Scenari

Eric Herzog (Infinidat) delinea i tech trend 2026: tra cyber resilienza, boom dell'IA, automazione autonoma e sfida energetica dei data center

La cyber resilienza diventerà una priorità strategica per i C-level, con l'obiettivo di ripristinare i dati aziendali in pochi minuti dopo un attacco. Parallelamente, l'IA raggiungerà una spesa globale di 2 trilioni di dollari, evolvendo dai test alla produzione su larga scala tramite le "fabbriche di AI". Questo sviluppo alimenterà un'automazione autonoma sempre più sofisticata in settori come mobilità e sanità, ma genererà anche una pressione senza precedenti sui data center.

Il 2026 sarà caratterizzato da nuovi trend tecnologici strettamente interconnessi e destinati ad avere un impatto su larga scala, coinvolgendo persone e organizzazioni in ogni ambito della vita quotidiana – dal lavoro alla sfera domestica, fino alla mobilità: intelligenza artificiale, cybersecurity, automazione autonoma e consumo energetico. 

Eric Herzog (in foto), CMO di Infinidat, ha individuato quattro trend chiave che offrono una visione d’insieme e accompagnano verso uno scenario in cui i profondi cambiamenti tecnologici stanno accelerando e ridefinendo il futuro. È il momento che le aziende si preparino a un vero e proprio tourbillon.

  1. La resilienza informatica detta le regole

Integrare la resilienza in ogni livello dell’infrastruttura IT rappresenterà uno dei trend predominanti del 2026. Si tratta del punto di arrivo di anni di crescente consapevolezza dei gap presenti nelle infrastrutture dati aziendali, che espongono le organizzazioni a un rischio sempre maggiore di attacchi informatici. In questo scenario, la resilienza cyber è destinata a essere riconosciuta come una funzione centrale e strategica per il business.

Il vero salto di qualità della cyber resilience come trend tecnologico risiederà nel fatto che i vertici aziendali saranno chiamati a renderla una priorità assoluta, non soltanto per il valore delle soluzioni tecnologiche in sé, ma soprattutto per il loro impatto sul business: proteggere l’asset più prezioso di un’organizzazione – i dati – attraverso solide capacità di resilienza informatica.

A confermarlo è il “2025 Futures Report: Cyber Resilience and Business Impact” di LevelBlue Research, un’indagine condotta su 1.500 dirigenti C-level e senior executive in 14 Paesi e sette settori industriali. Secondo il report, infatti, Il 43% dei dirigenti con una forte attenzione alla resilienza cyber sta incrementando il coinvolgimento dei Consigli di amministrazione nelle relative discussioni strategiche. Inoltre, il 68% degli intervistati afferma che la copertura mediatica di violazioni informatiche di alto profilo ha contribuito a portare la cybersecurity tra le priorità dell’agenda dei C-level. L’indagine evidenzia così il ruolo centrale della leadership nel rafforzare la resilienza cyber.

La “regola” fondamentale è chiara: ogni azienda dovrà essere in grado di reagire e riprendersi da un attacco informatico nel giro di pochi minuti o, a seconda della dimensione dei dataset coinvolti, al massimo di poche ore. La resilienza cyber rende questo obiettivo concretamente raggiungibile, riducendo in modo significativo l’impatto degli attacchi e neutralizzando il danno che i cybercriminali intendono causare. In questo contesto, viene meno anche la necessità di pagare riscatti per dati presi in ostaggio. Grazie a questo trend, i C-level possono recuperare maggiore controllo e guidare l’organizzazione verso un ambiente digitale più sicuro.

Tuttavia, il percorso non è ancora concluso. Secondo il Global Digital Trust Insights Survey 2026 di PwC (ottobre 2025), solo il 6% degli intervistati si sente sicuro rispetto a tutte le vulnerabilità analizzate. Allo stesso tempo, il 60% dei leader di business e tecnologia colloca gli investimenti in ambito cyber risk tra le prime tre priorità strategiche, a conferma di quanto il tema sia ormai centrale nelle decisioni aziendali.

