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CANNES. Neil deGrasse Tyson: solo scienza e creativita' possono salvare l'umanita' dall'autodistruzione
Ospite della Ogilvy & Inspire Lecture, l’astrofisico americano Neil deGrasse Tyson ha presentato un excursus storico e geografico del rapporto fra scienza e creatività, entrambe alimentate dalla curiosità umana. E ha ricordato che non si può essere creativi se non si hanno le basi per saltare e volare alti.
(Cannes, dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) - Anche se è diventato famoso come l’astrofisico che ha ‘cancellato’ Plutone, Neil deGrasse Tyson, direttore dell'Hayden Planetarium del Rose Center for Earth and Space di New York, è soprattutto un bravissimo divulgatore scientifico che ha fatto del riportare la scienza e la creatività al centro della cultura la sua missione. Invitato da Tham Khai Meng, worldwide chief creative officer di Ogilvy & Mather, al quarto appuntamento con le Ogilvy & Inspire Lectures, deGrasse ha illustrato alla platea di Cannes con un intervento appassionato e brillante i driver del pensiero creativo e scientifico nelle diverse culture e nelle diverse epoche.
“Prima di tutto voglio dire che non sono io ad aver declassato Plutone da pianeta a ‘pianeta nano’ - ha esordito, raccontando delle centinaia di lettere di protesta ricevute soprattutto da parte dei bambini -: al massimo sono stato un complice del delitto. E a chiunque sia un fan dell’ex pianeta posso solo dire… fatevene una ragione!”
“E’ curioso - ha detto deGrasse -, che sebbene sia stato scoperto negli Anni Cinquanta da un americano Plutone è in realtà stato chiamato così da un inglese, perché all’epoca negli Stati Uniti esisteva un’acqua minerale con lo stesso nome pubblicizzata per le sue proprietà lassative…”.
Nella prima parte del suo speech, l’astrofisico ha spiegato come in passato la scienza abbia sempre contaminato la cultura popolare: “Credo che questo sia molto importante, perché per usare un gergo attuale la scienza era un oggetto di conversazione capace di trasformarsi in trend”.
Il primo a descrivere i pianeti è stato Tolomeo, che però non capiva esattamente che cosa fossero quei corpi che si muovevano apparentemente a caso nella volta celeste, e ne parlò come di qualcosa di divino. “Abbiamo dovuto aspettare che arrivasse un genio matematico come Newton, che non comprendendo cosa fossero si mise a studiarli e risolse il problema inventando il calcolo astronomico. Un esempio perfetto di cosa può fare la creatività!”.
“Trovare soluzioni, trasformare e rendere semplici le cose complesse: è questo che fa progredire l’umanità. E una volta le menti che riuscivano in questa impresa venivano onorate e riverite anche nella cultura popolare”.
Il periodo fra 800 e 1100, è stato uno dei più prolifici per l’avanzamento della nostra civiltà: mentre in Europa si torturavano gli eretici, in Islam furono inventati l’algebra e gli algoritmi, i numeri arabi, e mille altre cose nei campi della matematica, dell’agricoltura, e altri ancora.
“Poi arrivò l’Imam Hamid Al-Ghazali - ha detto deGrasse -, che stabilì che i numeri non appartenevano alla sfera della spiritualità, e da quel momento scomparirono secoli di avanzamenti scientifici mai recuperati. Se ti cade qualcosa davanti agli occhi e pensi che quello è il volere di Allah, è chiaro che non scoprirai mai la gravità!”.
Non a caso fra il 1900 e il 2010 il 25% dei Premi Nobel è stato vinto da scienziati e uomini di cultura ebraica, e solo 3, lo 0,5%, da personalità del mondo arabo: “Eppure il numero degli ebrei nel mondo è di gran lunga inferiore ai 2 miliardi di islamici. Una cosa da non dormirci la notte pensando a quante menti non si stiano applicando a risolvere i misteri che ci circondano e a far avanzare l’umanità”.
Per restare alla cultura popolare, DeGrasse ha mostrato come anche oggetti comuni come le banconote in passato servivano a celebrare le menti più scientifiche e creative: così gli italiani si riconoscevano in Galileo o in Alessandro Volta e i tedeschi in Gauss, simboli e orgoglio di una nazione. Ma anche questa tradizione sta andando perduta e non è un buon segno.
Il vero guaio di questo calo di attenzione verso la ‘creatività scientifica’, ha concluso deGrasse, "E' che non solo non ci permette di risolvere i problemi che abbiamo, ma neppure di scoprire i problemi che ancora non sappiamo di avere. Solo tornando a celebrare chi è capace di mettere insieme scienza, creatività e nuove scoperte potremo evitare in un futuro non così lontano come si potrebbe pensare di tornare al livello di cavernicoli”.

