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"Milano: no agli eventi, si all'assembramento di massa nei negozi" lo sfogo di Cristina Viganotti (NextEvent)
In momento storico di grande sofferenza per la event industry a causa delle restrizioni imposte dalle norme anti contagio, molte le incongruenze nei protocolli imposti che sono saltate all'occhio di chi lavora nel mondo degli eventi.
Tra le denunce degli addetti ai lavori, pubblichiamo lo sfogo di di Cristina Viganotti, founder di NextEvent, società che che fornisce hostess e steward per ogni tipo di evento.
"Cara Città Di Milano, ieri mi hai ancora una volta INDIGNATA.
Sono mamma di una ragazzina di 13 anni e mezzo, che cresce come “i funghi”, come dicevano le nostre nonne. Quindi, è ora di mettere qualcosa di adeguato nell’armadio, andiamo a far girare l’economia.
Arriva l’autunno e ieri, per la prima volta dai tempi del lockdown, ho rivisto la città di sempre:
strade affollate, il centro stracolmo di gente, i piccoli spettacoli in Corso Vittorio Emanuele dove il termine assembramento era più che adeguato, code all’entrata dei negozi dove non si rivela più la temperatura e dove, incredibile a dirsi, non c’è più l’ingresso contingentato! Stranieri ovunque.
Paola ed io abbiamo girato i classici negozi della sua generazione:
Brandy & Melville: negozietto disposto su 3 piani, senza aria condizionata, dove orde di ragazzine si riversano dentro provando la qualunque (ma l’igienizzazione dei capi dove è finita? Chiedo perché io faccio eventi, e se al mio evento non insacchetto un cappotto dell’ospite e per caso questo viene a contatto con quello di un altro ospite mi danno la multa). Così per dire…
Seconda tappa Pull & Bear: anche qui devo solo lavarmi le mani, nessuna rilevazione della temperatura (sempre io, che faccio eventi, se non provo la temperatura ad ogni ospite, pago la multa), nessun cartello che ti ricorda le misure igienico sanitarie da rispettare per il contenimento del virus (nei nostri uffici siamo costretti ad appendere fogli con leggi, decreti, norme ovunque: fuori dalla porta, in sala d’attesa, alla macchinetta del caffè, su una sedia e una no. Non vado oltre perché sapete anche voi).
Terza tappa Subdued: qui l’ingresso sembra contingentato, ma quando entri, fra ragazzine e le mamme al seguito speri davvero di non contrarre il virus facendo shopping. Perché in fiera è pericoloso andare, abbiamo i corridoi di entrata, quelli di uscita, norme di qui e norme di là. Ma nei negozi milanesi, caro Sindaco Beppe Sala, dovresti farci un giro.
Dulcis in fundo, care mamme alla lettura, Zara in Corso Vittorio Emanuele: una bellissima coda all’entrata e voi direte, “ma quindi si prova la febbre?” NO, “c’è la coda perché l’ingresso è contingentato?”NO. C’è la coda perché all’entrata c’è la segnaletica per terra del metro di distanza… 3,2,1, tutti in fila e poi……scatenate l’inferno! Appena dentro ti ritrovi 3 o 4 piani (ho perso il conto) di negozio dove ci saranno state almeno 500 persone! Assembramenti davanti ai jeans, code alla cassa, code all’ingresso dei camerini, tutti ammassati. Sempre io, che facevo eventi perché oggi il mercato è fermo, ho l’obbligo delle 200 persone al chiuso, con 2857 regole per rendere l’evento sicuro (giustamente) e non posso organizzare altro seno diventa pericoloso. Mi sembra logico no?
Ma allora io mi chiedo, caro Conte, cari sindaci, cara Italia, ma perché dovete far morire un comparto come il nostro? Perché ci si può assembrare nei negozi senza regole e noi che facciamo eventi e abbiamo tutte le linee guida necessarie per farli, siamo demonizzati? Dimenticati? Totalmente invisibili.
Alla fine di questo giro dantesco, mi reco all’Istituto Marangoni dove è in atto una parte di Milano Design City: temperatura all’ingresso e lavaggio mani rigidamente controllati, tutti con la mascherina, numero di persone controllato e ognuno al suo posto: finalmente mi sento sicura, circondata da persone che fanno rispettare le regole e da ospiti che le rispettano.
L’evento oggi è il posto più sicuro per i nostri cittadini e non di certo quanto di più allucinante ho visto ieri a Milano."