  1. Il colosso dell’AI conquista il mondo

Non sorprende affermare che l’intelligenza artificiale rappresenti uno dei principali trend tecnologici in grado di trasformare la società sotto molteplici aspetti: dal modo in cui le persone cercano e accedono alle informazioni, all’automazione di attività ripetitive, fino all’evoluzione dell’AI agentica avanzata, capace di “dare vita” ai modelli di intelligenza artificiale. Secondo le previsioni di Gartnerla spesa globale per l’AI dovrebbe raggiungere circa 2,02 trilioni di dollari nel 2026, registrando un incremento significativo del 36% rispetto agli 1,48 trilioni di dollari stimati per il 2025. A sostenere questa crescita contribuiranno in particolare l’integrazione dell’AI all’interno delle infrastrutture IT e l’introduzione di funzionalità sempre più avanzate basate sull’intelligenza artificiale in smartphone e computer.

È vero che molte organizzazioni si trovano oggi ancora in una fase di proof-of-concept (POC) nell’adozione dell’AI. I POC sono attivi in numerosi settori, tra cui finanza, sanità, logistica, manifattura, marketing e supply chain, tra gli altri, ma secondo alcuni osservatori non sono ancora approdati a una piena produzione su larga scala. Inoltre, negli ultimi tempi non sono mancate alcune notizie critiche sull’AI, come lo studio del MIT secondo cui oltre l’11% della forza lavoro statunitense potrebbe già oggi essere sostituita dall’intelligenza artificiale. I media hanno anche riportato pubblicamente alcuni “intoppi” che diverse aziende hanno dovuto affrontare durante le implementazioni di soluzioni di AI. Tuttavia, tali criticità sono destinate a essere superate nei prossimi 12–18 mesi, contribuendo a dimostrare in modo concreto il valore di business dell’AI.

Solo pochi anni fa, il termine “fabbrica di AI” era pressoché sconosciuto. Oggi, al contrario, le fabbriche di AI stanno emergendo rapidamente e l’espressione è ormai ampiamente utilizzata anche dai media. Queste “fabbriche” si basano su processi di automazione guidati dall’intelligenza artificiale, richiedono enormi quantità di energia e devono essere progettate per garantire elevati livelli di sicurezza informatica, proteggendosi da intrusioni e attività criminali.

Una fabbrica di AI è un’infrastruttura specializzata progettata per gestire l’intero ciclo di vita dell’intelligenza artificiale: dall’ingestione dei dati al deployment dei modelli, fino al loro continuo perfezionamento. È concepita per automatizzare e scalare la creazione di modelli e applicazioni di AI. Aziende e service provider stanno sviluppando o acquisendo fabbriche di AI private con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo sui propri dati, garantire elevati livelli di sicurezza e conformità normativa, nonché personalizzare e ottimizzare le soluzioni di intelligenza artificiale in base a specifiche esigenze di business. Inoltre, tra i molteplici elementi tecnologici che le caratterizzano, le fabbriche di AI devono fare affidamento su soluzioni di storage avanzato di livello enterprise, in grado di supportare efficacemente workload e applicazioni di AI.

  1. Automazione autonoma intelligente e avanzata 

Auto senza conducente, taxi autonomi e autobus a guida autonoma sono esempi di automazione autonoma intelligente e avanzata che stiamo progressivamente vedendo integrarsi nella vita quotidiana. Si tratta di una chiara dimostrazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale nel trasformare il modo in cui le persone vivono, lavorano e si spostano. Le automobili sono ormai diventate vere e proprie macchine AI basate sui dati – dati che, provenienti dall’insieme dei veicoli autonomi, confluiscono in data center centralizzati, siano essi hyperscaler, managed service provider o grandi infrastrutture dati aziendali on-premise.

