Scenari

PR 2026: il settore supera i 155 miliardi di dollari, cresce del 10% annuo e intende raggiungere 356 miliardi entro il 2035 mentre l’intelligenza artificiale trasforma reputazione, visibilità e strategie di comunicazione

Investire in pubbliche relazioni nell’era dell’IA è una scelta strategica necessaria, non un costo. In un contesto dove credibilità e posizionamento vengono messi a dura prova dalle fake news, una corretta comunicazione, il monitoraggio dei media e la gestione in tempo reale delle crisi reputazionali diventano irrinunciabili. A maggior ragione l’avvento dell’IA, che sta sostituendo i motori di ricerca tradizionali e che premia le fonti autorevoli grazie ad algoritmi ad hoc, rende necessario l’investimento: lo dimostrano i dati del mercato delle PR che è pronto a superare i 350 miliardi di dollari entro il 2035, con una crescita record. Per Matteo Gavioli di Espresso Communication questa rivoluzione vedrà i professionisti trarre vantaggio dalle nuove tecnologie: “L’IA non sostituisce l’umano ma ne potenzia le performance, che diventano data-driven e predittive: non si reagisce più, si anticipa”.

Nel 2026 le pubbliche relazioni non sono più un semplice supporto alla comunicazione e al marketing, ma uno degli asset strategici più rilevanti per aziende, brand, professionisti e istituzioni. In un contesto dominato da fake news, sovraccarico informativo, crisi reputazionali e algoritmi che influenzano la visibilità, destinare budget significativi alle PR significa investire in credibilità, fiducia e posizionamento. Non a caso, il mercato globale del settore continua a crescere a ritmi sostenuti: secondo le più recenti stime internazionali, come riportato da Global Growth Inside, il settore supererà i 155 miliardi di dollari a livello globale nel 2026, con una crescita media annua vicina al 10%. Un trend che riflette una consapevolezza ormai diffusa: la reputazione è un capitale. Basti pensare che le valutazioni degli esperti in ottica futura vedono un autentico boom del settore che entro il 2035 varrà quasi 356 miliardi dollari, con una crescita complessiva del 129% in 10 anni. Un interesse che cresce ed evolve, da mera visibilità a reale valore economico. Per anni infatti le PR sono state valutate soprattutto in termini di rassegna stampa e copertura mediatica, oggi il paradigma è cambiato.

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Le aziende chiedono metriche di impatto reale: contributo al fatturato, alla lead generation, alla fiducia degli stakeholder e alla resilienza del brand in momenti di crisi. Le relazioni pubbliche entrano così nel cuore delle strategie di business, al fianco di marketing, vendite e customer experience. Non più solo “raccontare”, ma influenzare decisioni, percezioni e comportamenti anche attraverso i dati e le nuove tecnologie.

Ad accelerare la trasformazione interviene così anche l’intelligenza artificiale, che sta cambiando per sempre le regole del gioco: “Il boom degli investimenti in PR è una naturale conseguenza in un mondo dove cittadini e consumatori, assediati da bot e fake news, sono alla costante ricerca di autenticità e informazioni autorevoli e dove, allo stesso tempo, l’IA sta via via affiancando e integrando la stampa tradizionale come principale fonte d’informazione, diventando essa stessa motore di ricerca e «selezionatrice» di notizie di cui fidarsi – sottolinea Matteo Gavioli, Co-owner & COO di Espresso Communication, agenzia PR specializzata in content strategy e media relation, e fondatore di #EaudePR, la prima rubrica italiana dedicata alle pubbliche relazioni su Linkedin – Dall’ultima edizione del report globale The State of PR emerge infatti che ad oggi oltre due terzi dei professionisti della comunicazione utilizzano strumenti IA per analizzare media e sentiment in tempo reale, identificare trend emergenti, scrivere e ottimizzare contenuti, segmentare audience e stakeholder e monitorare crisi reputazionali. L’IA non sostituisce l’umano ma ne potenzia lavoro e performance, consentendo quindi alle PR di diventare data-driven, predittive e molto più veloci: non si reagisce più, si anticipa”.

