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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: PANORAMA Le bellezze d’Italia a 360 gradi

Guarda il video anche su http://www.filmgood.sm/adlab/ . Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, 360 gradi di tecnologia poetica.
Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, 360 gradi di tecnologia poetica.

PANORAMA Le bellezze d’Italia a 360 gradi
Prodotto da DrawLight (Padova)

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Per l’intera durata di Expo 2015 un filmato immersive a 360° è stato proiettato in una sala in Piazza Gaia Aulenti a Milano. Commissionato dalla Fondazione Altagamma, un’associazione che promuove le imprese dell’alta industria italiana per aumentare la loro visibilità, Panorama è un documentario di quindici minuti sulle bellezze e le eccellenze d’Italia: il paesaggio, l’architettura, l’arte, il design, la moda e la cultura alimentare.

Proiettato su un maxischermo circolare, di 70 metri di circonferenza e quattro di altezza, il filmato è nato grazie alla visione creativa di Davide Rampello, il direttore artistico del Padiglione Zero di Expo, e la ‘zelante’ curiosità di DrawLight, una società che concepisce, progetta e sviluppa installazioni immersive. La regia è di Rampello e le riprese aeree di Andre Guidot, che ha anche editato il filmato, condensando cento aziende, duecento location e cinquecento ore di girato in 4K in quindici minuti di spettacolo, stupore e emozione.

Il producer di DrawLight Alberto Gentilin e il regista Andre Guidot hanno raccontato a LO STORYTELLING del loro incontro con Davide Rampello al Carnevale di Venezia nel 2014, durante il quale DrawLight aveva realizzato uno spettacolo di 3D mapping presso l’Arsenale. Qualche mese più tardi, quando fu commissionato da Expo 2015 di visualizzare creativamente il contributo italiano alla fiera universale, Rampello li chiamò. “Quando abbiamo conosciuto Davide Rampello,” spiega Gentilin, “avevamo da poco iniziato le sperimentazioni nel mondo delle riprese sferiche in 4K. L’idea era quella di raccontare il nostro paese in modo inedito e completamente immersivo, esaltandone le innumerevoli bellezze e mettendo al centro lo spettatore. Un viaggio unico ed incredibile, realizzato per la prima volta in Italia ad un livello così complesso e di ampio respiro culturale. Per DrawLight è stato un progetto unico nel suo genere, nel quale abbiamo messo in gioco tutta la nostra esperienza e dal quale abbiamo imparato moltissimo.” 

Hanno dedicato un mese a fare ricerche su come avrebbero realizzato un’opera che doveva essere spettacolare, stimolante ed emozionante. Le loro discussioni e la loro sperimentazione li hanno portati a costruire una telecamera prototipo espressamente per il progetto. Le riprese iniziarono a marzo 2015 e terminarono due mesi più tardi. Andre Guidot spiega: “Come spesso accade quando le idee narrative anticipano le tecnologie si è costretti ad un‘opera di ‘remediation’. Fin dalla sua nascita DrawLight ha sempre accettato le sfide imposte dai limiti tecnologici inventando e sperimentando nuove strade, per rimediare tecnologie e media già esistenti in nuove forme espressive. Nel caso di ‘Panorama’ abbiamo ricercato e sviluppato la migliore soluzione possibile per poter filmare la realtà in alta definizione con riprese stabilizzate in volo su droni. L’elettronica è stato il limite da superare per poter rendere stabili e “non mosse” le riprese effettuate da un oggetto che prima di ‘Panorama’ non esisteva sul mercato: un rig a più camere per poter proiettare ad altissima risoluzione su uno schermo di 70 metri a 360°.”

Dove andrà a finire adesso il 360°? Con questa esperienza alle spalle, DrawLight ha iniziato a pensare a delle potenzialita che superino il concetto di business. Con il suo DNA di ricercatori e concept developers, DrawLight vuole provvisoriamente accantonare lo spettacolo immediato della proiezione circolare immersive e cominciare a tirare fuori tutto il potenziale dello storytelling a 360 gradi. “La tecnica della ripresa sferica cambia completamente il modo di produrre,” dice Alberto Gentilin, “ma soprattutto di fruire i contenuti, aprendo nuove strade al modo di raccontare il mondo e la quotidianità. Oggi possiamo rendervi protagonisti di ogni momento, possiamo portarvi dentro la storia.”

