica delle sedi, elemento che dovrà essere bilanciato con un'organizzazione logistica efficiente.

La candidatura italiana alle Olimpiadi e Paralimpiadi del 2036 rappresenta molto più di una sfida sportiva.

L'organizzazione dei Giochi potrebbe generare un importante effetto economico per i settori dell'edilizia, della mobilità, del turismo, dell'hospitality, della meeting industry, della live communication e dell'audiovisivo, favorendo nuovi investimenti pubblici e privati nel prossimo decennio.

Nei prossimi mesi il CONI sarà chiamato a scegliere quale delle due visioni sviluppare nel dialogo con il CIO. Da una parte il fascino storico e il potenziale di rigenerazione urbana dell'asse Roma-Napoli; dall'altra la solidità organizzativa e l'eredità infrastrutturale del triangolo Milano-Torino-Genova.

Qualunque sarà la scelta finale, l'obiettivo resta lo stesso: riportare i Giochi Olimpici estivi in Italia con un modello sostenibile, competitivo e capace di lasciare un'eredità duratura per il Paese.