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Guastini a Nenna e Zendrini: 'Avete voglia di iniziare una storia nuova?'. Cremonini: 'Addio agenzia'

Nel botta e risposta tra Emanuele Nenna (leggi news) e Fulvio Zendrini (leggi news) sulla relazione tra cliente e agenzia si inseriscono Massimo Guastini (leggi il post), presidente Adci, che risponde a entrambi, con l'invito a darsi da fare per costruire un rapporto migliore, e Massimiliano Cremonini (leggi il post), content strategy lead at Accenture Interactive, che immagina di scrivere una lettera d'addio all'agenzia di cui è stato dipendente.
Continua l'invio immaginario di missive da parte dei professionisti della comunicazione. Dopo l'accorata lettera d'addio al cliente pubblicata da Emanuele Nenna, co-founder e Ceo The Big Now, sul suo profilo LinkedIn (leggi news) e la risposta di Fulvio Zendrini, indirizzata all'agenzia (leggi news), è ora la volta di Massimo Guastini, presidente Adci, e di Massimiliano Cremonini, content strategy lead at Accenture Interactive che, anch'essi utilizzando il proprio profilo LinkedIn, sono autori di due nuove lettere.

Guastini si rivolge direttamente a Nenna e a Zendrini, sottolineando la necessità di darsi da fare per costruire su nuove basi un rapporto migliore tra cliente e agenzia. Cremonini invece pubblica una missiva d'addio diretta all'agenzia della quale è stato dipendente.

Di seguito il testo integrale delle due lettere.

Ecco il testo pubblicato da Guastini (leggi il post):

Caro Fulvio Marcello Zendrini, Caro Emanuele Nenna,
belle le vostre lettere d'addio.
Ora che le avete scritte
ora che avete dimostrato entrambi (ammesso che ce ne fosse bisogno)
di saper pensare
di saper scrivere
di saper alludere
e di saper concludere una relazione
con stile
vi chiedo
avete voglia di iniziare una storia nuova?

Avete voglia di ripartire dalle attuali macerie
valoriali, prima che economiche
per ricostruire una relazione
talmente devastata
da non concederci il lusso di ironizzare e scherzare oltre?

Avete voglia di mettere a disposizione le vostre abilità, la vostra competenza e le vostre esperienze?
per tracciare una nuova rotta e proporla a velieri con le vele sempre più ammainate.

La prossima settimana la regalerò a dei giovani
“ragazzini post laurea che costano poco”, come li descrivi tu, caro Fulvio.
Userò i vostri addii come materiale didattico.

Mi piacerebbe poter raccontare a questi “ragazzini"
che da questo scambio epistolare
nascerà qualcosa di più edificante.

Un dialogo per esempio.

Un impegno scritto pubblico, firmato e condiviso
di cosa significhi, in concreto
farsi pagare
essere bravi
essere fieri del proprio lavoro
far valere le proprie idee
essere partner
coltivare il rispetto
oltre che il dubbio.

In agosto lavorerò. Quindi consideratemi a vostra disposizione.
I "vecchi Soloni" non sono quelli che non vanno in pensione.
I "vecchi Soloni" sono quelli che non fanno nulla di concreto per lasciare il proprio contesto in uno stato migliore di quando vi sono entrati, da ragazzini post laurea che costavano poco.

Vi abbraccio
m.

Ecco il testo pubblicato da Cremonini (leggi il post)

Addio agenzia. Il tuo ex (dipendente)

16 anni fa pensavo fossi il luogo ideale dove lavorare.

Calcetto, gente sorridente, ambiente informale. Tanti giovani di belle speranze.
Facevamo web. Eravamo i primi a farlo. E pensavamo che quello che stavamo facendo fosse qualcosa che era destinato a cambiare il mondo.

Per questo lavoravamo 10/14 ore al giorno.
Per questo accettavamo di passare le notti in agenzia e di farlo senza essere pagati il giusto. Senza straordinari. Senza contratti decenti che andassero oltre l'anno (quando non i sei mesi) e che ci dessero la possibilità, in un futuro remoto, di guadagnarci la pensione.

Poi sono passati gli anni ed il digital hanno iniziato a farlo tutti.
I clienti, prima totalmente ignoranti in materia, hanno iniziato a comprenderne i meccanismi e le logiche di produzione.
Lentamente, ma inesorabilmente, la loro cultura su questi mezzi è cresciuta e così il cliente ha smesso di accontentarsi dell'atteggiamento da "evangelizzatori" che le agenzie sciorinavano con malcelata boria.
Ha iniziato a pretendere dati, oggettività e razionali delle scelte che proponevamo.

L'avvento del "digital per tutti", il passaggio da competenze esclusive a competenze diffuse ha segnato la fine di un sogno. Dell'illusione di essere per sempre pionieri, per sempre innovatori.