Si potrebbe considerare il documentario come una sorta di addestramento per i filmmakers di 360°. John Grierson, Robert Flaherty e Humphrey Jennings nella prima metà del ventesimo secolo erano i pionieri del filmmaking documentaristico. Nella seconda metà, Frederick Wiseman e Roger Graef hanno rivoluzionato la maniera in cui il documentario osservava l’umanità. Adesso, nel pieno del ventunesimo secolo, DrawLight sta ridisegnando il paesaggio. Nell’opinione di Andre Guidot, “la ripresa a 360° è la nuova frontiera del documentario. Nella storia del cinema ci sono stati due modi di fare documentario ‘Fly in the soup’ (come il ‘Cinema Vérité teorizzato da Edgar Morin) e ‘Fly on the wall’ (come la corrente americana ‘Direct Cinema’). Con la ripresa a 360 il concetto ‘Fly on the wall’, in cui l’autore non interagisce e non partecipa con la realtà filmata viene implementato anche dall’impossibilità da parte dell’autore di scegliere un punto di vista. Per cui la logica di fruizione del documentario a 360 è quanto di più vicino alla realtà possiamo immaginare.”

La prossima sfida sarà di prendere la ripresa sferica immersive e di utilizzarla per la narrativa. Di passare cioè da una fruizione passiva a qualcosa di attivo. Nello stesso modo in cui James Cameron ha portato il 3D fuori dal puro spettacolo per farlo diventare immersive con Avatar (2009), DrawLight spera di portare il 360° fuori dal puro concetto di immersive per inserirlo a pieno titolo nella narrativa, una sfida immensa e affascinante. Quando hai una storia che ti circonda fisicamente, una storia che deve essere seguita con attenzione, come fa il filmmaker ad indirizzare l’occhio dello spettatore dove vuole che guardi? Alberto Gentilin spiega: “Stiamo sperimentando nuovi modi di scrivere lo storyboard e stiamo lavorando a tecniche di ripresa e di motion graphics che ci aiutino nel guidare l’attenzione dello spettatore dove vogliamo. Una grossa mano in questo senso ci arriva dalla musica e dalla gestione del parlato e degli SFX, ma la verità (che è anche la parte migliore di questa nuova tecnica) è che chi guarda è completamente libero di osservare ciò che preferisce, sta a noi saper attirare la sua attenzione. Guardando le cose da questa prospettiva, si aprono innumerevoli strade a livello creativo.”

Pensa come gli sceneggiatori e i registi potrebbero giocare con i ‘multiple storylines’, racconti dove persone ed episodi non connessi tra loro trovano un’unione soltanto alla fine. Cosa farebbe lo scomparso innovativo regista Robert Altman, forse l’inventore dello storytelling ‘multi-strand’ con Nashville (1975), con la narrativa circolare? E come avrebbe realizzato oggi la rivoluzionaria sequenza di apertura di California Split (1974), non con lo suo sperimentale audio stereofonico a otto piste, suo marchio di fabbrica, ma con uno spettatore circondato da 360° da audio e movimento.

Il movimento di macchina è certamente l’essenza dello spettacolo cinematografico. “Il concetto dell’immagine-movimento espresso dal filosofo francese Gilles Deleuze nel suo libro ‘L’image-mouvement’ (1983),” spiega Guidot, “dove definisce il movimento della cinepresa come una sorta di coscienza meccanica, trova una contemporanea applicazione nelle riprese a 360°. Nel 360 infatti è proprio il movimento del drone a cui è attaccato il rig con le camere posizionate a 360° a dare il ‘punto di vista’ dello spettatore, che non è più un vero e proprio punto di vista ma un ‘punto di movimento’ attraverso cui il regista può accompagnare lo sguardo dello spettatore in una determinata direzione suggerita. I movimenti classici del cinema, come lo steadicam, carrelli, dolly, camera car, risultano inappropriati in una logica a 360°, dove un occhio imparziale svela anche ciò che normalmente andrebbe celato, mentre appaiono molto più funzionali strumenti di ripresa “remotati" come droni e automobili radiocomandate.”

Gli insight affascinanti di Guidot e Gentilin hanno lasciato a LO STORYTELLING tanto a cui pensare. Con il superamento di ostacoli tecnici e la totale libertà del potenziale creativo che vanno di pari passo, il 360° potrebbe trovarsi molto presto a competere direttamente con lo storytelling in 3D. Ma come approcciare il 360° con la telecamera a mano, che dà urgenza, spontaneità e realismo, e non rischiare che il movimento schizofrenico causi nausea nello spettatore? E ora che i droni sono usati anche per riprese a terra, e qualche volta anche sostituendo lo steadicam, come può il dialogo o l’audio in generale essere registrato quando le pale stanno girando? Dove si nasconde la troupe? Dove è la fonte di illuminazione? O il supporto della telecamera, che fino ad oggi era sotto la telecamera stessa. Fino a che la telecamera non sarà completamente autonoma, fino a quando non sarà niente di più della pupilla dell’occhio, ci sarà sempre un punto cieco. Quello che non lascia alcun dubbio è che quando gli artisti e i poeti prendono per mano la tecnologia, magic happens.  


Richard Ronan
FILMGOOD 
rronan@filmgood.sm