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Diversity Media Research e Diversity Media Awards 2023. Presentate oggi la ricerca annuale sulla rappresentazione inclusiva nei media italiani e le nomination degli Oscar dell’inclusione

L’indagine è stata condotta da Fondazione Diversity con l’Osservatorio di Pavia, 2B Research e un Comitato Scientifico proveniente da numerose Università italiane. L’ottava edizione del Premio anche quest’anno in onda su Rai1.

Oggi a Palazzo Marino, alla presenza del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, è stato presentato da Francesca Vecchioni (nella foto), Presidente di Fondazione Diversity, e Monia Azzalini, Osservatorio di Pavia, il Diversity Media Research 2023 (DMR), la ricerca annuale sulla rappresentazione delle diversità nei media italiani di Informazione e Intrattenimento, condotta da Fondazione Diversity in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con un Comitato Scientifico proveniente da numerose Università italiane. Quest’anno la ricerca si è avvalsa della collaborazione del nuovo Security Check Committee composto da esperti ed esperte delle diverse aree della diversity, e si è ampliata anche con il Diversity Media Representation Impact, un’analisi di scenario sulle “diete mediali” del pubblico italiano e sulla percezione di canali e piattaforme sui temi dell’inclusione, presentata da Maria Luisa Bionda, 2B Research.

Come ogni anno, i prodotti mediali emersi dal DMR entrano in nomination per i Diversity Media Awards 2023, che premiano personaggi e contenuti che si sono distinti per una rappresentazione valorizzante delle persone su temi di genere e identità di genere, orientamento sessuale e affettivo, età e generazioni, etnia, disabilità, aspetto fisico. I vincitori e le vincitrici, che emergeranno dal voting online, saranno premiati il 21 giugno nel corso di una serata-evento al Teatro Lirico di Milano condotta da Matilda De Angelis e Alberto Boubakar Malanchino e trasmessa anche quest’anno su Rai1 - sabato 1° luglio in seconda serata - per il suo alto valore di servizio pubblico, come sottolineato oggi dal Direttore di Rai Intrattenimento Prime Time Stefano Coletta.

Partendo dalla prima area di analisi, dedicata all’informazione televisiva italiana (condotta sulle 42.271 notizie andate in onda nelle edizioni prime time dei 7 principali Tg italiani dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022) è emerso che l’incidenza delle notizie riguardanti almeno una diversity è del 23,9% sull’agenda complessiva con un lievissimo aumento rispetto al 2021 (+0,9%) ma con importanti differenze tra le aree.  Se Etnie, Età e generazioni e Genere sono le aree più affrontate nei Tg (con un’incidenza del 12,3%, 10,4%, 8,2% sul totale notizie), l’area Disabilità si ferma ad un 1,3%, mentre temi LGBT+ o legati all’Aspetto Fisico hanno una copertura vicina allo zero (0,3%, 0,2%).

Oltre alla copertura “numerica”, risulta particolarmente significativa l’analisi qualitativa delle notizie. Se l'agenda dei TG nel 2020 e 2021 è dominata dal Covid-19, nel 2022 è trainata dalla guerra in Ucraina: la crescita dei temi etnici e razziali è da impuntarsi quasi esclusivamente allo scoppio del conflitto e, fra le oltre 100 etnie classificate, la più frequente nei servizi è quella ucraina (38,4%). Un simile impatto si riscontra anche sull’area Età, che si focalizza in un caso su dieci sulle Generazioni in guerra (10,8%) con attenzione prevalente per Giovani e Bambini. Minore impatto del conflitto sull’area Genere, ancora tristemente dominata da servizi su Violenza sulle donne (15,5%) e Femminicidi (9,1%), anche se un segnale positivo arriva dall’attenzione data dai media alle donne protagoniste dei disordini in Iran per quella che rappresenta una chiara forma di violazione “istituzionalizzata” dei diritti (200 notizie tra settembre e dicembre). L’area delle Disabilità è dominata dalla questione del Fine vita (16,3%) al traino del dibattito politico e, se il Covid-19 aveva fatto emergere nel 2021 la categoria della Fragilità, nel 2022 tra le disabilità più trattate ci sono le Malattie mentali (13,2%) che emergono però quasi esclusivamente in concomitanza di fatti di cronaca nera.

Le notizie che riguardano persone e tematiche LGBT+ sono meno della metà di quelle registrate nel 2021, a causa dell’uscita dall’agenda dei TG del dibattito sul DDL Zan, che tuttavia lascia in eredità una certa attenzione sui diritti civili. L’Aspetto fisico, diversity analizzata per la prima volta quest’anno, ha una visibilità estremamente bassa, e focalizzata prevalentemente sulla bellezza (42,9%).

Passando all’intrattenimento, sono stati analizzati 500 prodotti mediali singoli su oltre 10.000 segnalazioni arrivate dal basso. Già dalle segnalazioni emergono evidenze importanti: oltre il 57% delle segnalazioni riguarda prodotti e personaggi del mondo Social (Content creator, 49% e prodotti Digitali, 8%), il 10% riguarda i podcast mentre le categorie dell’audiovisivo (film, serie tv italiane, straniere e kids, programmi tv) ottengono complessivamente un 14% di segnalazioni, con solo l’1% delle segnalazioni rivolte a Programmi TV in calo rispetto agli anni precedenti, un segno di quanto gli spettatori fatichino a trovare prodotti percepiti spiccatamente come inclusivi.

