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Space Available in Cannes/5. Breve storia del Rover giapponese e del bronzo di Vicky Gitto, che vale oro.5
Ricordate quando due anni fa l’italiano De Meo, capo del Marketing di Audi, presentava trionfalmente qui a Cannes il Rover a quattro cerchi? Ideato da un ragazzo di vent’anni, aveva l’ambizione di vincere il Google Lunar Prize da 30 milioni di euro, una volta spedito sul pianeta bianco.
Sembrava una bella storia, che univa gioventù e potenza della marca che scrive il futuro, proprio al Festilal che lanciava definitivamente la sezione Innovation, dove si voleva tracciare la strada tra la tecnologia e la comunicazione pubblicitaria.
Neanche 24 mesi, ed ecco che il gruppo WV, travolto dal costosissimo scandalo sulle emissioni, abbassa visibilità e investimenti su questi temi. E sul palco di Innovation si presentano una giovanissima manager dell’agenzia Dentsu ed un ancor più infante ingegnere giapponese: dal Paese che ha inventato una forma di modernità tecnologica, che ancora oggi tiene banco, e che produce auto che (al momento) non taroccano i loro dati: ecco il piccolo Rover da soli 4 chili.
Il prossimo 28 dicembre verrà inviato sulla luna, con l’obiettivo di percorrere almeno 500 metri dal punto di allunaggio, scattare foto e trasmetterle a terra al Gigante Californiano dei Doodle, che a sua volta metterà a disposizione le immagini al genere umano. Sala Piena. Applausi. Viva i Giappo e viva Dentsu. Si può comunicare la tecnologia senza dover per forza parlare di Big Data.
Eppure Sorato, il piccolo Rover oggetto della sfida, è una perfetta metafora di quanto l’Innovazione, anche nei suoi aspetti di comunicazione, sia una storia tutta da scrivere, senza aver paura di sbagliare.
Infatti fino due anni fa Hakuto, il team di Tokio, era indietro rispetto ai 16 concorrenti, tra cui i potenti tedeschi. Ma un po’ le debolezze altrui, molto la determinazione di questo team, in due anni il gap è stato superato contro ogni previsione.
Infatti l’età media dei 200 membri della squadra è bassissima. Solo due hanno vissuto l’epico allunaggio del luglio 1969, tutti pensano in modo diverso rispetto a quell’impresa. In 50 anni non è cambiata solo la tecnologia, ma le abilità immaginative degli umani.
Infatti la presentazione sul palco di Cannes dimostra che la forma non è tutto. La manager di Dentsu fatica a trovare il flusso. Il suo ritmo retorico è influenzato dal fatto che la ragazza legge platealmente la presentazione sul gobbo elettronico. anche il giovane ingegnere prova ad andare a braccio ma poi a metà si ferma imbarazzato, confessando candido: “Non ricordo più il mio script.”
Infatti la presentazione raggiunge il suo culmine quando il Rover viene portato sul palco, ed uno degli spettatori viene invitato a manovrarlo attraverso un tablet. Immaginatevi un ragazzone americano che si ritrova in mano il remote control per la prima volta e tenta invano di far prendere dal Rover un leoncino di pezza, la mascotte del Festival. Più facile che Padoan riesca a risanare il debito pubblico nazionale con una bacchetta magica. Eppure tutti restiamo incantati ad osservare quattro chili di latta che si trasformano, nelle mani di un consumatore qualsiasi, in piccoli movimenti lenti e un po’ goffi. Potere dell'interazione, non della tecnologia
Insomma, per trovare la morale, nell’Innovazione non bisogna aver paura di partire con l’handicap, conta avere team coesi e freschi, pensare in modo lontano dagli schemi del passato e senza preoccuparsi eccessivamente della forma. Tanto quello che crea la magia, come sempre, è coinvolgere la gente comune, il consumatore finale, nel processo.
Allo stesso modo leggiamo il bronzo in Innovation Creative Data della Y&R Italia come una metafora del nostro futuro. 'Chat Yourself', il chatbot dedicato al tema dell’Alzheimer, forse non sarà il futuro crack del mercato. Ma nessuno pensava che potesse arrivare dagli italiani un'idea così semplice e laterale come un robot che ricorda, a chi soffre di questa dura malattia, chi sei, dove abiti, chi sono i tuoi cari. Ma nessuno pensava che un team di giovani programmatori baresi potesse realizzarlo. Ma nessuno lo considera definitivo e perfetto nella forma. Ma di sicuro dimostra che in questo settore partiamo tutti alla pari: non ci sono gap tecnologici tra noi ed il resto del mondo. Come per il web venti anni fa, la grammatica è ancora tutta da scrivere. Quindi vale la pena di concentrare qui investimenti, talento, pensiero laterale.
Il vostro cronista ci crede davvero. Con Sergio Spaccavento abbiamo provato a raccontarlo nel format Clown vs. Scientist. E di sicuro questo bronzo di Vicky Gitto darà una bella spinta a chi vorrà investire in Italia tempo, denaro e capacità in questo settore della comunicazione, i robot conversazionali. Tutti i creativi tricolore con visione ci stanno lavorando. Chissà, magari è la volta buona che diventiamo un paese moderno.
Pasquale Diaferia (twitter @pipiccola)