Sistemi di ogni tipo stanno acquisendo livelli sempre più elevati di autonomia, fino a essere in grado di eseguire attività complesse e multi-step senza intervento umano. In questo contesto rientrano anche gli agenti di AI, capaci di ragionare, pianificare e agire in modo autonomo. Ciò è reso possibile dal crescente livello di sofisticazione dei modelli di intelligenza artificiale, oggi in grado di elaborare simultaneamente diverse tipologie di dati. Parallelamente, il machine learning – una forma di AI che apprende dai dati e ne individua i pattern – viene impiegato per sviluppare strumenti di cybersecurity automatizzati e più adattivi, come il rilevamento delle minacce informatiche integrato nelle piattaforme di storage enterprise.

L’automazione basata sull’AI sta, inoltre, permettendo alla robotica di rivoluzionare settori come la manifattura e la logistica. Allo stesso tempo, accelera la scoperta scientifica e contribuisce a migliorare l’assistenza sanitaria attraverso l’automazione di attività quali il rilevamento delle malattie. In particolare, l’automazione guidata dall’intelligenza artificiale, soprattutto grazie al deep learning – un’ulteriore forma di AI – sta aprendo nuove prospettive nel settore Healthcare per attività che non possono essere scalate facendo affidamento esclusivamente sui medici umani. Accanto a questi sviluppi, si assiste anche alla crescita di forme di automazione non basate su AI, dove l’automazione autonoma si traduce in sistemi in grado di “pensare”.

In definitiva, tutte queste diverse tipologie di automazione consentono di adottare un approccio “set-it-and-forget-it”, che rappresenta uno degli elementi distintivi delle forme di automazione più evolute di questo decennio.

  1. I data center sono affamati di energia

Il fabbisogno energetico sta mettendo sotto forte pressione i data center, che risultano sempre più affamati di energia. Il trend tecnologico legato all’aumento delle richieste di consumo energetico in un numero crescente di data center è destinato a intensificarsi nel tempo. Indipendentemente dall’adozione o meno dell’intelligenza artificiale, molti data center si trovano già oggi prossimi a esaurire la disponibilità di energia nel futuro immediato. Il boom dell’AI rappresenta uno dei principali fattori alla base della necessità, per i data center, di un incremento esponenziale della quantità di energia richiesta, a conferma della complessa interconnessione di questo trend con quello dell’intelligenza artificiale, oltre che con i trend legati alla cybersecurity e all’automazione.

Parallelamente alla crescita della domanda di energia, si assiste anche a una forte accelerazione nella costruzione di nuovi data center. L’attenzione del mercato è rivolta in particolare alla scala e alla capacità energetica delle nuove infrastrutture. Secondo ABI Research, il mercato della costruzione di data center è cresciuto di oltre il 55% nel 2024 e si stima che abbia registrato un’ulteriore crescita superiore al 33% nel 2025. Negli Stati Uniti, nel solo mese di luglio 2025, la spesa per la costruzione di data center è risultata quasi tripla rispetto allo stesso periodo dei primi sette mesi del 2024. In questo contesto di espansione edilizia, il numero di grandi data center hyperscale operativi è aumentato in modo significativo.

Nel 2025, ad esempio, il consumo di energia negli Stati Uniti ha raggiunto un livello record, superando i 4.100 miliardi di kilowattora. Uno dei principali fattori alla base di questo incremento è stato l’aumento della domanda proveniente dai data center, secondo quanto rilevato dalla U.S. Energy Information Administration (EIA). L’EIA prevede inoltre che la domanda complessiva di energia salirà a oltre 4.300 miliardi di kWh nel 2026.

Le implicazioni di questo trend tecnologico ad alto consumo energetico sono evidenti: le aziende devono individuare nuove modalità per risparmiare energia, reindirizzarla in modo più efficiente e/o ridurne i costi. L’efficienza energetica diventa così il nuovo “call to action” per i team IT a livello globale, chiamati a dimostrare come stiano implementando strategie concrete per ridurre i consumi o destinare l’energia verso sistemi di AI più strategici. In questo scenario, l’infrastruttura di storage enterprise rappresenterà uno degli ambiti prioritari di intervento nel 2026, attraverso investimenti in piattaforme di storage a basso consumo, in grado di rendere le infrastrutture dati più efficienti dal punto di vista energetico. Il risultato sarà duplice: data center aziendali più “green” e significativi risparmi sui costi per le organizzazioni.