Scenari

La pirateria nell’editoria libraria vale quasi un terzo dell’intero mercato (722 mln di euro). Coinvolti il 36% degli adulti e il 76% degli studenti universitari. L’uso di riassunti generati da AI cresce e porta a perdite occupazionali. Dal report Ipsos D

La percezione del reato sta aumentando: il 63% la considera grave e il 40% teme sanzioni. Le copie/licenze perse sono cresciute nell’editoria trade e professionale, mentre sono leggermente diminuite nell’editoria universitaria. Tra i canali di vendita, gli store online subiscono maggiori perdite (361 milioni). Il fenomeno riguarda più di un italiano su tre, con una maggiore incidenza tra studenti universitari (76%) e professionisti (48%). Tra i comportamenti più diffusi: download illegale di ebook, condivisione tra amici e acquisto di materiali fotocopiati o riassunti online.

È pari a 722 milioni di euro il valore delle vendite che la pirateria ha sottratto nel 2025 al mondo del libro, pari al 30% del mercato complessivo (escludendo il settore scolastico e l’export), quasi un terzo del totale. Per il sistema Paese, ovvero calcolando anche le attività dell’indotto quali la logistica, i servizi e altro, la perdita è di quasi 2 miliardi (1,95 miliardi per la precisione) di fatturato, per il fisco 313 milioni. Valori che si traducono in una mancata occupazione per 4.500 persone nel mondo del libro, 11.500 posti con l’indotto.

La stima delle dimensioni della pirateria nel mondo del libro nel 2025 (la rilevazione è di ottobre 2025 e riguarda i 12 mesi precedenti) è contenuta nella quarta ricerca sul tema commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Ipsos Doxa e presentata a Roma durante un convegno organizzato da Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune di AIE e della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG).

Questi valori, tuttavia, sono al netto dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA), utilizzata dal 64% della popolazione di più di 15 anni, dal 79% degli studenti universitari per i testi di studio, dal 55% dei liberi professionisti per i contenuti professionali. Per la prima volta la ricerca ha gettato una luce anche su questo fenomeno.

 

IA: molto diffuse le rielaborazioni e i riassunti di libri

L’utilizzo di rielaborazioni prodotte con l’IA riguardanti libri di lettura, testi universitari e contenuti professionali, misurato quest’anno per la prima volta, è molto diffuso. Il 12% della popolazione sopra i 15 anni dichiara di aver utilizzato rielaborazioni prodotte dall’IA riguardanti libri di lettura ottenute da altri utenti, prodotte ponendo domande all’algoritmo, oppure caricando sull’IA materiali protetti dal diritto d’autore. Tale percentuale è del 58% tra gli studenti universitari per i testi di studio e del 22% tra i liberi professionisti per i contenuti editoriali professionali. Il tasso di soddisfazione degli utenti rispetto a tali rielaborazioni è superiore al 70%. Il 45% di chi utilizza tali rielaborazioni per i libri di lettura le conserva dopo averle lette, il 36% le condivide con altre persone. Tra chi utilizza rielaborazioni di libri universitari il 60% le conserva e il 22% le condivide. Per i contenuti professionali il 45% li conserva e il 20% li condivide.

Solo il 34% degli italiani sopra i 15 anni, il 38% degli studenti universitari e il 42% dei liberi professionisti si dice consapevole del fatto che caricare contenuti protetti dal diritto d’autore sull’IA senza autorizzazione è illegale.

 

Aumenta la percezione della pirateria come reato e la consapevolezza del rischio di essere scoperti
Il 63% del campione definisce la pirateria un reato grave: anche se di pochi punti percentuali rispetto al 58% del 2023 e al 61% del 2021 e del 2019, è il tasso più alto da quando sono state avviate le rilevazioni. Il 40% del campione ritiene inoltre probabile essere scoperti e sanzionati, contro il 30% del 2023.

 

Le dimensioni del fenomeno: crescono le copie/licenze perse

Rispetto a due anni fa, il danno economico è in crescita nell’editoria trade (libri di narrativa e saggistica venduti nelle librerie fisiche e online e nei supermercati, a stampa e digitali) e in quella professionale e lievemente in calo nell’editoria universitaria, ma questo sempre senza tenere conto dell’impatto, per adesso non quantificabile, dell’utilizzo di strumenti di IA.

Sono 38 milioni le copie perse nell’editoria trade in un anno (erano 35 milioni nel 23), 4,4 milioni nell’editoria universitaria (5 milioni nel 23), 2,2 milioni le copie/licenze perse nell’editoria professionale (2,4 milioni nel 23). Questo si traduce in mancate vendite per l’editoria trade di 439 milioni di euro (405 milioni nel 23), 165 milioni di euro per l’editoria universitaria (188 milioni nel 23) e 118 milioni di euro per l’editoria professionale (94 milioni nel 23).

A livello di canali di vendita, i 722 milioni di euro di vendite perse si dividono in 361 milioni di euro negli store online, 293 nelle librerie fisiche, 68 milioni in abbonamenti. Se guardiamo invece ai formati, i 722 milioni di euro di vendite perse si dividono in 501 milioni di euro di libri a stampa e 221 milioni di euro in formati digitali.

 

Chi sono i pirati

Più di un italiano su tre (il 36% della popolazione sopra i 15 anni) ha compiuto almeno un atto di pirateria editoriale nell’ultimo anno. Nello specifico, il 25% ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o fonti illegali su Internet, il 18% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, il 14% ha ricevuto o comprato almeno un libro fotocopiato, il 9% ha ricevuto da amici un abbonamento o codici di accesso per usufruire di ebook e audiolibri.

 

Maggiore incidenza di pirati tra studenti universitari e professionisti

Se guardiamo ai settori specifici dell’editoria universitaria e degli utenti dell’editoria professionale, la situazione è più allarmante. Ha compiuto nell’anno almeno un atto di pirateria il 76% degli studenti universitari. I comportamenti più diffusi sono ricevere gratuitamente da compagni e amici ebook e altri materiali digitali (31%), scaricare ebook da siti illegali (27%), ricevere da amici o conoscenti un libro fotocopiato (26%), acquistare riassunti o compendi in copisteria o da altri studenti (24%), acquistare libri fotocopiati (23%), acquistare riassunti o compendi da siti Internet (23%).

Se prendiamo invece in considerazione l’universo dei liberi professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri), il 48% ha compiuto almeno un atto di pirateria nell’ultimo anno. Scaricare materiali da siti illegali (33%), stampare materiali da formati digitali (23%), scaricare o ricevere gratuitamente banche dati professionali (24%) sono i comportamenti più diffusi.

La ricerca Ipsos Doxa per AIE è stata svolta a ottobre del 2025 su un campione complessivo di 3800 individui intervistati online (CAWI) che hanno permesso di raccogliere evidenze su tre target; 2700 adulti (più di 15 anni) rappresentativi per genere, età, area geografica, ampiezza centro, professione e titolo di studio, 805 studenti universitari rappresentativi per genere, età e area geografica e 785 liberi professionisti rappresentativi per area geografica.