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Space Available in Cannes/3: Le conseguenze economiche (e politiche) della creatività

Nella sua rubrica da Cannes Pasquale Diaferia affronta, tra l'altro, il tema della capacità della creatività di generare cambiamento sociale, di influenzare l'opinione pubblica e di impattare positivamente sul business delle aziende. Citando, ad esempio, il caso della campagna per la  Gillette indiana, raccontato al Festival da  Josy Paul, il  direttore Creativo di BBDO Mumbay.
Cominciamo parodiando nel titolo un grande classico politico che tutti gli studenti di economia hanno sofferto in qualche loro esame passato, per ricordare ai nostri lettori che qui al Festival, alla fine, siamo dentro ad un meccanismo industriale, e soprattutto globale, che muove masse di denaro che fanno da sole il PIL di tutti i paesi africani, tanto per fare un
piccolo esempio.

Non è una caso che da sempre qui ci sono stabili i corrispondenti di tutte le più grandi testate economiche del mondo e ormai da un paio d’anni The Economist e un altro pugno di grandi editori del Business presidiano il Festival con loro aree espositive quando non con speech dedicato.  Ma ne parleremo nei prossimi giorni.

Così fa sensazione che proprio mentre nelle grandi sale del Palais fanno la loro comparsa le grandi star (Ieri c’erano Will Smith ed Anna Wintur, il boss della Condè Nast) ed i grandi investitori (P&G e Pepsi, quest’anno su tutti), tutti impegnati a parlare ed a commentare le “Big Ideas”, ecco che improvvisamente comprendi la forza del grande capitalismo quando questo ingloba e digerisce anche quello che sembra essere esattamente il suo contrario.

Parliamo del passaggio del nostro piccolo Ministro Gozi che, in rappresentanza del Premier Renzi, ha dato il formale benvenuto all’Eurobest 2016 che si terrà a Roma alla fine dell’anno.

Da segnalare la battuta del Ceo del Festival che, al momento della firma del protocollo, ha dichiarato sorridendo al nostro 'Ministro per l’Europa': "Dichiaro ufficialmente UK fuori dalla UE.”

Anche l’ironia serve ad esorcizzare la paura della Brexit.

Parliamo anche della improvvisa ricomparsa delle Leonesse di Cannes, un gruppo internazionale di attiviste del nostro mestiere che segnala che l’anno scorso ci sono stati migliaia di vincitori, qui al Festival, ma solo 267 donne hanno ritirato una statuetta. Ovvio l’augurio che non solo nei premi, ma anche nella vita vera la situazione possa migliorare.

Ma parliamo soprattutto dell’affollato seminar che ha tenuto Josy Paul, il giovane indiano direttore Creativo di BBDO Mumbay, responsabile della campagna Whisper, che l’anno scorso fece incetta di premi in tutte le categorie. Ricordate, quella che affrontava il tema del ciclo mestruale delle donne indiane, considerate impure in quei giorni e che non potevano vivere in modo completo la vita familiare?

Ecco, nel suo seminar, neanche tanto polemicamente concentrato sulle” Small Ideas”, ha portato una visione civile e socialmente collettiva della pubblicità. Ma non eravamo ad un seminar del Che. Il giovane uomo lavora per la Procter&Gamble, non per GreenPeace o per le Brigate Rosse.

Josy, in una sessione partecipata da chi aveva riempito la sala per seguirlo, ha invitato a considerare l’advertising uno strumento di cambiamento sociale, a livello nazionale, globale, ma anche locale, di gruppo ristretto. Il tutto con idee piccole, semplici, condivise con la gente e capaci di costruire comunità. Non solo la campagna per gli assorbenti, tra le citate, ma anche quella per la Gillette indiana, che ha cavalcato il desiderio delle donne indiane di avere uomini senza barba. Nasce così WALS (women against lazy stubble, trovate qui la case history) che porta ogni donna indiana a chiedere al proprio compagno di radersi con il nuovo rasoio. Un movimento di opinione che finisce nei telegiornali, viene adottato dalle attrici di Bollywood, usa lo scarno budget media per influenzare i rimbalzi nella vita vera delle donne, che diventano le vere testimonial della marca. Perché è la marca della loro vita, anche se si tratta di un prodotto maschile. Tutto poi culmina in una sessione del Guinness World of Record in cui migliaia di indiani si sono fatti sbarbare in piazza il 18 dicembre, che diventa così la data più amata dalle donne indiane.

Attività da visionari, slegate dell’economia vera? Chiedete alla P&G indiana, che si è trovata con le vendite su un banale rasoio moltiplicate per 500. Domandiamoci se non siano questi i cambiamenti e le “piccole idee” che possono cambiare anche la società italiana. Temi come la legalità, l’educazione, il merito, possono essere solo sviluppati dalle marche a caccia di “piccole idee”. Lasciamo le idee grandi, enormi, gigantesche, a quei paesi in cui le cose sono già
successe. Proviamo a ritornare al titolo, là in alto: domandiamoci quali siano le conseguenze quotidiane del nostro lavoro. Proviamo a ritrovare quelle piccole idee che, come ricorda Josy alla fine del seminar, sono capaci di creare il cambiamento nella società. Non solo nei bilanci delle multinazionali.


Pasquale Diaferia