Advertising
Cannes 2016. Innaritu: ogni secondo è importante, e ne bastano 60 per raccontare un intero universo
Intervistato da Tham Kai Meng, Worldwide Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather, il pluripremiato regista Alejandro Gonzales Inarritu ha dato a una platea gremita una grande lezione di vita, prima ancora che di cinema o di creatività: "I riconoscimenti fanno piacere ma sono il passato - ha detto -. Ma io vivo nel presente e guardo al futuro".
(Cannes - dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) Ospite del Worldwide Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather, Tham Kai Meng, per l'ormai tradizionale appuntamento con le interviste della serie 'Ogilvy & Inspire', il regista messicano Alejandro Gonzales Inarritu ha raccontato il suo modo di raccontare storie sperimentando costantemente nuove strade prima in radio, poi nell'advertising e infine nel cinema, cui è arrivato relativamente tardi.
"In realtà da ragazzo aspiravo a una carriera nella musica - ha detto -, aspirazione molto presto frustrata dall'essermi reso conto di non essere abbastanza bravo: sentivo le cose meravigliose che facevano i grandi e nonostante avessi buone idee melodiche e compositive le mie mani semplicemente non rispondevano... Ma la musica è rimasta la mia più grande passione: non ha barriere linguistiche ed è la più chiara, trasparente e pura forma di comunicazione e di espressione dell'uomo".
Mentre studiava cinema, Innaritu ricevette l'offerta di fare radio insieme a un amico: "Potevamo mettere la nostra musica preferita per tre ore al giorno, riempendo gli spazi fra un pezzo e l'altro con brevi racconti provocatori, a volte politici o semplicemente divertenti, che scrivevamo noi stessi con la massima libertà. Non ci servivano soldi, e riuscivamo a stupire e intrattenere le persone solo attraverso la musica e lo storytelling".
Da lì alla pubblicità il passo è stato breve: grazie a quei brevi script cominciarono infatti ad arrivare richieste di collaborazione ad alcune campagne pubblicitarie, non solo per la creatività ma anche per la produzione audio e video.
"Ma è successo quasi per caso, senza che avessimo alcun progetto del genere..." specifica Inarritu.
Non è però 'per caso' che, ancora prima dei suoi 4 Oscar, gli ultimi dei quali per i film Birdman e The Revenant, nella sua carriera pubblicitaria Inarritu abbia vinto 14 leoni a Cannes, compreso un Titanium Grand Prix per BMW!, senza neppure saperlo fino a stamattina, ha sottolineato Tham Kai Meng: "Hai intenzione di rientrare nella nostra industry? - ha quindi domandato Meng -. Mi piacerebbe proporti un progetto legato alla realtà virtuale...".
"Lavorare in pubblicità è stato fondamentale per esplorare la grammatica della narrazione - ha risposto Inarritu -, un esercizio nell'arte di sintetizzare una storia in 30 secondi, dove ogni secondo è importante. La sintesi è fondamentale: molti raccontano barzellette da un minuto, ma solo qualcuno, con la pausa giusta al momento giusto, riesce a essere davvero divertente. Si dice che una goccia contenga un oceano: allo stesso modo credo che 60 secondi - anche di solo audio - possano contenere un intero universo".
Per quanto riguarda la realtà virtuale, Inarritu si è detto affascinato: "In un certo senso è come tornare alle origini del cinema, quando la locomotiva proiettata dai Lumière spaventava i primi spettatori. Lo stesso Revenant è un film molto 'sensoriale', in cui la storia davvero semplicissima è un pretesto per raccontare attraverso le immagini e i suoni le sensazioni del protagonista: con la realtà virtuale questo potrà essere ancor più amplificato".
"Sul lavoro sono cronicamente insoddisfatto - ha proseguito il regista -, un vero e proprio maniaco del controllo di ogni singolo elemento. Da questo punto di vista la realtà virtuale mi obbliga a pormi delle domande: qual è il ruolo del regista quando la visuale non è più quella di una normale telecamera o cinepresa e diventa a 360 gradi, quando non sarò più io a prendere le decisioni su chi e che cosa far vedere ma saranno gli stessi spettatori che potranno immergersi in una scena e scgliere il loro percorso personalizzato?".
Nonostante il suo ingresso in pubblicità fu casuale, non è certo 'per caso' se oltre a 4 Oscar, gli ultimi dei quali per i film Birdman e The Revenant, "Nella sua carriera Inarritu ha vinto ben 14 leoni a Cannes, compreso un Titanium Grand Prix per BMW, e senza neppure saperlo fino a stamattina! - ha sottolineato Tham Kai Meng -. Quanto sono importanti i premi per il tuo lavoro?".
