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Porta Vittoria punta il dito sul Banco Popolare con una campagna di sensibilizzazione in affissione a Verona e Milano
Con lo scopo di denunciare pubblicamente il tema delle banche che non aiutano l’imprenditoria, la campagna è stata sviluppata a partire dal 31 dicembre 2015 attraverso affissioni, poster 4x3 e 6x3 a Milano e distribuzione di volantini nella città di Verona il 31 dicembre, sede principale del Banco Popolare, e a Milano il 5 gennaio. Oltre che alla opinione pubblica, Porta Vittoria si è rivolta anche alla magistratura, con un esposto di un luminare del diritto in Italia, il prof. Natalino Irti.
La banca è uno squalo e i suoi clienti sono pesciolini che lo squalo si vuole mangiare. Questi i soggetti del manifesto pubblicitario al centro di una campagna di affissioni con cui la società immobiliare Porta Vittoria di Milano espone al pubblico la vicenda, intricata, dei suoi rapporti con il Banco Popolare: “Prima ci hanno finanziati, poi hanno chiesto il nostro fallimento”. Questa è la versione della immobiliare Porta Vittoria. Non risultano reazioni da parte del Banco Popolare né è nota la posizione della banca sui fatti esposti dalla immobiliare.
La vicenda tra Porta Vittoria e il Banco Popolare può essere sintetizzata così:
All’inizio dell’operazione di sviluppo dell’area il Banco Popolare si propone quale finanziatore per la costruzione degli immobili, oltre 142.000 m quadrati, ben sapendo che il rientro dei capitali investiti avverrà a seguito delle vendite degli appartamenti e delle aree commerciali. Appena è terminato il complesso, invece, chiede immediatamente il rientro delle somme e, non essendoci chiaramente disponibilità in quanto le vendite non sono ancora cominciate, chiede istanza di fallimento.
Con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema banche che non aiutano l’imprenditoria, la campagna è stata sviluppata a partire dal 31 dicembre 2015 attraverso affissioni, poster 4x3 e 6x3 a Milano e distribuzione di volantini nella città di Verona il 31 dicembre, sede principale del Banco Popolare, e a Milano il 5 gennaio.
Oltre che alla opinione pubblica, Porta Vittoria si è rivolta anche alla magistratura, con un esposto di un luminare del diritto in Italia, il prof. Natalino Irti.
Secondo l’esposto, il rientro dei capitali sarebbe dovuto avvenire a seguito delle vendite degli appartamenti e delle aree commerciali, il finanziamento era infatti in scadenza nei prossimi anni ed era prorogabile di altri 15. Il Banco Popolare invece, non appena terminata la realizzazione del complesso, ha chiesto l’immediato rientro delle somme e, non essendoci la disponibilità economica (le vendite non sono ancora cominciate), la banca ha presentato istanza di fallimento il 01 agosto 2015. Il finanziamento concesso - ad eccezione di 80 milioni che sono serviti dietro indicazioni dello stesso Banco ad acquisire partecipazioni societarie con assets immobiliari, che successivamente sono state svuotate dallo stesso Banco dell’attivo - ha creato un buco nei bilanci di Porta Vittoria.
MF
La vicenda tra Porta Vittoria e il Banco Popolare può essere sintetizzata così:
All’inizio dell’operazione di sviluppo dell’area il Banco Popolare si propone quale finanziatore per la costruzione degli immobili, oltre 142.000 m quadrati, ben sapendo che il rientro dei capitali investiti avverrà a seguito delle vendite degli appartamenti e delle aree commerciali. Appena è terminato il complesso, invece, chiede immediatamente il rientro delle somme e, non essendoci chiaramente disponibilità in quanto le vendite non sono ancora cominciate, chiede istanza di fallimento.
Con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema banche che non aiutano l’imprenditoria, la campagna è stata sviluppata a partire dal 31 dicembre 2015 attraverso affissioni, poster 4x3 e 6x3 a Milano e distribuzione di volantini nella città di Verona il 31 dicembre, sede principale del Banco Popolare, e a Milano il 5 gennaio.
Oltre che alla opinione pubblica, Porta Vittoria si è rivolta anche alla magistratura, con un esposto di un luminare del diritto in Italia, il prof. Natalino Irti.
Secondo l’esposto, il rientro dei capitali sarebbe dovuto avvenire a seguito delle vendite degli appartamenti e delle aree commerciali, il finanziamento era infatti in scadenza nei prossimi anni ed era prorogabile di altri 15. Il Banco Popolare invece, non appena terminata la realizzazione del complesso, ha chiesto l’immediato rientro delle somme e, non essendoci la disponibilità economica (le vendite non sono ancora cominciate), la banca ha presentato istanza di fallimento il 01 agosto 2015. Il finanziamento concesso - ad eccezione di 80 milioni che sono serviti dietro indicazioni dello stesso Banco ad acquisire partecipazioni societarie con assets immobiliari, che successivamente sono state svuotate dallo stesso Banco dell’attivo - ha creato un buco nei bilanci di Porta Vittoria.
MF


