Digital

AdRemedy: in Italia per diventare leader nel direct response

La concessionaria di advertising online, approdata nel nostro paese un anno fa, conta un network di 15 siti, rivolti a un target giovane. L'obiettivo è raggiungere una quota del 10-12% del mercato del direct response, come hanno spiegato Luca Marconato e Xavier Schijffelen , rispettivamente country director Italy e managing director.

Sulla scia della felice esperienza olandese, partita nel 2004, AdRemedy ha aperto anche in Italia un anno fa, e si prepara ora a rafforzare il proprio network di siti e a crescere nel settore del direct response, verso il quale gli approcci degli inserzionisti in Italia sono ancora timidi. Lo hanno spiegato, nel corso di un incontro stampa tenutosi oggi, 30 ottobre, a Milano, Luca Marconato (foto sopra) e Xavier Schijffelen (foto sotto), rispettivamente country director Italy e managing director della concessionaria di web advertising specializzata in campagne cpc (cost per click) e low-cpm (cost per mille).

La concessionaria conta oggi un network di 15 siti, che fanno capo alle aree entertainment, info news, sport e community, sono rivolti principalmente a un target giovane, tra i 18 e i 30 anni, e nel complesso registrano in media oltre 120 milioni di impression e 3 milioni di utenti unici mensili. AdRemedy è consociata di WebAds, concessionaria indipendente di advertising online, fondata ad Amsterdam nel 1996 e presente in Italia dal 2001. "Se però WebAds è spcializzata nelle campagne di branding, AdRemedy lo è in quelle di direct response – ha spiegato Xavier Schijffelen –. In Italia attualmente il branding pesa per il 90% circa del business, il direct response per il rimanente 10%. Le percentuali erano le stesse in Olanda quattro anni fa, quando siamo partiti con AdRemedy, ma oggi il direct response è salito al 40% è per l'anno prossimo ci aspettiamo che il rapporto di forze si inverta, con il direct response al 60%".

"Quello che abbiamo portato in Italia è un modello di business innovativo – ha commentato Luca Marconato -: il nostro obiettivo naturalmente non è promuovere il direct response a scapito del branding, ma far crescere complessivamente il business online dei clienti. La sfida è convincere clienti e centri media che con il direct response possono contare sulla certezza dei risultati, e che dovrebbero assegnargli uno spazio maggiore nel media mix".

Fra le aziende che l'hanno già capito, e hanno investito su siti del network AdRemedy in Italia, anche nomi di spicco come Mastercard, Ing Direct, eBay, Footlocker, Campari, Procter &Gamble, Vodafone, Volkswagen. La soglia minima per una pianificazione è però alla portata di molte aziende: 5.000 euro per la durata di un mese, e i formati utilizzati sono quelli standard Iab. L'inserzionista riceve poi un aggiornamento quotidiano sui risultati della campagna, e può essere assistito nell'interpretazione dei risultati. "Al termine della pianificazione – ha spiegato ancora il country director - pagherà solo la campagna effettivamente erogata".

Un altro interlocutore importante per la concessionaria sono gli editori: "Per poter aderire al nostro network, devono registrare almeno 100.000 utenti unici e qualche milione di impression" ha spiegato Marconaro. All'editore viene poi riservata una quota degli introiti, che di norma si aggira sul 50% ma varia in base alla tipologia dell'azienda. Fra i siti in portafoglio, per il settore entertainment, dove la concessionaria può contare sulle sinergie con il gruupo inglese Spill, vi sono Gioco.it, Fuorissimo, Universodelgioco, Filmannex, per gli appassionati di cinema; per l'info news, L'Occidentale, quotidiano online di politica ed economia, Diggita, sito di citizen journalism, Jugo; per lo sport, Hattrick e Playitusa, e infine nell'area community Freebar, social network che conta 500.000 utenti registrati, e Blingee, sito rivolto al target delle giovanissime.

In vista di un 2009 che si preannuncia per tutti difficile, l'obiettivo è comunque ambizioso: "Vogliamo essere profittevoli – dice Schijffelen –, portare lo staff dalle attuali quattro a dieci-dodici persone e diventare leader nel mercato italiano del direct response, giungendo a conquistare una quota del 10-12%".

Claudia Albertoni