Evento pubblico
Un toro di nove metri come simbolo del Carnevale 2012
La scultura, realizzata dall’artista veneziano Guerrino Lovato, verrà bruciata Martedì Grasso, al termine della Vogata del Silenzio. La scelta dell'animale non è casuale, ma vuole invece recuperare una delle più antiche feste veneziane legate alla storia della città e al Carnevale stesso.
La scultura di un toro di nove metri di altezza, realizzata dall’artista veneziano Guerrino Lovato, da sabato mattina campeggia all’entrata del Canal Grande, ricordando ai veneziani e agli ospiti che il Carnevale è iniziato.
“Abbiamo scelto il Toro come icona della forza, della fortuna e della fertilità, ovvero i valori simbolici legati a questo animale dalla tauromachia delle varie culture - ha sottolineato Davide Rampello, direttore artistico del Carnevale -. Il Toro vigilerà sul nostro Carnevale fino a Martedì Grasso, giorno in cui verrà bruciato al termine della Vogata del Silenzio”.
Un falò, quello di Martedi Grasso, totalmente eco-friendly, visto che la struttura in legno è stata realizzata, insieme a un gruppo di artigiani macedoni, con materiali totalmente naturali provenienti dalla laguna, tra cui arelle di cannicciato e 360 mq di erica filata.
Un’immagine forte quella del Toro che sembra anche esorcizzare il freddo. “Questo Carnevale - sottolinea Piero Rosa Salva, Presidente della Venezia Marketing & Eventi - è più basso rispetto agli anni scorsi e quindi fa più freddo. Il Toro, in quest’anno olimpico, è un po’ come il nostro braciere, il filo conduttore che ci guiderà per tutta la kermesse.”
Dal punto di vista della tradizione, la scelta del Toro vuole recuperare una delle più antiche feste veneziane legate alla storia della città e al Carnevale stesso. Per secoli, infatti, il patriarcato di Aquileia donava annualmente a Venezia un toro, 12 pani e 12 porci da usarsi per uno spettacolo pubblico. Era questo il pegno che Aquileia doveva pagare alla Serenissima per aver osato occupare Grado nel 1162, poi prontamente riconquistata dai veneziani. E così, per secoli, nel giorno di Giovedì Grasso in Piazza San Marco si realizzava una tauromachia veneziana: 'Il sacrificio del Toro', in cui il Corpo dei Fabbri, che si erano distinti nella liberazione di Grado, aveva il privilegio di 'tagliare la testa al toro'.
“Abbiamo scelto il Toro come icona della forza, della fortuna e della fertilità, ovvero i valori simbolici legati a questo animale dalla tauromachia delle varie culture - ha sottolineato Davide Rampello, direttore artistico del Carnevale -. Il Toro vigilerà sul nostro Carnevale fino a Martedì Grasso, giorno in cui verrà bruciato al termine della Vogata del Silenzio”. Un falò, quello di Martedi Grasso, totalmente eco-friendly, visto che la struttura in legno è stata realizzata, insieme a un gruppo di artigiani macedoni, con materiali totalmente naturali provenienti dalla laguna, tra cui arelle di cannicciato e 360 mq di erica filata.
Un’immagine forte quella del Toro che sembra anche esorcizzare il freddo. “Questo Carnevale - sottolinea Piero Rosa Salva, Presidente della Venezia Marketing & Eventi - è più basso rispetto agli anni scorsi e quindi fa più freddo. Il Toro, in quest’anno olimpico, è un po’ come il nostro braciere, il filo conduttore che ci guiderà per tutta la kermesse.”
Dal punto di vista della tradizione, la scelta del Toro vuole recuperare una delle più antiche feste veneziane legate alla storia della città e al Carnevale stesso. Per secoli, infatti, il patriarcato di Aquileia donava annualmente a Venezia un toro, 12 pani e 12 porci da usarsi per uno spettacolo pubblico. Era questo il pegno che Aquileia doveva pagare alla Serenissima per aver osato occupare Grado nel 1162, poi prontamente riconquistata dai veneziani. E così, per secoli, nel giorno di Giovedì Grasso in Piazza San Marco si realizzava una tauromachia veneziana: 'Il sacrificio del Toro', in cui il Corpo dei Fabbri, che si erano distinti nella liberazione di Grado, aveva il privilegio di 'tagliare la testa al toro'.