"Vincere è importanti, certo, ma personalmente ritengo più importante il gradimento del pubblico, la sua reazione è ciò che mi spinge ad andare avanti. Farsi ingabbiare dalla macchina del riconoscimento e del successo vuol dire 'morire' dal punto di vista creativo: preferisco vivere nel presente e guardare al futuro, imparando e scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo".
"In realtà da ragazzo aspiravo a una carriera nella musica - ha detto -, aspirazione molto presto frustrata dall'essermi reso conto di non essere abbastanza bravo: sentivo le cose meravigliose che facevano i grandi e nonostante avessi buone idee melodiche e compositive le mie mani semplicemente non rispondevano... Ma la musica è rimasta la mia più grande passione: non ha barriere linguistiche ed è la più chiara, trasparente e pura forma di comunicazione e di espressione dell'uomo".
Mentre studiava cinema, Innaritu ricevette l'offerta di fare radio insieme a un amico: "Potevamo mettere la nostra musica preferita per tre ore al giorno, riempendo gli spazi fra un pezzo e l'altro con brevi racconti provocatori, a volte politici o semplicemente divertenti, che scrivevamo noi stessi con la massima libertà. Non ci servivano soldi, e riuscivamo a stupire e intrattenere le persone solo attraverso la musica e lo storytelling".
Da lì alla pubblicità il passo è stato breve: grazie a quei brevi script cominciarono infatti ad arrivare richieste di collaborazione ad alcune campagne pubblicitarie, non solo per la creatività ma anche per la produzione audio e video.
"Ma è successo quasi per caso, senza che avessimo alcun progetto del genere..." specifica Inarritu.
Non è però 'per caso' che, ancora prima dei suoi 4 Oscar, gli ultimi dei quali per i film Birdman e The Revenant, nella sua carriera pubblicitaria Inarritu abbia vinto 14 leoni a Cannes, compreso un Titanium Grand Prix per BMW!, senza neppure saperlo fino a stamattina, ha sottolineato Tham Kai Meng: "Hai intenzione di rientrare nella nostra industry? - ha quindi domandato Meng -. Mi piacerebbe proporti un progetto legato alla realtà virtuale...".
"Lavorare in pubblicità è stato fondamentale per esplorare la grammatica della narrazione - ha risposto Inarritu -, un esercizio nell'arte di sintetizzare una storia in 30 secondi, dove ogni secondo è importante. La sintesi è fondamentale: molti raccontano barzellette da un minuto, ma solo qualcuno, con la pausa giusta al momento giusto, riesce a essere davvero divertente. Si dice che una goccia contenga un oceano: allo stesso modo credo che 60 secondi - anche di solo audio - possano contenere un intero universo".
Per quanto riguarda la realtà virtuale, Inarritu si è detto affascinato: "In un certo senso è come tornare alle origini del cinema, quando la locomotiva proiettata dai Lumière spaventava i primi spettatori. Lo stesso Revenant è un film molto 'sensoriale', in cui la storia davvero semplicissima è un pretesto per raccontare attraverso le immagini e i suoni le sensazioni del protagonista: con la realtà virtuale questo potrà essere ancor più amplificato".
"Sul lavoro sono cronicamente insoddisfatto - ha proseguito il regista -, un vero e proprio maniaco del controllo di ogni singolo elemento. Da questo punto di vista la realtà virtuale mi obbliga a pormi delle domande: qual è il ruolo del regista quando la visuale non è più quella di una normale telecamera o cinepresa e diventa a 360 gradi, quando non sarò più io a prendere le decisioni su chi e che cosa far vedere ma saranno gli stessi spettatori che potranno immergersi in una scena e scgliere il loro percorso personalizzato?".
Nonostante il suo ingresso in pubblicità fu casuale, non è certo 'per caso' se oltre a 4 Oscar, gli ultimi dei quali per i film Birdman e The Revenant, "Nella sua carriera Inarritu ha vinto ben 14 leoni a Cannes, compreso un Titanium Grand Prix per BMW, e senza neppure saperlo fino a stamattina! - ha sottolineato Tham Kai Meng -. Quanto sono importanti i premi per il tuo lavoro?".
"Vincere è importanti, certo, ma personalmente ritengo più importante il gradimento del pubblico, la sua reazione è ciò che mi spinge ad andare avanti. Farsi ingabbiare dalla macchina del riconoscimento e del successo vuol dire 'morire' dal punto di vista creativo: preferisco vivere nel presente e guardare al futuro, imparando e scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo".


