Advertising

Tranchini (Publicis): 'In tempi difficili le aziende scelgono i mezzi più sicuri'

Dopo la pausa estiva lo scenario economico italiano non invita certo all’ottimismo. Quali ripercussioni potrebbe avere questa situazione sull'industry della comunicazione? ADVexpress ha contattato i rappresentanti di agenzie, centri media e aziende per conoscere il loro parere in merito. Ecco quello di Daniele Tranchini, Ceo Publicis.
Dopo la pausa estiva lo scenario economico italiano non invita certo all’ottimismo. Credevamo che la crisi fosse vicina alla fine e, invece, a causa del debito pubblico e della conseguente manovra finanziaria, sembra che ci attenda un altro periodo difficile.

Alcuni indicatori economici (leggi l'editoriale di Salvatore Sagone su ADVexpress) infatti, parlano chiaro: l’inflazione, pari al 2,8%, ha raggiunto il livello più alto dal 2008, cresce la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, si erode il risparmio delle famiglie e il loro potere d’acquisto, con un conseguente calo dei consumi. Morale: per l’Istat è difficile ipotizzare una crescita dell’1% per il 2011.

Quali ripercussioni potrebbe avere questa situazione sull'industry della comunicazione? Il quadro economico paticolarmente negativo impatterà sugli investimenti pubblicitari? ADVexpress ha contattato i rappresentanti di agenzie, centri media e aziende per conoscere il loro parere in merito e tracciare un quadro della situazione.

Iniziamo la nostra inchiesta con l'intervento di Daniele Tranchini (nella foto), Ceo di Publicis. "E' molto difficile fare previsioni, le condizioni possono cambiare molto rapidamente - ha esordito il manager -: prima delle vacanze estive la situazione era diversa rispetto a ora, e sono passate solo poche settimane. Comunque dal mio osservatorio posso dire che molte aziende, nonostante l'andamento economico altalenante, dal punto di vista commerciale fino a questo momento sono state serene. Credo comunque che non ci saranno molti cambiamenti da qui alla fine dell'anno: per quanto riguarda il 2011 i giochi ormai sono stati fatti, al massimo ci potrà essere qualche scossone, ma nulla di più. Guardando al futuro, penso che tra le imprese a prevalere saranno pessimismo e soprattutto accortezza negli investimenti. Per il 2012 è ancora prematuro fare ipotesi, credo però che non si tratterà di un anno caratterizzato da forte espansione, quanto piuttosto di mantenimento".

Sulle previsioni per la chiusura d'anno, invece, Tranchini non ritiene che debbano essere riviste al ribasso. "E' vero - ha spiegato ad ADVexpress il Ceo di Publicis - c'è la crisi, che ormai ci accompagna da un po' di tempo, c'è l'inflazione, ma le aziende devono pur continuare a sostenere i loro prodotti, anche attraverso la comunicazione, dunque non penso che si registrerà un ulteriore calo degli investimenti. Anche per la stessa Publicis le prospettive per la fine 2011 sono stabili; nulla al momento mi fa presagire dei mutamenti repentini: non abbiamo avvertito cambiamenti nel sentiment dei nostri clienti e enssuno di loro, almeno per ora, si è fatto prendere dal panico. D'altra parte, sarebbe il comportamento più sbagliato e controproducente: bisogna affrontare la situazione e cercare di ottenere comunque dei risultati, senza allarmismi".

Spostando l'attenzione ai mezzi, secondo Tranchini la difficile situazione economica non determinerà molti cambiamenti nell'allocazione dei budget. "L'Italia è un mercato prettamente televisivo e continuerà a esserlo. Le dinamiche di investimento già consolidate verranno confermate, anche perchè in uno scenario critico la tendenza da parte degli investitori è privilegiare i mezzi già testati e dunque percepiti come più sicuri. Da sempre infatti più aumenta il rischio, più diminuisce la propensione alla sperimentazione. Dunque la tv molto probabilmente continuerà a farla da padrone, nonostante la crescita dei mezzi digitali, comunque inferiore rispetto a quella registrata in altri Paesi".

La crisi finanziaria potrebbe avere effetti negativi anche sulla remunerazione delle agenzie di comunicazione, tema piuttosto caldo su cui si è già ampiamente discusso negli ultimi tempi? Il Ceo di Publicis si augura di no. "Le dinamiche remunerative delle agenzie sono già cambiate da tempo in modo profondo, ulteriori movimenti al ribasso sarebbero decisamente poco sostenibili", ha dichiarato alla nostra testata, aggiungendo: "Soprattutto in tempi come questi il rapporto tra agenzie e clienti dovrebbe essere caratterizzato dalla maggior integrazione possibile. Le aziende possono ricevere un aiuto importante dai loro partner in comunicazione, a patto che lavorino con loro in modo simbiotico, per cercare insieme le soluzioni più efficaci. Chiamarli in causa soltanto nelle fasi finali del processo è svantaggioso da entrambi i punti di vista".

Serena Piazzi