Nonostante l’automazione crescente, che vedrà gli strumenti d’intelligenza artificiale diventare sempre più centrali nella quotidianità di aziende, professionisti, giornalisti e normali cittadini, il fattore umano resterà comunque decisivo. L’IA accelera processi, li rende immediati, ma non è in grado di rimpiazzare la forza della strategia e del pensiero critico, oltre all’unicità della creatività narrativa e soprattutto la gestione delle relazioni. Le PR più efficaci sono infatti quelle che combinano tecnologia avanzata e intelligenza emotiva, dati e storytelling, automazione e visione. Ma c’è un secondo effetto ancora più profondo di questa rivoluzione: le aziende non puntano più a essere citate sui media tradizionali, ma anche a essere citate dalle stesse intelligenze artificiali. I dati sono chiari: un nuovo studio condotto da Muck Rack ha svelato che oltre l’89% dei link citati dall’Intelligenza Artificiale arriva da earned media”, ovvero spazi gratuiti frutto degli sforzi delle pubbliche relazioni. Cosa significa? Che le PR non sono più solamente “awareness”, “reputation” e "rassegna stampa”, ma rappresentano un canale integrato di performance, un fattore di visibilità algoritmica e il confine tra essere nella conversazione o sparire. Nel 2026 una parte crescente delle informazioni verrà cercata infatti direttamente tramite chatbot, assistenti vocali e motori AI. Questo significa che la visibilità di un brand dipende anche dalla sua presenza nelle fonti considerate autorevoli dagli algoritmi. In altre parole: non basta più comparire sui motori di ricerca, bisogna essere presenti nei dataset che nutrono l’AI. Le PR diventano quindi uno strumento di “AI positioning: più un’azienda è citata su testate affidabili, studi, report e media riconosciuti, più aumentano le probabilità che venga menzionata anche nelle risposte delle intelligenze artificiali. È una nuova forma di reputazione: quella algoritmica.

“Le PR non vanno più quindi interpretate come un costo, ma come un investimento necessario in un mercato dell’informazione dove la reputazione è sempre più volatile e dove l’IA decide per sempre più persone quali news leggere e da quali fonti saziare la propria sete di sapere – conclude Matteo Gavioli di Espresso Communication – In un ecosistema dove la fiducia è fragile, l’attenzione scarsa e l’informazione sempre più mediata da algoritmi, le pubbliche relazioni diventano uno degli strumenti più potenti per costruire valore nel lungo periodo. Investire in PR nel 2026 significa infatti non solo proteggere il capitale reputazionale, aumentare l’autorevolezza del brand, migliorare la visibilità, rendere l’azienda più resiliente alle crisi, ma soprattutto posizionarsi al meglio nel futuro dell’informazione traendo enormi vantaggi dalla reputazione algoritmica. Non si tratta quindi più di una voce di spesa, ma di una strategia di sopravvivenza competitiva”.

Il mondo delle pubbliche relazioni sta vivendo una trasformazione definita dai paradigmi delle nuove tecnologie, ma quali sono i trend più rilevanti a livello internazionale? Ecco i 5 selezionati dall’esperto di PR Matteo Gavioli:

  1. 1.    IA sempre più al centro dei flussi di lavoro

L’adozione dell’intelligenza artificiale non è più un “plus”: il 91% dei professionisti PR la utilizza regolarmente per generare idee, affinare contenuti e potenziare l’analisi dati. L’IA supporta anche il monitoraggio dei media e i report, trasformando le attività operative e analitiche della comunicazione.

 

  1. 2.    I KPI evolvono con la GEO

Con l’avvento della GEO, ovvero la Generative Engine Optimization, la visibilità non si misura più solo con clic e link: l’attenzione si sposta su quanto spesso e con quale fedeltà un brand viene citato nelle risposte generate dall’AI. Questo richiede nuovi modelli di misurazione e un focus su autorità delle fonti e accuratezza delle informazioni.

 

  1. 3.    L’autentica indispensabilità dello storytelling umano

Nonostante l’automazione, il pubblico continuerà a premiare contenuti autentici e trasparenti: messaggi troppo generici o schematici, spesso associati a contenuti generati automaticamente, rischiano di essere ignorati in favore di narrazioni sincere e contestualizzate.

 

  1. 4.    Investimenti nella comunicazione integrata e multicanale

Le strategie di PR più efficaci sono multicanale: earned, owned, shared e paid media convergono in campagne coerenti e coordinate. Collaborazioni strette tra PR, marketing e social media sono ormai la norma per aumentare impatto e reach.

 

  1. 5.    L’avvento del media monitoring predittivo per anticipare le reazioni

Con l’accelerazione della diffusione di informazioni e rumor, l’uso di social listening avanzato e strumenti di predizione delle crisi è sempre più diffuso, rendendo la gestione preventiva dei rischi una componente standard delle PR.