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Pubblicità dei giochi: il Governo studia ddl con limitazioni
Fasce orarie ridotte per la trasmissione degli spot, elenco (ristretto) dei luoghi in cui poter pianificare cartelloni e locandine, obbligo di indicare le possibilità di vincita al Gratta e Vinci o al SuperEnalotto alcuni dei principi su cui sta lavorando il ministero della Cooperazione Internazionale e che saranno inseriti in un disegno di legge il cui testo potrebbe vedere la luce entro un mese.
Fasce orarie ridotte per la trasmissione degli spot, elenco (ristretto) dei luoghi in cui poter pianificare cartelloni e locandine, obbligo di indicare le possibilità di vincita al Gratta e Vinci o al SuperEnalotto.
Sono alcuni dei principi per la limitazione della pubblicità dei giochi, secondo quanto riporta una nota di Agipronews, su cui sta lavorando il ministero della Cooperazione Internazionale e che saranno inseriti in un disegno di legge il cui testo potrebbe vedere la luce entro un mese.
Sarebbe questa la soluzione preferita dai dicasteri di Cooperazione Internazionale, Salute ed Economia, alle prese con la necessità di studiare interventi per la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di ludopatia conseguenti al gioco compulsivo.
Il modello del divieto, come per il tabacco, rimane la prima opzione ma appare difficilmente praticabile, soprattutto per le resistenze degli operatori del gioco che presenteranno in questi giorni un codice di autoregolamentazione della pubblicità.
La 'posta in gioco' è corposa, sia in termini di promozione del business del gaming che di introiti per l’editoria: secondo una elaborazione della società inglese Ficom Leisure, l’industria del gioco nel 2011 ha investito 105 milioni di euro in pubblicità diretta sui media e circa 115 milioni di euro in sponsorship e attività coordinate. Il trend di crescita nel 2012 è già in doppia cifra.
Sono alcuni dei principi per la limitazione della pubblicità dei giochi, secondo quanto riporta una nota di Agipronews, su cui sta lavorando il ministero della Cooperazione Internazionale e che saranno inseriti in un disegno di legge il cui testo potrebbe vedere la luce entro un mese.
Sarebbe questa la soluzione preferita dai dicasteri di Cooperazione Internazionale, Salute ed Economia, alle prese con la necessità di studiare interventi per la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di ludopatia conseguenti al gioco compulsivo.
Il modello del divieto, come per il tabacco, rimane la prima opzione ma appare difficilmente praticabile, soprattutto per le resistenze degli operatori del gioco che presenteranno in questi giorni un codice di autoregolamentazione della pubblicità.
La 'posta in gioco' è corposa, sia in termini di promozione del business del gaming che di introiti per l’editoria: secondo una elaborazione della società inglese Ficom Leisure, l’industria del gioco nel 2011 ha investito 105 milioni di euro in pubblicità diretta sui media e circa 115 milioni di euro in sponsorship e attività coordinate. Il trend di crescita nel 2012 è già in doppia cifra.

