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Cannes: fra 'cui prodest' e 'chi vincerà'...
Manca meno di una settimana all'inizio di Cannes e, come di consueto, alcuni auterovoli personaggi cominciano ad anticipare le proprie opinioni. Così, mentre da un lato una delle voci più feroci dello scenario internazionale, quella di Bob Garfield (critico di Advertising Age), pubblica un editoriale dal titolo "Cannes non conta più", dall'altro l'agenzia Leo Burnett, sotto la guida del chief creative officer Mark Tutssel, pubblica ancora un volta le sue "Cannes Predictions", cercando di indovinare – e molto spesso in passato ci è effettivamente riuscita – i lavori che saliranno sul gradino più alto del podio.
Garfield: il buco nero dell'advertising mondiale
Assegnare a Crispin Porter + Boguski tutti gli ori, argenti e titani del Festival, fin dal lunedì,
rimandando subito a casa tutti quanti: questa la provocazione di Bob
Garfield (nella foto a sinistra), secondo il quale "A
parte Burger King, l'annata pubblicitaria è stata un buco nero
a livello mondiale. E inoltre, in questa fase della storia di Cannes, che senso
ha?".
"Il Festival si tiene nel mezzo del caos più completo" scrive infatti il
critico: non solo di una recessione, ma della "completa irrilevanza di tutti gli
sfarzosi mini film" che si mostrano in quella sede. "Tutti ripeteranno le solite
cose: non importa che siano spot, annunci stampa o manifesti, ciò che conta
davvero è l'idea. È la soluzione dei problemi di comunicazione, di costruzione
delle marche e di relazioni con i consumatori attraverso qualunque mezzo".
E
aggiunge: "Tutto vero, verissimo. Ma dopo aver recitato il solito catechismo
tutti se ne andranno a vedere le proiezioni degli spot, a un party su qualche
yacht, al patio dell'Hotel Majestic, al Colombe d'Or o sulla spiaggia. Perché è
di questo che è fatta Cannes, così come, più o meno, qualsiasi altro festival
pubblicitario".
In realtà, secondo le stime del suo stesso giornale, che ha interpellato i responsabili delle maggiori agenzie e network statunitensi, quest'anno a Cannes di feste se ne vedranno molte meno. Così come si vedranno molte meno persone: fino al 40% in meno! Mentre come già annunciato saranno il 20% in meno le campagne iscritte, nonostante l'aggiunta della nuova sezione dedicate alle relazioni pubbliche.
Leo Burnett: la crisi esalta la creatività
Nessuna sorpresa: non ci sono lavori italiani nella lista
delle 50 campagne stilata da Leo Burnett per i potenziali leoni del 2009
(curiosamente, fra l'altro, proprio questa lista è uno dei punti di partenza
della critica formulata da Garfield). Ci sono però campagne provenienti da 14
diversi paesi e, per la prima volta, solo 29 film: Mark Tutssel
(a destra in foto) e i suoi collaboratori hanno
infatti scelto di rappresentare con le loro 23sime 'predizioni' una panoramica
più completa rispetto al passato, sia in termini geografici sia di tipologie di
prodotto e di comunicazione.
Va detto che lo stesso Tutssel ammette l'influenza della crisi sullo stato generale della creatività: "Quest'anno non sembrano emergere candidati più forti degli altri per i Grand Prix. Ma ciò non vuol dire che la creatività sia morta, come sostiene qualcuno. In realtà la creatività è in piena salute, è il primo asset della nostra industria e non è mai stata così importante".
Ciò che emerge dalle ricerche fra premi locali e internazionali, oltre che fra il passaparola degli addetti ai lavori, è secondo Tutssel un'annata "di soluzioni più creative, più fresche e più innovative che mai. Meno film e più idee 'out of the box', capaci di superare i confini fra i generi e, complessivamente, di indicare nuove strade per il futuro".
(L'elenco completo delle campagne selezionate da Leo Burnett è nel pdf allegato)