Tendenze che trovano riscontro nell’analisi qualitativa dei prodotti: Film, Serie tv Italiane e Programmi Tv registrano un andamento a macchia di leopardo per l’attenzione data alle diversity: Etnia e Aspetto fisico sono le grandi assenti nel panorama italiano audiovisivo, mentre c’è più attenzione per i temi LGBT+, generazionali e di genere, anche se la presenza di personaggi o ospiti delle varie categorie non è necessariamente garanzia di un trattamento corretto: soprattutto per quanto riguarda i Programmi tv, le tematiche sono poco approfondite, trattate con toni sensazionalistici e con dibattiti polarizzati che virano all’hate speech o, come per la Disabilità, con uno sguardo pietistico o paternalistico che toglie dignità al soggetto trattato.

 Dall’analisi qualitativa emerge anche che le piattaforme streaming e i canali pay registrano tendenzialmente performance migliori della tv lineare free portando alla luce alcune riflessioni. La prima riguarda il motivo alla base di questa differenza: esiste un rischio concreto che l’offerta della tv lineare si basi su stereotipi legati all’età, al genere e allo status socio-economico dei propri target prevalenti, che portano alla costruzione di offerte “biased” (ossia prevenute). Un pregiudizio – quello che identifica il pubblico italiano come “poco evoluto” – non supportato dall’analisi Diversity Media Representation Impact realizzata per la prima volta quest’anno da Fondazione Diversity e 2B Research: secondo la ricerca ben il 91% della popolazione ha accesso ad almeno una piattaforma streaming (di contro, solo il 9% accede solo alla tv lineare) dimostrando un livello di evoluzione del pubblico molto maggiore rispetto a quanto solitamente si pensi. Viene da chiedersi se l’offerta “conservativa” della tv lineare non sia forse la causa - e non la conseguenza – della “fuga” delle giovani generazioni e dei pubblici più evoluti verso piattaforme e offerte pay.

Una seconda riflessione riguarda invece un altro dato emerso dal Diversity Media Representation Impact: a differenza di quello che accade per Serie tv e Film, il canale prevalente di fruizione dei Programmi televisivi è ancora la tv lineare. Questo elemento rende ancora più importante la responsabilità dei broadcaster tradizionali di tenere conto dell’impatto sociale che i loro contenuti possono avere sulla popolazione, puntando su racconti valorizzanti e abbandonando toni pietistici, sensazionalistici, paternalistici. Numerosi programmi giudicati inclusivi dalla ricerca DMR Intrattenimento, hanno ottenuto anche grande riscontro nel pubblico, a dimostrazione che il cambiamento non deve spaventare.

I programmi Radio, i Podcast e il Mondo Digitale (Creator e prodotti Digitali) registrano le migliori performance qualitative per la capacità di far emergere voci e professionalità delle categorie sottorappresentate inserendoli in contesti più strutturati o trovando le chiavi per diventare, anche solo sporadicamente, mainstream. Fiore all’occhiello della produzione audiovisiva italiana in tema di rappresentazione, le Serie tv kids, capaci di ottenere le migliori performance in tema di varietà di rappresentazione, correttezza di linguaggio e di livello di approfondimento dei temi. Dalle Serie tv straniere arriva il percorso da seguire in tema di centralità delle tematiche: la rappresentazione “offscreen” di professionalità appartenenti a categorie sottorappresentate (sceneggiatori, registi, producer e maestranze), elemento riscontrabile in un numero sempre maggiore di produzioni, è direttamente correlata con una maggiore qualità della trattazione.

Fino al 4 giugno i prodotti mediali risultati più inclusivi dall’analisi del DMR potranno essere votati dal pubblico su www.diversitymediaawards.it per ottenere la vittoria ai Diversity Media Awards 2023 nelle seguenti categorie: Miglior Film, Miglior Serie TV Italiana, Miglior Serie TV Straniera, Miglior Serie Kids, Miglior Programma TV, Miglior Programma Radio, Miglior Podcast, Miglior prodotto digital, Creator dellanno, Personaggio dell’anno. Durante l’evento saranno attribuiti anche i riconoscimenti all’informazione, attualmente in fase di valutazione da parte del Comitato Scientifico: Miglior TG, Miglior Articolo Stampa Quotidiani, Miglior Articolo Stampa Periodici, Miglior Articolo Stampa Web.

I Diversity Media Awards e il Diversity Media Research sono realizzati con il Patrocino di: Comune di Milano – Assessorato al Welfare e Salute; Commissione Europea – Rappresentanza a Milano.

Il Diversity Media Research è realizzato da Fondazione Diversity in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, con 2B Research e con un Comitato Scientifico proveniente da numerose Università italiane (Università Sapienza di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Università della Svizzera Italiana, Università di Reggio Calabria, Università degli Studi di Napoli Federico II).  Il Security Check Committee è formato da: Paolo di Lorenzo, Marina Pierri, Marina Cuollo, Susanna Owusu Twumwah, Leila Belhadj Mohamed, Gabe Negro.

La Fondazione Diversity pubblica il report esteso, scaricabile gratuitamente, sul sito www.diversitymediaawards.it

L’evento Diversity Media Awards è prodotto da Fondazione Diversity con YAM112003. Con il supporto di IAA Italy, OBE – Osservatorio Branded Entertainment, Valore D. Con il sostegno di Google, Lavazza, Meta, Spotify. Partner tecnico: Moët & Chandon. Digital Partner: Comunicarlo. Media partner: Tv Sorrisi e Canzoni.

Biglietti disponibili su TicketOne.it:

https://www.ticketone.it/artist/diversity-media-awards/?affiliate=ITT.