Il mondo intorno a noi era cambiato. Ma tu, cara agenzia, eri rimasta la stessa.

Continuavi a chiedermi di lavorare 14 ore al giorno, per uno stipendio che ne copriva a malapena 8.
Continuavi a dirmi che dovevo ritenermi fortunato ad avere un lavoro con la crisi che c'era e che non dovevo rompere le scatole o: "quella era la porta".
Continuavi a rifiutarmi aumenti o richieste di aiuto, di persone in più sui clienti o semplicemente di tempo libero per stare con la mia famiglia.

Dicevi che c'era crisi, che tutti dovevamo rimboccarci le maniche. Ma poi vedevo i manager che ti dirigevano con in tasca sempre l'ultimo modello di iphone o con ai piedi l'ultimo paio di nike.
I clienti non pagavano ma da qualche parte trovavi sempre i soldi per fare feste aziendali in montagna o regalare bonus a persone che non se li meritavano, semplicemente perchè erano disposti a darti tutto, a non avere una vita.
Ad essere dedicati a te al 200%, senza che esistessero sabati, domeniche o feste comandate.

L'entusiasmo che ci aveva uniti all'inizio si infrangeva contro quei continui contratti "in scadenza" fatti a me che ti ero stato fedele per anni, che ti avevo dato tutto.
Contro le due settimane di ferie in estate che mi venivano concesse come se fosse un favore e durante le quali dovevo comunque rispondere ad email o fare conference call.

Io ti avevo dato tutto, e non avevo avuto in cambio niente.

Non avevo garanzie, non potevo farmi un mutuo, non avevo possibilità di crescere, di imparare, dovevo solo dare. Mi costringevi a trasferte quotidiane presso il cliente, in un'altra città, senza riconoscermi niente ma facendomi persino pesare i soldi spesi (e rimborsati dopo mesi) per i viaggi.

Ti ho vista diventare avida, fredda, insensibile, concentrata solo sul denaro.
Ti ho vista cacciare persone, colleghi, perchè non piacevano al cliente.
Ti ho vista fare mobbing a persone tornate dalla maternità, obbligandole a portarsi il figlio appena nato in ufficio perchè: "c'è il cliente da seguire".
Ti ho vista mettere le persone una contro l'altra.
Ti ho vista insultare, per bocca dei tuoi manager, il lavoro e la dignità delle persone, arrivando ad utilizzare la bestemmia come mezzo di imposizione del tuo potere.
Ti ho vista mentire ai clienti, ingigantire i preventivi, vendere quello che non avevi e non sapevi fare, perfettamente consapevole del fatto che le persone che lavoravano per te avrebbero dovuto poi "metterci una pezza".
Ti ho vista denigrare le persone che lavoravano per te e bollarle come "sindacalisti" perchè chiedevano condizioni più dignitose di lavoro.
Tu, che avevi sempre fatto credere a tutti di essermi amica e compagna di vita, ti comportavi come il peggior dittatore novecentesco.

Già, il mondo era cambiato. E, mi correggo, eri cambiata anche tu. Ma in peggio.

Eri diventata un brutto posto dove lavorare, dal quale la gente fuggiva e fugge sempre di più.
La tanto da te vituperata azienda, fatta di procedure, pc (non mac), orari e obiettivi chiari oggi è per molti di noi un sogno.

Il sogno di un luogo di lavoro con regole chiare e obiettivi certi.
Il sogno di vacanze pianificate, di attività con scadenze umane, di orari compatibili con l'esigenza di una vita oltre il lavoro.
Il sogno di una struttura meritocratica, di un luogo dove sia possibile fare carriera.
Il sogno di un contratto che mi permetta di fare progetti per un termine più lungo di sei mesi.

Io quel sogno, cara agenzia, ho avuto la fortuna di abbracciarlo ormai un anno fa.
E con me lo hanno fatto tanti altri, alcuni dei quali mi hanno seguito qui dove sono.
Non ce ne siamo pentiti.
Guardandoci indietro, ci chiediamo come abbiamo fatto a sopportarti e perchè non lo abbiamo fatto prima.

La nostra relazione è stata una storia malata. Io l'ho capito.
Di quelle storie che nascono e continuano con chi ti fa soffrire e non è destinato a darti nulla.

Forse tu, cara la mia agenzia, dovresti riflettere sul come sei, sul come il tuo modello di business si basi sull'extratime delle persone ed essenzialmente sul loro sfruttamento e sul ricatto morale.

Perchè insieme ai clienti le persone, me lo dicevi sempre tu, sono il valore più grande del tuo lavoro.
E tu ormai, persa come sei dietro al tuo ego ed alla tua vanagloria, te lo sei dimenticata.

Addio per sempre.

Max