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Evento pubblico

Alla galleria Franco Soffiantino in mostra Ei Arakawa, Henning Bohl, Nora Schultz

Attraverso la performance 'Non solo show/Non group show' il gruppo conia una nuova categoria di un unico artista, formato da tre persone che danno forma ad una sola opera, a un unico progetto all’interno dello spazio espositivo.

Il primo appuntamento del 2008 presso la galleria d’arte contemporanea Franco Soffiantino ha come protagonista  il 'non solo show / non group show' dei tre artisti Ei Arakawa, Henning Bohl e Nora Schultz. La mostra è aperta fino all'8 aprile 2008 dalle 11 alle 19. La galleria è situata in via Rossini , 23 a Torino.
Questo inedito trio di artisti, attraverso la loro performance vuole coniare una nuova categoria: un unico artista, formato da tre persone che danno forma ad una sola opera, a un unico progetto all’interno dello spazio espositivo. L’intento dei tre artisti di fronte a questo progetto non è quello di mantenere la propria singolarità e autonomia ma piuttosto di sfruttare i loro corpi come medium artistici, come soggetti che si muovono nello spazio e circoscrivono eventi.
 
nonsoloshow.JPGPer questo motivo la mostra è composta da due parti collegate: una dedicata all’azione, l’altra alla staticità. Si parte dall’azione attraverso l’happening per arrivare a 'quello che ne rimane' inteso come palcoscenico dell’evento (nell'immagine, la preparazione dell'evento).

Entrando nello spazio della galleria si avverte immediatamente la sensazione di camminare all’interno di una sorta di 'scena del crimine' composta da imponenti cesti di metallo e nastro adesivo. Il visitatore è portato a porsi l’interrogativo su 'che cosa sia avvenuto all’interno della galleria'.
Gli interrogativi del visitatore verranno chiariti, quando, scendendo nella parte inferiore della galleria, troverà una video installazione che documenta l’happening avvenuto martedì 5 febbraio, durante il quale gli artisti hanno espresso in modo chiaro i propri concetti.
L’occasione effimera dell’happening attraverso la ripresa televisiva esige contestualmente di fissare in memoria visiva l’arte dell’azione in cui ogni elemento della scena, attore compreso, si fa oggetto, il linguaggio verbale viene ridicolizzato, le installazioni diventano attori e il pubblico non ha solamente il ruolo di fruitore passivo.

I tre artisti, senza creare uno spazio tripartito, ma piuttosto mescolando tre o più identità in un’unica idea, hanno creato, nella loro perfomance, le sculture da delle azioni, riflettendo sul concetto di 'palcoscenico', o dell'installazione, intesa come palcoscenico, e delle sculture come 'attori'.
I grandi cesti, oggetti di uso comune, vengono esaltati ridicolizzando la loro sacralità nello spazio museale, creando una 'monumentalità fragile' data dall’idea della loro pesantezza e nel contempo leggerezza, assurti a strumenti performativi attorno ai quali muoversi e riconfigurare costantemente la propria immagine.