Advertising
CANNES. Jared Leto: l'advertising non salvera' il mondo ma puo' trasformarsi in arte
Jared Leto è musicista, attore, regista e produttore, ma gli inizi della sua carriera artistica sono stati nel mondo della grafica e del design. Invitato a Cannes da Clear Channel, ha trasformato quella che doveva essere un’intervista in uno show, scherzando col pubblico e parlando a ruota libera, anche, di pubblicità, che “Quando è bella trascende la sua natura commerciale e diventa qualcos’altro, diventa arte. Ma deve intrattenermi, informarmi e ‘titillarmi’, o e meglio che mi lasci in pace!”
(Cannes, dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) - Musicista, attore, regista e produttore, Jared Leto è un ‘creativo senza confini’, come lo ha presentato Bob Pittman, chairman e ceo di Clear Channel, invitandolo sul palco del Grand Audi del Palais per essere intervistato da Benjamin Palmer, co-fondatore e chairman The Barbarian Group. Fin dall’inizio, però, Leto ha trasformato il ‘seminario’ in un suo show, a partire dal suo ingresso sul palco quando ha chiesto alla platea se qualcuno avrebbe gradito farsi un selfie con lui, invitando le due ragazze che hanno urlato più forte a salire sul palco…

Fresco di un Oscar per il film Dallas Buyers Club e in procinto di partire per un tour mondiale con la sua band, Thirty Seconds To Mars, Leto ha spaziato dal suo amore per la radio alla passione per dirigere i videoclip del suo gruppo: “La radio ha cambiato la mia vita. Mi ha formato anche quando ascoltavo canzoni che odiavo, salvo poi ricredermi 10 anni dopo risentendo un brano e pensando che fosse meraviglioso. E’ rimasto uno dei pochi mezzi che ci dà qualcosa, che aggiunge qualcosa alla nostra vita quotidiana, senza per forza offrirci possibilità di scelta: ne abbiamo sempre talmente tante che oggi è una cosa rarissima, ma a volte necessaria”.
La radio o qualsiasi altro mezzo possono dare lo spunto per avviare una conversazione, ma non sempre la comunicazione ha bisogno della ‘partecipazione’ attiva del pubblico, ha proseguito: “Se vado in un ristorante non voglio per forza di cose entrare in cucina e aiutare i cuochi a preparare i piatti che mangerò... Ci vogliono specialisti e professionisti capaci di fare il loro mestiere. E questo vale anche per la pubblicità e i media”.
Leto, che è stato anche testimonial pubblicitario in diverse occasioni, per esempio nella recente campagna Hugo Boss Red, ha dichiarato una vera e propria passione per l’advertising: “La pubblicità è utile anche se sbaglia chi pensa che possa salvare il mondo… Ma quando è bella trascende la sua natura commerciale e diventa qualcos’altro, diventa arte. Per bella intendo dire che deve intrattenermi, dirmi cose interessanti e rilevanti per me, ‘titillarmi’. Soprattutto deve essere autentica’, altrimenti è meglio che mi lasci in pace!”
Rispondendo a numerose domande del pubblico, Leto ha detto che il suo lavoro ‘multidisciplinare’ nasce semplicemente dalla voglia e dall’opportunità di esprimersi in così tanti ambiti diversi, e che per imparare e andare avanti occorre sbagliare: “Fallire in qualcosa è la lezione più grande e più efficace. Essere un artista significa poter mandare a quel paese chiunque senza remore, ma ci vuole impegno. Il talento, l’opportunità e la fortuna sono essenziali ma non bastano: bisogna lavorare”.
Fresco di un Oscar per il film Dallas Buyers Club e in procinto di partire per un tour mondiale con la sua band, Thirty Seconds To Mars, Leto ha spaziato dal suo amore per la radio alla passione per dirigere i videoclip del suo gruppo: “La radio ha cambiato la mia vita. Mi ha formato anche quando ascoltavo canzoni che odiavo, salvo poi ricredermi 10 anni dopo risentendo un brano e pensando che fosse meraviglioso. E’ rimasto uno dei pochi mezzi che ci dà qualcosa, che aggiunge qualcosa alla nostra vita quotidiana, senza per forza offrirci possibilità di scelta: ne abbiamo sempre talmente tante che oggi è una cosa rarissima, ma a volte necessaria”.
La radio o qualsiasi altro mezzo possono dare lo spunto per avviare una conversazione, ma non sempre la comunicazione ha bisogno della ‘partecipazione’ attiva del pubblico, ha proseguito: “Se vado in un ristorante non voglio per forza di cose entrare in cucina e aiutare i cuochi a preparare i piatti che mangerò... Ci vogliono specialisti e professionisti capaci di fare il loro mestiere. E questo vale anche per la pubblicità e i media”.
Leto, che è stato anche testimonial pubblicitario in diverse occasioni, per esempio nella recente campagna Hugo Boss Red, ha dichiarato una vera e propria passione per l’advertising: “La pubblicità è utile anche se sbaglia chi pensa che possa salvare il mondo… Ma quando è bella trascende la sua natura commerciale e diventa qualcos’altro, diventa arte. Per bella intendo dire che deve intrattenermi, dirmi cose interessanti e rilevanti per me, ‘titillarmi’. Soprattutto deve essere autentica’, altrimenti è meglio che mi lasci in pace!”Rispondendo a numerose domande del pubblico, Leto ha detto che il suo lavoro ‘multidisciplinare’ nasce semplicemente dalla voglia e dall’opportunità di esprimersi in così tanti ambiti diversi, e che per imparare e andare avanti occorre sbagliare: “Fallire in qualcosa è la lezione più grande e più efficace. Essere un artista significa poter mandare a quel paese chiunque senza remore, ma ci vuole impegno. Il talento, l’opportunità e la fortuna sono essenziali ma non bastano: bisogna lavorare”.

